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Editoriali

Ratzinger, il teologo diventato Papa e il Papa rimasto teologo

Che cosa ha lasciato Benedetto XVI, il Pontefice che si è ora consegnato alla storia, a quella della Chiesa cattolica ed a quella degli uomini, ed anche il critico più severo gli riconoscerà onestà intellettuale, spirito di sacrificio e, appunto, coraggio

Di Agatino Cariola

Il cattolico non è legato al culto della personalità e gli è estranea l’idea di incensare sempre e comunque i protagonisti della medesima Chiesa. E però va riconosciuto a Papa Benedetto XVI di essere stato un uomo coraggioso sotto tanti profili e in tante occasioni.

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Da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cioè da tutore della ortodossia cattolica, si ricorda ancora la sua condanna della teoria della liberazione, o di taluni eccessi, che era poi il tentativo di preservare l’originalità del messaggio cristiano e non ridurlo all’adesione ad una o ad un’altra posizione politica.

Quel fatto lo ha segnato per sempre come a presentarlo al mondo. Non mi interessa qui intervenire sul merito di quella posizione. Sono passati quarant’anni e il rischio è sempre quello di guardare alle cose di allora con la sensibilità e le preoccupazioni di oggi. Va riconosciuto all’allora cardinale Ratzinger di essere andato controcorrente nel non temere i giudizi umani piuttosto contingenti, anzi di guardare al tempo stesso al passato, nel preservare la dottrina cattolica, ed al futuro nella preoccupazione di continuare ad annunciare la fede cristiana a tutti i popoli ed in tutte le latitudini. Appunto, di essere stato coraggioso.

Nella storia di quella istituzione che la Chiesa cattolica non è un caso che a succedere a Papa Benedetto sia stato un vescovo dell’America latina, espressione dell’humus culturale e dei problemi che – al di là della specifica elaborazione teologica – la teologia della liberazione cercava di risolvere.

Il cardinale Ratzinger è stato coraggioso nell’accettare la sfida di succedere a Papa Giovanni Paolo II, un uomo che ha segnato il passaggio tra due millenni ed ha contribuito a trasformare il mondo. Quella collaborazione tra un polacco ed un tedesco è stata esemplare: entrambi usciti dalla seconda guerra mondale, “carichi della storia” dei rispettivi Paesi di provenienza. Lo si deve ricordare a dare corpo alla speranza che anche nell’Europa di oggi possano prevalere le ragioni dell’incontro e della pace al posto di quelle della distruzione. Lo spettro della guerra non è stato affatto sconfitto, anzi si aggira in tante parti del mondo e persino nelle relazioni personali.

Ratzinger non ha avuto timore di scrivere ancora da teologo quando era Papa, senza cercare alcun sostegno alle sue tesi nel principio di autorità. Quando nel 2007 ha scritto i volumi su Gesù si è sottoposto all’esame ed al giudizio dei critici specialisti del tema, cattolici e non, in un confronto alla pari: da studioso, appunto, e non da Papa.

Lo stesso è da dire per il discorso di Ratisbona del 2006, occasione per una contestazione che subito dopo è apparsa pretestuosa, come a distanza di tempo appare assurdo che ad un uomo di studio fosse negato nel 2008 di andare all’Università La Sapienza di Roma, atteso che per definizione ogni università è luogo di confronto e di libertà e non di censura. E già nel 2004 Ratzinger non aveva avuto paura a colloquiare con Habermas sui rapporti tra fede e ragione, che è poi da sempre il problema della riflessione filosofica.

Ora, chi si sottopone al confronto, talvolta crudo, senza presidi e tutele, come ha fatto Ratzinger nel suo andare controcorrente e nel suo ricercare le occasioni di dialogo con chi la pensa diversamente, è per definizione ricco di coraggio, testimone di idee che sfidano il pensiero unico.

Coraggioso è chi, una volta compreso che le forze fisiche diminuiscono, lascia l’incarico ed introduce un precedente che varrà per ogni successore: segno di amore e di attaccamento alla Chiesa cattolica, perché questa non subisca contraccolpi dalle vicende personali degli uomini. In un certo senso le dimissioni di Ratzinger sono state una specie di umanizzazione del Papa, uno che - come ciascuno di noi - gioisce e soffre, sopporta le ingratitudini eppure sa guardare avanti e chiedere sostegno.

Ratzinger si è ora consegnato alla storia, a quella della Chiesa cattolica ed a quella degli uomini, ed anche il critico più severo gli riconoscerà onestà intellettuale, spirito di sacrificio e, appunto, coraggio.

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