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Editoriali

Sindacati sotto attacco di chi non vuole il dialogo

Sul quotidiano La Sicilia il segretario generale della Cisl sui recenti disordini che si sono verificati a Roma durante la manifestazione no-Green pass

Di Luigi Sbarra

Sarà un segnale di grande unità del Paese contro ogni forma di fascismo e di deriva antidemocratica la manifestazione che Cgil, Cisl, Uil hanno organizzato oggi a Roma. La nostra sarà una mobilitazione autenticamente sindacale, libera, democratica, lontana dalle sirene dei partiti e della politica, aperta a tutti i cittadini ed alle associazioni, a tutte le realtà della società civile che condividono i valori fondativi della nostra Costituzione.  

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Era giusto mettere in campo subito una risposta forte, decisa, contro l'assalto squadrista alla sede della Cgil, dopo un lungo crescendo di violenze, minacce e atti vandalici contro tutto il sindacalismo confederale italiano. Attacchi che continuano incessanti, anche in questi giorni. C’è un clima molto pesante nel Paese. Vanno spenti  questi focolai di eversione, di tensione e di violenza con la fermezza delle istituzioni democratiche, sciogliendo i movimenti dichiaratamente neofascisti e neonazisti, ma anche rafforzando le ragioni della coesione, dello sviluppo, dell’unità nazionale. Se il mondo del lavoro, e in particolare il sindacalismo confederale, oggi è nel mirino di questi professionisti del terrore una ragione c’è. Insieme ai lavoratori, si vuole colpire la cultura del dialogo, dell’inclusione, dell’integrazione. Sono i valori per cui ci battiamo da sempre e che hanno visto negli ultimi mesi nascere importanti accordi concertati tra il Governo e le parti sociali. Un metodo insopportabile per chi professa l’incultura del totalitarismo, dei sovranismi autocratici, della xenofobia.  

Questi movimenti guardano alla crisi come a un’opportunità di destabilizzazione, e per questo soffiano sul malcontento e sulle paure delle persone alimentando il fuoco del conflitto, della divisione, della tensione sociale. C’è solo un vaccino contro questo virus: uno sviluppo partecipato, una nuova stagione di corresponsabilità fondata sull’equità, sulla redistribuzione equa delle risorse, sull’occupazione di qualità. Un Patto sociale, insomma, che deve vedere impegnati tutti i soggetti coinvolti a rispettare impegni precisi verso obiettivi comuni: lo sviluppo del Mezzogiorno, il riscatto dei più deboli, un modello nuovo di economia sociale e solidale, fondato sul lavoro dignitoso e di qualità.

Ma bisogna andare avanti nella campagna vaccinale, costruire una governance pienamente partecipata del Pnrr, con forti condizionalità sociali e occupazionali agli investimenti pubblici previsti dal Governo. Va definita una rete universale di tutele attive e passive che non lasci nessuno solo. Vanno contrastate le delocalizzazioni selvagge e il precariato, il lavoro nero e l’illegalità, interrotta la scia di sangue delle morti sul lavoro, annullare le disparità di genere, sociali e territoriali. Si deve redistribuire il carico fiscale a sostegno delle fasce più fragili del lavoro e delle pensioni.  Vanno rilanciati investimenti su scuola, pubblico impiego e politiche sociali, ridata centralità alla famiglia, sostenuta maggiormente la non autosufficienza, riformata le pensioni e la flessibilità in uscita secondo criteri di sostenibilità sociale. Queste sono le basi di un grande accordo che coinvolga la responsabilità di tutti i soggetti istituzionali e sociali. Sapendo anche che ogni passo in avanti che faremo, ogni innovazione che andrà in porto, servirà anche scacciare nella soffitta della Storia idee e metodi che non possono trovare spazio nel futuro di un Paese democratico. 

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