Sono persone, non numeri: nuova cultura della sicurezza sul lavoro
Siamo stanchi di sentire parlare di “fatalità” o di “destino”, perché sono vergognosi alibi che nascondono la realtà
I dati sugli incidenti sul lavoro in Italia in generale e in Sicilia in particolare, ormai li conosciamo tutti e tutti siamo concordi nel ritenere che siano uno scandalo indecoroso in un Paese civile. Ma dobbiamo andare al di là delle fredde statistiche e ricordare ogni giorno che non parliamo di numeri, ma di un padre, di una madre, di un giovane che ha perso la vita o ha subito un grave danno fisico, mentre si impegnava per mantenere se stesso e la propria famiglia, con la speranza di poter sognare un futuro migliore.
Siamo stanchi di sentire parlare di “fatalità” o di “destino”, perché sono vergognosi alibi che nascondono la realtà: queste tragedie avvengono perché le norme sulla sicurezza non vengono rispettate, perché è carente la formazione in materia, perché continua a vigere un sistema che non riesce a dare valore alla vita umana, a mettere al centro la dignità della persona. Ogni vittima rappresenta una ferita che ci riguarda tutti. E come tale, va curata con responsabilità, coraggio e determinazione.
Noi ribadiamo l’importanza di una grande campagna di sensibilizzazione, che coinvolga scuole, università e luoghi di lavoro, per diffondere una vera cultura della sicurezza, che parta dai più giovani e arrivi fino ai dirigenti d’azienda. Occorre un cambiamento profondo affinché diventi un patrimonio collettivo. Il cambio di marcia passa dalla consapevolezza che la sicurezza non è mai un costo ma un valore aggiunto e che un’impresa sana si basa su questo cardine essenziale. In questo senso è importante che si pianifichi un aggiornamento anche sulla formazione. Per essere chiari, se un’azienda prima si occupava di infrastrutture e oggi si occupa di energia, è doveroso che i lavoratori siano aggiornati in materia di sicurezza e prevenzione specifica rispetto alla nuova mission aziendale. La flessibilità sul lavoro non può e non deve diventare flessibilità sulla sicurezza. E lo stesso principio deve valere rispetto alla durata dei contratti: il lavoro deve essere sicuro indistintamente dal fatto che sia a tempo indeterminato o meno.
Oggi non si può più parlare di settori a rischio e di altri immuni dal pericolo di incidenti gravi o addirittura mortali. Le cronache ci hanno tristemente insegnato che di lavoro si muore a tutte le età e in ogni settore. Dunque, oltre all’indispensabile aumento di ispettori del lavoro che la Cisl sollecita da tempo, vanno realizzati interventi capillari, quali l’incrocio delle banche dati degli organismi competenti. Se un’azienda, per esemplificare, non paga regolarmente i contributi e si avvale di manodopera in nero, è chiaro che non intende rispettare le regole e dunque sicuramente ci saranno gravi carenze in termini di sicurezza e salute nei posti di lavoro. Non possiamo accettare che la crescita economica avvenga a scapito della sicurezza dei lavoratori. Il nostro obiettivo deve essere chiaro: zero vittime sul lavoro. È un traguardo ambizioso, ma non impossibile. È un impegno che, come sindacato e come cittadini, dobbiamo a chi lavora, a chi ha perso la vita e alle loro famiglie.
Segretario generale Cisl Sicilia