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Stretto, questo Ponte è pieno di piccioli

Non sarà soltanto una titanica opera d’ingegneria, sarà una sfida a confini sinora ritenuti invalicabili, per le straordinarie difficoltà da superare sia sotto i profili tecnici (la scelta della tipologia di ponte, l'analisi sismica e la navigabilità dello stretto), sia sotto quelli politici, economici e ambientali

Di Francesco Pulejo |

Nel 1898 Giovanni Pascoli, giunto a Messina per insegnare Letteratura presso l’Università (chiamata diretta, «senza concorso» e per meriti straordinari: a quell’epoca, non erano riservate soltanto a parenti e portaborse), in un discorso tenuto presso l’Accademia Peloritana, dipinse alla città il suo Stretto con parole divenute immortali: «Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni (…) Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine».Ora su quello Stretto, dopo essersi sviluppato per decenni un sogno, prende finalmente corpo il progetto del Ponte, approvato dal Cda della Società Stretto di Messina. Si propone di unire Scilla e Cariddi con un gigante a campata unica lungo 3.300 metri, retto da due piloni che salgono a 400 metri di quota, articolato su tre corsie stradali per senso di marcia, due binari ferroviari e due corsie di servizio, 40 chilometri di raccordi viari e ferroviari di collegamento al territorio. Vuol dire pensare all’ottava meraviglia del mondo, a varcare le nuove Colonne d’Ercole.

Non sarà soltanto una titanica opera d’ingegneria, sarà una sfida a confini sinora ritenuti invalicabili, per le straordinarie difficoltà da superare sia sotto i profili tecnici (la scelta della tipologia di ponte, l’analisi sismica e la navigabilità dello stretto), sia sotto quelli politici, economici e ambientali (in tema di utilità, sostenibilità ambientale e impatto sociale).E il collegamento fisico tra la Sicilia e la Calabria suscita così un interesse non solo nazionale, perché quello Stretto è parte del nostro patrimonio naturale, ma anche del patrimonio culturale dell’intero Occidente: prima di Pascoli, di esso hanno scritto Omero, e poi anche Tucidide, e Virgilio, e Lucrezio, e Ovidio, e Dante, e Goethe. Concepito sullo specchio d’acqua dove un tempo navigava Ulisse, dove secondo la leggenda Colapesce regge l’isola dal fondo per evitare che un giorno s’inabissi, dove l’effetto di Fata Morgana riflette a mezz’aria l’immagine sospesa delle due città gemelle, Messina e Reggio, il Ponte rappresenta un traguardo storico per l’intero Sistema Italia.

Ma se l’obiettivo è strategico, gli ostacoli sono smisurati. Per superarli, occorrerà tenere insieme crescita culturale e progresso scientifico, rispetto per l’ambiente e ammodernamento, scelte politiche coerenti e forti legami di comunità. Solo così riusciremo a realizzare quanto richiesto da questo passaggio storico, nel quale il Ponte dovrà inserirsi in una generale opera di ammodernamento logistico, per non essere un’astronave sospesa fra le mulattiere, giacché in Sicilia corre (si fa per dire) il treno più lento d’Italia: 13 ore da Trapani a Ragusa. Né sta meglio il trasporto su strada: l’autostrada Catania Palermo è intasata da circa trenta cantieri, che ne dimezzano l’agibilità: tre ore per percorrere i 210 chilometri che separano le due città sono un tempo inaccettabile. Al Ponte dovranno perciò affiancarsi i cantieri per la transizione ecologica, necessari per permettere ai cittadini e alle merci di muoversi in Calabria e Sicilia come in un paese civile e industrializzato.

Soprattutto – e veniamo qui al nocciolo del nostro ragionamento – occorrerà esercitare un occhiuto controllo sulla destinazione dei finanziamenti erogati per la realizzazione dell’opera e sull’indotto economico generato dai lavori, che, oltre a quelli di lobby politiche e annessi circuiti economici, suscitano gli interessi di cosa nostra e ‘ndrangheta. Vediamo dunque brevemente, senza pretese di originalità, quali lavori sarà necessario attentamente sorvegliare per evitare che su di essi si concentrino gli appetiti delle organizzazioni mafiose di tradizionale radicamento in Sicilia e Calabria provando a finanziare direttamente l’opera, grazie alle enormi disponibilità economiche in loro possesso, o puntando, attraverso le articolazioni locali delle cosche, ad inserirsi nei sub-appalti, nelle opere secondarie e nell’imposizione di pizzo. Obiettivo lavori preparatori. Gli interessi mafiosi potrebbero manifestarsi nella fase di scavo e realizzazione delle fondazioni e della movimentazione terra, settori a cui i gruppi mafiosi guardano storicamente con attenzione e in questo caso le imprese mafiose potrebbero rivendicare una partecipazione diretta ai lavori. Identico rischio di penetrazione criminale per quanto riguarda le strutture di ancoraggio dei cavi di sospensione, per le quali è previsto un volume di 328.000 metri cubi in Sicilia e di 237.000 in Calabria, come pure per la fornitura di calcestruzzo (ne occorreranno circa 860.000 mc), altro bacino di consueto interesse per le mafie.

Obiettivo cantieri. Nell’ambito dei collegamenti ferroviari e stradali, in buona parte previsti in galleria e nelle rampe di accesso al Ponte, il rischio criminalità è ancora più alto ed evidente. Occorrerà vigilare sulle fasi di installazione e organizzazione dei cantieri, e successivamente anche nella gestione dei loro canali di approvvigionamento; ai livelli inferiori, nell’affidamento della tradizionale funzione di guardianìa. Ipotizzabile il tentativo di controllare il rifornimento idrico e quello di carburante, la manutenzione di macchine e impianti e la relativa fornitura di pezzi di ricambio, il trasporto di merci e persone.Compito non facile, come si vede, tener fuori le mafie dal fiume di denaro collegato al Ponte. Dal punto di vista del controllo di legalità, un’impresa altrettanto titanica della progettazione e costruzione dell’opera: ma, come si diceva, è una occasione storica per la Sicilia e tutto il Mezzogiorno, che non può andare perduta. E sono proprio questi, le visioni ardite e ambiziose, che riescono a coinvolgere le persone, a farle sentire parte di un medesimo sentire. Sono le idee che muovono il mondo.

  • Procuratore aggiunto della Repubblicapresso il Tribunale di Catania
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