Disabile violentata, l’Oasi di Troina: «Non intaccata l’abnegazione dei nostri operatori»

Di Redazione / 08 Ottobre 2020

TROINA – Mentre esprimono piena fiducia nella magistratura plaudendo l’operato della Squadra Mobile della polizia di Stato, la dirigenza dell’Oasi di Troina (Enna) prende le distanze dal’operatore socio sanitario che ha confessato di avere abusato della giovane, affetta da una grave disabilità psichica legata ad una rara malattia genetica.

La giovane che ora aspetta un bambino sarebbe stata violentata ad aprile mentre era positiva al coronavirus. «Sono già in corso provvedimenti disciplinari – dicono in una nota dall’Oasi mentre esprimono «piena fiducia ai tanti operatori, che da sempre hanno svolto con professionalità, competenza e umanità il loro lavoro».

«In 65 anni di vita dell’Oasi è la prima volta che ci troviamo di fronte ad un evento simile – aggiungono – Tutti i nostri operatori sono da sempre educati, non solo a livello professionale, ma anche a livello etico attraverso specifici corsi sulla mission dell’Opera».

La denuncia è stata presentata l’11 settembre scorso dal legale della famiglia che era stata informata della gravidanza della giovane dell’istituto e dopo l Oasi ha sporto denuncia ai carabinieri.

La giovane, che è ancora ospite dell’istituto, sarà spostata presso un’altra struttura mentre nulla si sa sul destino del nascituro. “Comprendiamo lo sconcerto delle famiglie – dice il presidente dell’Istituto don Silvio Rotondo – che è anche il nostro e per i loro parenti qui ricoverati. Vogliamo rassicurare tutti che questo episodio va considerato un unicum che non può intaccare il lavoro professionale di tanti nostri operatori e per tanti anni. Come le nostre famiglie sanno noi ci facciamo carico dei nostri ospiti per ogni cosa, soprattutto per rendere la loro vita più serena. Prima arriviamo alla chiarezza totale, e prima l’Istituto può riprendere con serenità il servizio che facciamo nei confronti di una popolazione fragile e che a noi sta molto a cuore servire».

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