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L'Oasi di Troina era diventata troppo "bellissima": ecco cosa c'è dietro il siluramento del direttore generale

Don Rotondo, con l'ok del Vaticano, ha licenziato l'avvocato musumeciano Volante. Al centro incarichi e consulenze troppo sbilanciate su Palermo 

Di Mario Barresi

Quest’Oasi diventerà bellissima. Anzi: lo è già diventata da un pezzo. Sin troppo, a giudizio della proprietà ecclesiastica dell’Irccs di Troina. Che, col Vaticano «informato e attento» sull’intricata vicenda, ha dato il benservito al direttore “laico” dell’istituto, Claudio Volante, uomo forte del movimento di Nello Musumeci.

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La pentola a pressione, nell’istituto d’eccellenza per disabili mentali, borbottava già da mesi. Ed è scoppiata lo scorso 28 febbraio. Quando don Silvio Rotondo, presidente dell’“Oasi Maria Santissima”, di fatto proprietario di società e beni nell’Ennese,, ha revocato «con effetto immediato» l’incarico di direttore generale a Volante (avvocato, consigliere comunale di DiventeràBellissima a Palermo), nominato dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. Il prete-presidente, che ha assunto la direzione ad interim, spiega così le sue ragioni in una nota ai dipendenti: è «venuta meno la fiducia» in Volante, «a seguito delle sue azioni in chiaro contrasto con gli indirizzi strategici del CdA», le quali «hanno creato situazioni non in linea con la missione dell’Opera». Volante ha risposto con una pesante nota, denunciando «l’illegittimità» della revoca. Probabile un ricorso all’orizzonte. 

 

 

Ma cosa c’è dietro la rottura del rapporto fra la Chiesa e la Regione, tanto grave da far scattare l’allarme della troinese Elena Pagana, deputata regionale e moglie di Razza, che «con franchezza» raccoglie le «preoccupazioni ben comprensibili, tra le famiglie degli utenti dell'Irccs e tra i lavoratori della struttura”?»

Dall’entourage di don Rotondo non filtra alcunché. Ma si sa che il punto di caduta è la condotta di Volante, che avrebbe «del tutto escluso la proprietà da ogni scelta di gestione». Qui bisogna fare due passi indietro. Il primo fino alla firma della nuova convenzione fra Regione e Oasi, il 31 gennaio 2020: a fronte di un finanziamento pubblico che la stessa Pagana quantifica correttamente in «500 milioni di euro in 10 anni», si prevede che il vertice amministrativo venga scelta dall’assessorato alla Salute, su una rosa di cinque nomi proposti dal presidente dell’Irccs.

Secondo prequel: i dubbi sulla nomina di Volante, che in base alla convenzione ha un contratto equiparato ai manager sanitari pubblici, con 144.607,43 euro lordi annui, più il 20% per il raggiungimento degli obiettivi, a cui si aggiungono il rimborso di spese per vitto e alloggio e la disponibilità di un’auto di servizio. Per la proprietà, al di là dei due giorni di presenza media a settimana, c’è incompatibilità per chi riveste il ruolo di consigliere in un comune con oltre 15mila abitanti. La questione viene chiarita da un parere dell’Anac, sollecitato da Troina. Nella delibera 791 del 1° dicembre 2021, infatti, l’Autorità anticorruzione scrive che, essendo l’Oasi «un soggetto di diritto privato», pur legato al Servizio sanitario nazionale, «non rientra nella categoria delle pubbliche amministrazioni». Dunque la nomina è legittima. L’Anac trasmette però il parere al Comune di Palermo, «tenuto a valutare l’applicabilità delle disposizioni in tema di incompatibilità» del consigliere Volante. Il quale, eletto con 1.148 voti nel 2017 nella lista dei “Coraggiosi” di Ferrandelli, aderisce a DiventeràBellissima il 28 febbraio 2020. Lo stesso giorno lascia il gruppo consiliare “Comitati Civici” ed entra nel misto, per poi diventare capogruppo musumeciano nell’estate del 2021, dopo l’ingresso di un’altra consigliera. In mezzo la nomina a direttore generale dell’Oasi, il 24 maggio 2021. L’altra matrice dei dubbi è il curriculum. Volante non ha alcuno dei due requisti richiamati anche nella convenzione: né l’esperienza quinquennale da manager sanitario, né l’iscrizione all’albo nazionale dei direttori generali. Ma su questo versante a don Rotondo arrivano ampie rassicurazioni dal dirigente generale dell’assessorato, Mario La Rocca, sempre fondate sulla «natura privatistica» dell’Oasi, non tenuta dunque a rispettare le regole della sanità pubblica.

Il direttore, dunque, resta in sella. Ma c’è il dark side della storia: la raffica di nomine e incarichi. All’insegna di due coordinate: una geografica (tutti professionisti del Palermitano, alcuni dei quali colleghi di Volante) e una politica (quasi tutti vicini a Db). Due rette parallele che s’incrociano in Alessandro Aricò. Il capogruppo di DiventeràBellissima all’Ars con un doppio credito nei confronti di Musumeci e Razza: l’impegno di “staffetta” (dopo due anni e mezzo) da assessore alla Salute, preso in campagna elettorale e poi non rispettato in piena pandemia; e le legittime ambizioni del potente deputato palermitano di poter subentrare comunque all'avvocato catanese dopo le dimissioni a seguito dell’inchiesta giudiziaria sui falsi dati Covid. Ma per il governatore il suo delfino è stato sempre intoccabile.

E così ad Aricò, eterno mancato assessore fino al punto di flirtare con la Lega, tocca un premio di consolazione: l’Oasi di Troina. Tramite il fidatissimo Volante. Che sceglie come suo capo segreteria il geometra Luca Seminerio, consigliere musumeciano a Lercara Friddi, già consulente del gruppo di Db all’Ars, con contatto di 31.251,05 euro, comprensivo di 400 di assegno ad personam per 13 mensilità. Come segretaria arriva da Palermo Francesca Uva, già collaboratrice dello studio legale di Volante, a cui vanno 25.691 euro.

Nomine di staff, con il neo-direttore che si circonda di persone di fiducia. Come un’altra al vertice: diventa direttore amministrativo il commercialista Antonio Tumminello, ex sindaco di Castelbuono, dov’è consigliere di una civica di destra, con un contratto da 100mila euro l’anno, più il 20% di bonus sui risultati e rimborso per vitto e alloggio. Un incidente diplomatico su Stefano Mantioni, palermitano direttore di una Rsa a Licata: dopo l’incarico da dirigente di struttura semplice (45.292 euro, più 12mila di assegno annuo ad personam) si scopre che la laurea triennale dichiarata nel curriculum del geometra non esiste. «Ma gli manca solo un esame», dicono a don Rotondo per giustificare la conferma. Poi gli incarichi a titolo gratuito, pur con un’assidua presenza nelle stanze dei bottoni dell’Oasi: un altro geometra, Paolo Gerbino (imprenditore palermitano) per la «supervisione delle attività di ingegneria clinica» e Giuliano Forzinetti, consigliere dell’8ª Circoscrizione di Palermo, titolare di un’agenzia di assicurazioni, proprio mentre si revocano precedenti mandati ad altre compagnie.

Infine, il capitolo delle consulenze. Legali, soprattutto. Alcune delle quali ad Antonio Albano, avvocato palermitano già vicino allo studio di Volante: una, non quantificata, per la redazione del contratto d’acquisto di materiale medicale, un’altra da 16.481 euro oltre spese e oneri accessori. Inoltre, i palermitani Giovanni Battista Scalia (30.000 euro annui) e Antonio Geraci (20.697 euro per impugnare un atto esattoriale) oltre ad Antonio Majorana, di Castelbuono, con importo imprecisato ma firma del direttore amministrativo sulla copertura in bilancio. Lo stesso Geraci, coi colleghi Giuseppe Barbuscia (di Lercara Friddi) e Carlo Cataldo (di Palermo) è membro di tre commissioni interne di gara: in tutto 9mila euro a testa.

«Una colonizzazione dei palermitani, come se nell’Ennese non ci fossero professionisti all’altezza», la lamentela diffusa a Troina. Che poi è il paese d’origine e il bacino elettorale di lady Razza. Ma l’ex grillina, come ci riferiscono fonti dell’Irccs, non ha nulla a che fare con le nomine più importanti (e onerose), pur essendo «spesso presente in direzione, assieme al referente locale di Db, Salvatore Barbirotto, che si vanta di avere avuto Musumeci come suo testimone di nozze, e molto vicina ai lavoratori, soprattutto ai precari da confermare o stabilizzare». Infondata la voce di un presunto favoritismo al padre della deputata, Nicolò Pagana, per «qualche lavoretto in ferro» all’Oasi. «È fra i migliori artigiani del paese, non c’è nulla di male», ribattono in coro dai corridoi dell’Irccs, dove un dipendente ci confessa però «un senso di liberazione per la fine di un regime», in cui molti sono stati costretti a «prove di fedeltà» rinnegando il legame, poi magari mantenuto in gran segreto, con don Rotondo.

Anche il sindaco di Troina, il dem Fabio Venezia, che segue dall’inizio l’evolversi della vicenda alla giusta distanza, ammonisce: «L’Oasi è un’eccellenza sanitaria riconosciuta a livello internazionale. E chi pensa di farla diventare un bottino di guerra della politica, che anziché fare ingerenze deve limitarsi a controllare come si gestiscono i fondi pubblici, commette un grave errore». Il piatto elettorale, in effetti, è ricco: circa 700 dipendenti (con concorsi e stabilizzazioni di precari in corso), 2.700 ricoveri e 23mila prestazioni ambulatoriali l’anno, centinaia di famiglie di disabili quasi “devote” all’istituto.

«La politica non è mai entrata all’Oasi», il vanto spesso ostentato da don Rotondo. Che ha sofferto quella che i collaboratori definiscono «un’occupazione militare in casa propria». Ha inghiottito, ha provato a mediare. Ma poi s’è arreso davanti all’evidenza. Indignato, infine, dopo essere stato «escluso» dalle celebrazioni per il centenario della nascita di padre Luigi Ferlauto, mitico fondatore dell’Oasi. Una serie di eventi su cui si fonda l’incarico-bis a un giornalista: 25mila euro a Vincenzo Bellomo, ex dell’ufficio stampa della Provincia di Palermo; nell’Irccs c’è già un dipendente scritto all'albo dei professionisti, in quel ruolo.

E così il prete-presidente ha deciso di ribellarsi. Non prima di aver condiviso l’intero dossier - a metà febbraio, in un viaggio in Vaticano verificato da La Sicilia - con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, da sempre vicinissimo all’Oasi di Troina.
E ora che succede? Nella lettera ai dipendenti, don Rotondo chiede «a tutti» di «collaborare» con lui «perché non ne risenta in alcun modo il cammino dell’Opera e il nostro futuro lavorativo ed economico». Come se fosse già consapevole del «rischio» poi evocato, con tono vagamente minaccioso, dalla stessa Pagana: dopo la cacciata del musumeciano Volante la deputata teme che «inizi una fase di assoluta preoccupazione per il futuro dell'Oasi», ricordando «l’esposizione debitoria verso l'erario (e non solo) e la condizione generale dell'ente». Il presidente, anche in un libretto celebrativo, rivendica invece cinque anni di gestione virtuosa e svolte manageriali che avvicinano l’Irccs agli standard di trasparenza del pubblico.

Qui si entra nell’anima ferita di un colosso diventato mostro a due teste. Gestito da sempre dalla Chiesa, senza che la Regione mettesse bocca. Ma, con mezzo miliardo in ballo, niente è più come prima.
Ed è davvero difficile capire come finirà questa storia.
Comunque brutta. Da qualsiasi prospettiva la si guardi.


Twitter: @MarioBarresi

 

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