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Enna

Lo studente egiziano a Mattarella: "Inseguo il sogno della cittadinanza italiana"

Remon Karam è arrivato su un barcone a 14 anni: "L'unica via d'uscita per fuggire al non far nulla, alla Kore  mi sto laureando". "Vorrei avere qui l'anno prossimo  Patrick Zaki"

Di Redazione

 E’ giunto in Italia a bordo di un barcone otto anni fa fra tanti disperati che lasciano la loro terra e affrontano il pericolo di una traversata in mare. Remon Karam, 22 anni, come rappresentante degli studenti stamane ad Enna è stato l’unico giovane ad aver parlato durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università Kore alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro Maria Cristina Messa. Remon si sente "metà egiziano è metà siciliano, più che italiano».

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Nel suo discorso ha detto tra gli applausi: «Signor Presidente, vorrei esprimere davanti a lei il desiderio di avere qui con noi il prossimo anno il mio concittadino Patrick Zaki, a lungo privato della sua libertà. Ho un sogno, avere qui il prossimo anno Patrick Zaki. Ringrazio l’Italia e gli italiani, quelli giusti che mi hanno accolto e aiutato, ma forse di più quelli meno giusti che mi hanno dato la grinta e la voglia di combattere per la libertà e l’uguaglianza. Ringrazio la mia Università, che, oltre ad essere un luogo di istruzione, ricerca ed inclusione, mi ha permesso di conoscere persone meravigliose che mi hanno accompagnato nella mia vita universitaria».

«La Kore - dice - è stata la mia seconda casa. Mi ha permesso di essere qui oggi. Sto per laurearmi in tre anni come se fossi un italiano e mi sento alla pari con gli altri». Remon è nato al Cairo e nel suo Paese ha lasciato padre, madre e fratello per «inseguire il mio sogno di diventare qualcuno di importante». Vorrebbe la cittadinanza italiana. «E' il mio sogno», dice, e «purtroppo ancora non l’ho avuta perché sono qui da 8 anni e non ho un lavoro. Da grande voglio fare l’ambasciatore e lavorare al Parlamento europeo per fare qualcosa per i diritti umani». Dei tanti barconi carichi di migranti che partono dalle coste africane dice: «Purtroppo sono una brutta cosa ma sono l'unica via d’uscita per fuggire al non far nulla». E su Zaki afferma: la sua liberazione «è stata un piccolo segno di giustizia».

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