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Europa

L'Ue apre al nucleare come fonte di energia green. La Lega: «Facciamo un referendum»

Di Enrica Piovan

L’Ue apre alla possibilità di includere l’energia nucleare e il gas naturale come fonti green, con l’obiettivo di accelerare il percorso verso un’Europa a emissioni zero. La Commissione ha elaborato una bozza di piano in questo senso che, se riceverà l’appoggio della maggioranza degli Stati membri, entrerà in vigore dal 2023. Una decisione che incontra subito il plauso del leader della Lega Matteo Salvini, già pronto a chiedere un nuovo referendum sul nucleare. 

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«Sembra che finalmente anche la commissione si prepari a riconoscere gas e nucleare come energie green. L’Italia non può stare ferma», dice Salvini, che cavalca da settimane il tema dell’emergenza energetica. «La Lega è pronta anche a raccogliere le firme per un referendum che porti il nostro Paese in un futuro energetico indipendente, sicuro e pulito», dice. 

A preoccupare in questo momento è soprattutto il caro-bollette, dopo l’ennesima stangata sul fronte delle tariffe di luce e gas, la politica è in pressing sul governo perché trovi una soluzione al problema. Salvini, dopo la telefonata di giovedì al premier Mario Draghi, sollecita «un tavolo nazionale sul caro-bollette, tema diventato insieme al Covid la vera urgenza dei prossimi mesi. Famiglie e attività produttive non aspettano», insite il leader della Lega. 

Un tavolo sul quale il ministero dello Sviluppo è pronto a portare «le riflessioni già avviate per individuare le soluzioni per i settori industriali più impattati», assicura il ministro leghista Giancarlo Giorgetti, che dopo aver già assicurato che le misure del governo (l'ultima gli 3,8 miliardi in legge di bilancio) verranno ulteriormente rafforzate, indica la necessità di «scelte urgenti per famiglie e imprese che implicano una riflessione più generale sulla sovranità energetica del nostro Paese». 

La proposta del tavolo è accolta con favore da Forza Italia, che si prepara a presentare al governo un pacchetto di proposte, annuncia la vicepresidente del gruppo al Senato Licia Ronzulli, per risolvere in maniera strutturale il problema, da una maggior produzione nazionale di gas alla ricerca sul nucleare di ultima generazione. Altre proposte arrivano dal M5s, dall’ipotesi di rendere strutturale l’utilizzo dell’extragettito delle aste CO2, fino all’idea che chi ha ottenuto enormi profitti dai rincari contribuisca nel contrasto all’emergenza energetica. 

Intanto per le imprese, che da giorni chiedono interventi immediati per mitigare gli effetti dei costi alle stelle del gas, qualcosa è stato fatto: nel decreto Milleproroghe è previsto che le imprese energivore italiane potranno godere di prezzi dell’energia allineati a quelli dei loro competitor europei fino a tutto il 2026; inoltre è stato firmato nei giorni scorsi dal ministro Cingolani il decreto gasivori, con cui sono attese nei primi mesi dell’anno riduzioni degli oneri di sistema. 

 A far ben sperare ci sono anche i ribassi del prezzo del gas naturale, che sui mercati europei è tornato sui livelli di fine ottobre. Mentre per il petrolio si guarda alla riunione di giovedì dell’Opec+, che nelle attese degli analisti potrebbe decidere un nuovo aumento della produzione di 400mila barili al giorno. 

La preoccupazione però resta alta, e non solo tra imprese e famiglie. «La stangata annunciata per le bollette sarà il colpo definitivo per il settore dello spettacolo» e tantissimi teatri e cinema saranno costretti a chiudere per sempre, avverte il direttore del Lirico di Milano, Matteo Forte. Si teme anche per i consumi, con il combinato bollette-inflazione che rischia di tradursi quest’anno in un calo complessivo della spesa di circa 100 miliardi. Piccola consolazione per i consumatori: il nuovo anno non porterà aumenti dei pedaggi sul 98% della rete autostradale nazionale. 

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