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Sassoli, deluso da risposta Ue su rifugiati da Afghanistan

Di Redazione

BRUXELLES - " Abbiamo visto Paesi fuori dall'Unione europea farsi avanti per offrire accoglienza ai richiedenti asilo afghani, ma non abbiamo visto un solo Paese membro fare altrettanto". , in Slovenia. "Non possiamo fare finta che la questione afghana non ci riguardi, perché' abbiamo partecipato a quella missione condividendone obiettivi e le finalità", ha aggiunto Sassoli. ma per fare questo abbiamo bisogno di sviluppare una politica di difesa comune che dal 1953 aspetta una risposta, ma se non lo facciamo oggi quando lo faremo?": ha detto il presidente del Parlamento europeo. "Una voce europea forte e comune sulla scena internazionale è più che mai necessaria. L'Europa deve prendere il suo posto, far sentire la sua voce, definire i propri interessi strategici anche nel quadro dell'Alleanza Transatlantica, per poter svolgere un'azione di stabilizzazione, di pace e di sviluppo insieme ai nostri partner in un quadro multilaterale", ha concluso Sassoli."È giunto il momento di iniettare nuova energia nel processo di allargamento verso i Balcani occidentali", ha spiegato Sassoli, avvertendo che "qualsiasi ritardo ed esitazione rischia di fare il gioco di altre potenze". "Una vera Europa geopolitica dovrebbe iniziare alle nostre frontiere, con i nostri partner, con i nostri amici più vicini. Penso in particolare ai paesi dei Balcani occidentali, verso i quali abbiamo una responsabilità storica. , ha concluso."Non abbiamo bisogno di un altro Afghanistan per comprendere che La nostra autonomia strategica richiede lavoro sul nostro potere economico, sul vicinato e sulle capacità di sicurezza" e difesa. Così il presidente del Consiglio europeo, ."Quello che abbiamo detto" al Consiglio straordinario sull'Afghanistan "è stato molto chiaro: e irregolari di cui abbiamo fatto esperienza nel 2015". al Forum strategico di Bled, respingendo le critiche espresse dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sui risultati della riunione dei ministri degli interni Ue, riunitisi ieri a Bruxelles per discutere delle sfide migratorie e di sicurezza legate alla situazione in Afghanistan. sottolineando come la Grecia sia stata "la vittima" di una politica che ha finito con il tradursi in un "fallimento significativo delle istituzioni europee". "Non siamo stati ancora in grado di trovare un accordo su un patto comune su migranti e rifugiati, ma siamo concordi che abbiamo bisogno di proteggere le nostre frontiere - ha aggiunto Mitsotakis -. Dobbiamo farlo in modo strutturato e disciplinato, nel pieno rispetto del diritto internazionale, ma dobbiamo riconoscere come Europa e come istituzioni europee la necessità di imparare dai nostri errori".Intanto la Commissione europea difende la strategia emersa dal consiglio Ue straordinario sull'Afghanistan e ricorda che "la crisi non è stata generata dai Paesi dell'Unione". "La dichiarazione" dei ministri dell'Interno di ieri "è un chiaro segnale che l'Ue è capace di adottare un approccio comune sulle questioni migratorie. E si tratta di un approccio comprensivo, dove l'Ue in collaborazione con la comunità internazionale è in grado di rispondere in modo coordinato", , rispondendo ad un giornalista pakistano che sottolineava come dalla riunione non sia emersa la disponibilità ad accogliere i profughi afghani."E' chiaro che le priorità immediate sono, i primi ad essere colpiti da flussi di profughi. Tuttavia ricordiamo anche che la Commissione" è impegnata su "un Forum di alto livello sui reinsediamenti, che sono una parte importante della nostra risposta". Quindi quella dei ministri dell'Interno dell'Ue "è una risposta che non si concentra su un aspetto, ma prende in considerazione tutti i bisogni"."Nel 2015 molti Paesi hanno accolto con favore l'immigrazione illegale", mentre , durante il dibattito al Forum strategico di Bled sul Futuro dell'Europa."Dobbiamo dire chiaramente che stiamo parlando di immigrazione illegale organizzata da trafficanti" che promettono ai migranti "una vita migliore", ha aggiunto Babiš, sottolineando la necessità di "fermare l'immigrazione illegale fuori dall'Ue" che, secondo il premier, "è stata connessa con diversi attacchi terroristici". "È una questione di sicurezza - ha proseguito Babiš -. L'Afghanistan è stata una catastrofe, una vergogna, è davvero incredibile quanto sta accadendo e noi membri della Nato ne dobbiamo discutere". "Parliamo di allargamento, ma perché non parlare di Schengen?", ha aggiunto il premier, spiegando come "nel 2015 e 2016 Schengen non abbia funzionato", e che "l'unico confine ad aver funzionato è stato quello ungherese di Viktor Orban".

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