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Studio Ue, disoccupazione ha colpito di più i giovani durante la pandemia

Di Redazione

BRUXELLES - , hanno pagato un prezzo sproporzionato per la crisi economica e sociale innescata dall'emergenza sanitaria. È quanto emerge dallo studio preliminare condotto dal . Complessivamente, rispetto ai livelli pre-pandemia. Dei giovani rimasti senza lavoro, quelli più a rischio erano impiegati nei settori più interessati dalle restrizioni imposte per arginare la diffusione del Covid, come i servizi di alloggio e ristorazione, e il commercio all'ingrosso e al dettaglio. Di conseguenza, osservano i ricercatori, le economie locali basate principalmente su tali settori hanno registrato una forte crescita del tasso di disoccupazione giovanile. , rispettivamente il 76,8, il 68,5 ed il 63,2. Dallo studio emerge, inoltre, che i divari maggiori sono stati rilevati all'interno dei paesi stessi. Duramente colpite le regioni a vocazione turistica che hanno registrato un forte aumento della disoccupazione giovanile durante la pandemia. Nel settore del turismo, infatti, i giovani hanno spesso dei contratti a termine, il che li rende più vulnerabili ai licenziamenti.Più difficile anche l', un fenomeno visibile soprattutto nei grandi centri urbani che spesso sono sede di università. Dalla ricerca è emerso che gli enti locali hanno messo a punto iniziative di sostegno sociale a favore di segmenti svantaggiati della popolazione, considerati più esposti alla crisi economica e sociale durante la pandemia, tra cui giovani, donne, bambini e senzatetto. Oltre alla disoccupazione giovanile, l'emergenza sanitaria ha fatto innalzare anche la quota di Neet, ossia di persone non impegnate né nel lavoro né nella formazione, soprattutto nella fascia di età che va dai 15 e ai 29 anni. I giovani lavoratori, inoltre, sono stati interessati anche da un . Secondo un sondaggio condotto da Eurofound nella primavera del 2021, citato dallo studio, quasi i due terzi dei giovani tra i 18 e i 34 anni erano a rischio di depressione, un deterioramento della salute mentale particolarmente accentuato tra coloro che avevano perso il lavoro.

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