14 febbraio 2026 - Aggiornato alle 19:01
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Turandot: il mistero del finale che Puccini non scrisse

Turandot: l'opera incompiuta di Puccini al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

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Cartellone Turandot

Cartellone Turandot

Opera in tre atti e cinque quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, rimase incompiuta a causa della morte del compositore e in seguito fu completata da Franco Alfano.

La prima rappresentazione ebbe luogo nell’ambito della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, con Rosa Raisa, Francesco Dominici, Miguel Fleta, Maria Zamboni, Giacomo Rimini, Giuseppe Nessi e Aristide Baracchi, sotto la direzione di Arturo Toscanini, il quale arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!» (alla morte di Liù), ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore. Le sere seguenti l’opera fu messa in scena con il finale rivisto da Franco Alfano, rimaneggiamento imposto da Toscanini per le repliche successive.

L’incompiutezza di Turandot è oggetto di discussione tra gli studiosi. Il nodo cruciale del dramma è costituito dalla trasformazione della principessa Turandot, algida e sanguinaria, in una donna innamorata: c’è chi ritiene che l’opera rimase incompiuta non per il peggioramento della salute del compositore, ma per l’incapacità o l’impossibilità interiore del Maestro di rappresentare quel trionfo d’amore conclusivo.

È certo, tuttavia, che Puccini considerasse la scena della morte di Liù come un finale soddisfacente, poiché la giudicava sufficiente a far intuire allo spettatore l’ovvio prosieguo della storia, ovvero il cambio di carattere di Turandot alla luce del sacrificio d’amore dell’ancella; in questo senso, l’opera è considerabile come narrativamente completa benché bruscamente interrotta.

Il soggetto dell’opera ha origini antiche e difficili da definire con certezza. La prima menzione della principessa sanguinaria nella letteratura europea avviene nella raccolta I mille e un giorno di François Pétis de la Croix (1653–1713), che parla della storia come di origine cinese (studi filologici suggeriscono una possibile origine turca).

In Italia il soggetto fu divulgato da Carlo Gozzi con l’omonima fiaba teatrale (1762), poi oggetto di adattamenti musicali, in particolare le musiche di scena composte da Carl Maria von Weber nel 1809 e la suite orchestrale op. 41 di Ferruccio Busoni, eseguita per la prima volta nel 1906 e poi convertita in opera lirica rappresentata nel 1917.

Il libretto dell’opera di Puccini si basa, molto liberamente, sulla traduzione di Andrea Maffei dell’adattamento tedesco di Friedrich Schiller del lavoro di Gozzi. L’idea per l’opera venne al compositore in seguito a un incontro con i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni, avvenuto a Milano nel marzo 1920. Nell’agosto dello stesso anno, durante un soggiorno termale a Bagni di Lucca, Puccini poté ascoltare, grazie al barone Fassini, un carillon con temi musicali provenienti dalla Cina; alcuni di questi temi sono presenti nella stesura definitiva della partitura, in particolare la canzone popolare "Mo Li Hua".

Turandot

di Giacomo Puccini

Regia: Carlo Antonio De Lucia

Scenografia: Daniele Piscopo. Scenografia realizzata da "La bottega fantastica"

Videodesigner: Matthias Schnabel. Lightdesigner: Giuseppe Calabrò

Direttore: Carlo Palleschi. Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele

Coro lirico "F. Cilea", diretto da Bruno Tirotta

Coro di voci bianche "Biancosuono", diretto da Agnese Carrubba

Cast

La Principessa Turandot: Daniela Schillaci

Calaf, il principe ignoto: Zi-Zhao Guo

Liù, giovane schiava: Desirée Rancatore

Timur, re tartaro spodestato: Abramo Rosalen

Ping, gran cancelliere: Luca Bruno

Pong, gran provveditore: Raffaele Feo

Pang, gran cuciniere: Orlando Polidoro

L’imperatore Altoum: Vincenzo Crucitti

Un Mandarino: Guido Dazzini

Prima ancella: Gabriella Grassi

Seconda ancella: Giusy Lorizio

Il principe di Persia: Davide Scigliano