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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:46
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"Se son fiori moriranno" al Teatro Biondo

Tra realtà e immaginazione: madre e figlia sospese in un'agonia lunga quindici anni, il pubblico come giudice e il teatro come indagine sul processo creativo, tra ironia surreale, musica e colpi di scena

Dettagli evento

Una scena dello spettacolo

Una scena dello spettacolo

Se son fiori moriranno

Dal 29/04/2026 al 02/05/2026

testo e regia Rosario Palazzolo

Stagione 2025-2026

Orari e giorni

29 APR Sala Strehler 21:00

30 APR Sala Strehler 21:00

2 MAG Sala Strehler 17:00

Descrizione Spettacolo

Rosario Palazzolo pone al centro della sua indagine teatrale il concetto di immaginazione, intorno al quale ruota la vita stessa di ogni artista. A dare corpo alle suggestioni dell'autore sono una madre (interpretata da Simona Malato), una figlia (Chiara Peritore) e un'agonia lunga quindici anni: la ragazza, infatti, è in stato vegetativo; solo in determinati momenti si sveglia da questo sonno perenne, concedendo alla madre un barlume di speranza, ma forse è solo il potere dell'immaginazione a dare corpo a un desiderio profondo. Il pubblico diventa un comprimario silenzioso, che osserva e giudica, al quale la donna si rivolge per cercare conforto, nel tentativo di condividere la responsabilità di un fardello troppo pesante da reggere.

Questa condizione, che mescola realtà e immaginazione, diventa per Palazzolo un espediente drammaturgico per affrontare un argomento a lui molto caro: il processo creativo dell'artista. «Sabotare la realtà con l'immaginazione – spiega Palazzolo – è l'unica alternativa che abbiamo, la sola che ci permette di spostare in avanti il limite del precipizio, ridisegnando continuamente il panorama, costruendo immaginari improbabili con una risolutezza manichea, che riesce a trasfigurare la verità».

Per il regista, l'immaginazione «è una manna, una maledizione, un ordigno e una trappola, è ciò da cui non riusciamo a separarci, ciò che difendiamo con la nostra stessa vita gettando sul piatto pure quello che non abbiamo, purché rallenti l'inesorabilità degli eventi, esponendoci a un'agonia insopportabile, che impariamo a sopportare».

Con la sua lingua informe, surreale, ironica e penitente, Palazzolo ha immaginato un marchingegno irriverente, pirotecnico, disperato e divertente allo stesso tempo, pieno di musiche, di peripezie e di colpi di scena.