Dal 1 al 30 maggio 2026, le prestigiose sale del Museo di Santa Chiara a Noto ospitano la personale di Enrico Gasparri, intitolata “Un soffio tra i due mondi”. La mostra, curata da Cristina Nicosia, rappresenta un viaggio catartico in cui la pittura si fa ponte tra la realtà materica e la dimensione spirituale.
L’universo creativo di Gasparri si manifesta come un ponte ideale tra continenti, un progetto artistico che esplora il legame viscerale tra l’essere umano e l’invisibile. Al centro della sua recente ricerca si colloca l’eco di un viaggio fondamentale in Perù, vissuto come un’immersione totale nella cosmogonia del popolo Inca. Questa esperienza rappresenta però solo l’ultima tappa di un percorso nomade che ha visto l’artista confrontarsi con le atmosfere di Cuba e le suggestioni mediterranee di Palma di Maiorca.
L’opera di Gasparri si muove su quel crinale sottile definito come “un soffio tra i due mondi”, cercando costantemente un punto di contatto tra la concretezza della materia e l’astrazione dello spirito. Se le esperienze internazionali hanno arricchito la sua tavolozza di simbolismi antichi e colori primordiali, esse hanno anche alimentato un prepotente bisogno di ritorno alle radici etnee.
La forza del vulcano e la terra della Sicilia restano infatti l’ancora emotiva della sua produzione: nelle sue tele, la trascendenza andina e il misticismo caraibico si fondono con l’energia ancestrale del territorio d’origine. Il segno pittorico diventa così gesto rituale, stratificazione di memorie e vibrazione cromatica che richiama elementi naturali come fuoco, vento e pietra lavica.
Ad arricchire il percorso espositivo è una selezione di opere inedite realizzate appositamente per questa mostra, accanto a lavori precedenti che testimoniano l’evoluzione del linguaggio dell’artista. Le superfici pittoriche, spesso materiche e stratificate, dialogano con la luce degli ambienti espositivi creando un’esperienza immersiva per il visitatore.
Il risultato è una testimonianza visiva del dialogo costante tra l’uomo e il sacro, un invito alla riflessione sulla persistenza di una memoria che unisce terre e storie apparentemente distanti sotto un unico, universale sentire. Una mostra che non si limita a essere osservata, ma chiede di essere attraversata interiormente, come un rito contemporaneo sospeso tra radici e trascendenza.