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archeologia

L’ultimo viaggio del medico di Pompei: la tecnologia svela il kit chirurgico di un fuggiasco del 79 d.C.

Identificata una delle 14 vittime scoperte nel 1961 verso Porta Nocera: stringeva a sé monete e attrezzi chirurgici per ricostruirsi una vita dopo il disastro

15 Maggio 2026, 20:55

21:00

A oltre sessant’anni dalla campagna di scavi diretta da Amedeo Maiuri nell’Orto dei Fuggiaschi nel 1961, il Parco Archeologico di Pompei restituisce una nuova, commovente vicenda di vita spezzata dall’eruzione del Vesuvio.

In quell’area un tempo coltivata a vigneto furono realizzati i calchi di quattordici persone, colte dalla nube piroclastica mentre tentavano disperatamente di mettersi in salvo.

Oggi, grazie a un approccio marcatamente interdisciplinare, una di quelle vittime può essere ricondotta a una precisa identità professionale: con ogni probabilità si trattava di un medico.

Il risultato scaturisce da recenti indagini su materiali conservati nei depositi del Parco, un autentico “archivio vivo” capace di generare costantemente nuove conoscenze. All’interno del gesso di uno dei calchi è stato individuato un piccolo astuccio, rimasto occultato per decenni, che ha restituito un corredo personale di straordinaria importanza: una borsa in tessuto con monete in bronzo e argento e un cofanetto in materiale organico con elementi metallici.

Per rivelarne il contenuto senza comprometterne la fragilità, gli studiosi hanno adottato tecnologie diagnostiche d’avanguardia, tra cui scansioni TC supportate dall’Intelligenza Artificiale e ricostruzioni tridimensionali, in collaborazione con la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei.

Radiografie e tomografie hanno messo in luce la presenza di piccoli strumenti metallici, riconducibili a utensili chirurgici, e di una lastrina in ardesia, utilizzata in antico per preparare sostanze medicinali o cosmetiche.

Le immagini hanno inoltre evidenziato dettagli inediti, come l’ingegnosa chiusura a rotella dentata del cofanetto.

La convergenza tra archeologia, antropologia, radiologia e modellazione digitale ha così consentito di identificare la vittima come un medicus.

Il gruppo di fuggiaschi, diretto verso Porta Nocera, fu sopraffatto dalla nube ardente. Eppure la decisione di questo uomo di portare con sé i propri ferri del mestiere aggiunge un tratto profondamente umano al suo destino.

Come osserva il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, egli “ha portato i suoi strumenti con sé per essere pronto a ricostruirsi una vita altrove, grazie alla sua professione, ma forse anche per aiutare altri”.

Zuchtriegel ha voluto dedicare questo rinvenimento al personale sanitario di oggi, riconoscendovi lo stesso altissimo senso di responsabilità che, già duemila anni fa, animava chi intendeva la medicina non come un semplice lavoro, ma come una missione da onorare in ogni circostanza.