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Catania

La lezione all'Alberghiero Wojtyla per dire no al racket e all'usura: «Parola d'ordine denunciare»

Di Redazione
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CATANIA “Scrivere sulla pietra le idee, raccontare fedelmente il lavoro degli altri: è questo che il quotidiano La Sicilia fa da 72 anni: tanto ha scritto, seguendo valori importanti come la legalità. Noi siamo con voi e con chiunque si occupi della realtà vera, non quella delle chat”. E' stato il Condirettore del quotidiano La Sicilia Domenico Ciancio Sanfilippo ad introdurre l'ultimo dei tanti convegni ospitati all'Istituto Alberghiero Woityla, incentrato sul tema sempre attuale della lotta all'estorsione ed all’usura, specie in un quartiere come Monte Po, che a Catania è noto per la forte presenza di malavita organizzata.

E proprio di realtà, non di semplice teoria, si è discusso davanti agli studenti, “perché la lotta alla criminalità, alla mafia, passa attraverso un cambio di mentalità- ha sottolineato il questore di Catania Giuseppe Gualtieri – bisogna convincere i ragazzi che chiedere favori oggi potrebbe essere la loro rovina domani, occorre spingere sul culto dei diritti e dei doveri, senza compromessi. Siamo in un particolare momento di crisi delle Associazioni antiracket, per tanti motivi: il misuratore della loro efficacia è la denuncia, anche se spesso il “mostro” della burocrazia, invece che aiutare, complica le cose”.

Sono 7 le Associazioni antiracket a Catania e provincia, “che operano perché si arrivi alla denuncia già al primo tentativo di estorsione – ha evidenziato Salvo Campo, Presidente A.SI.A – per spezzare il collegamento fra una certa parte istituzionale e certi poteri occulti: sono la mancanza di senso civico e la sottomissione alle leggi di Cosa Nostra che ne favorisce l'attecchimento. Serve inoltre che i politici capiscano che occorre mettere dirigenti di elevata professionalità per non disperdere le risorse regionali destinate alle vittime di usura. Basta gettare fumo negli occhi dei siciliani”.

“Mi riservo di verificare la denuncia di Campo sul fatto che la Regione Sicilia non funziona ed i soldi vengono dati male – ha precisato il deputato Giuseppe Beretta – vi informo che pochi giorni fa è stato approvato il nuovo Codice Antimafia con lo scopo di spingere sempre più sul sequestro di beni e soldi alla mafia, il loro punto debole, dando la gestione dei beni sequestrati a più soggetti per gestirli meglio e rimetterli nella collettività nel migliore dei modi. Non solo la mafia non ha vinto, ma deve perdere”.

“La verità è che in questo momento il sistema bancario non viene incontro agli imprenditori in difficoltà – ha evidenziato Lino Barreca, consulente legale A.SI.A. – chi entra nel giro dell'usura non ne esce più, bisogna prevenire il più possibile: quando si chiede l'accesso ai fondi regionali per le vittime è già tardi”.

“La verità è che non esiste protezione mafiosa, convincetevene – ha concluso il Magistrato Marisa Acagnino, presidente della VI sezione civile presso il Tribunale di Catania – voi ragazzi nel vostro futuro non dovrete mai avere paura, non dovrete mai cedere alle imposizioni mafiose, noi siamo cittadini liberi e questa libertà dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti. Come ha fatto l'Ispettore Giovanni Lizzio, che per questa causa ha perso la vita ormai 25 anni fa. Altri tempi. La sua lotta viene però proseguita da sua figlia, Grazia, che oggi ha voluto essere qui con noi”.

E viene proseguita anche sul fronte dell'informazione, attraverso il giornale dell’Istituto Woityla, “thevoicekw”, che vanta ormai da anni una speciale collaborazione con il quotidiano La Sicilia.

"Voi ragazzi nel vostro futuro - ha concluso il Magistrato Marisa Acagnino, presidente della VI sezione civile presso il Tribunale di Catania – non dovrete mai avere paura, non dovrete mai cedere alle imposizioni mafiose, noi siamo cittadini liberi e questa libertà dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti. Come ha fatto l'Ispettore Giovanni Lizzio, che per questa causa ha perso la vita ormai 25 anni fa. Altri tempi. La sua lotta viene però proseguita da sua figlia, Grazia, che oggi ha voluto essere qui con noi”.

(le foto sono di Santi Zappalà)

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