3 gennaio 2026 - Aggiornato alle 16:29
×

La bara bianca di Sara è arrivata nella chiesa di Misilmeri: ora il funerale tra lacrime e silenzi

Familiari portano scritta "mi amo troppo per stare con chiunque"

Redazione La Sicilia

07 Aprile 2025, 10:26

La piazza di Misilmeri è gremita, così come la chiesa San Giovanni Battista. La salma di Sara Campanella, la giovane studentessa universitaria vittima di femminicidio, è stata portata a spalla dalla chiesa delle Anime Sante, dove si è tenuta la camera ardente, alla chiesa madre che si trova nella stessa piazza. I giovani indossano una maglietta bianca con la scritta nera No Violenza.

I familiari hanno portato una foto con l'immagine di Sara e un palloncino rosa a forma di cuore con su scritto la frase preferita dalla giovane universitaria: "Mi amo troppo per stare con chiunque". Il silenzio ha caratterizzato questi momenti. Solo quanto la bara bianca ha iniziato a salire le scale della chiesa si è levato un applauso.

«Nel ricordo di Sara, a difesa delle donne. Basta femminicidi». È lo striscione dei tifosi della curva nord del Palermo che campeggia nella piazza di Misilmeri, dove stamani sono celebrati i funerali di Sara Campanella, la 22enne uccisa lunedì scorso a Messina da un collega di università. Poco più distante su una palazzina un lenzuolo bianco recita "Mi amo troppo per stare con chiunque. Sara Campanella figlia di tutti noi", la stessa frase che la 22enne aveva postato sul suo profilo Fb e che è stata stampata su decine di manifesti che tappezzano il paese, mentre dei palloncini argento compongono il nome "Sara".

Nella piazza gremita, così come la chiesa che non è riuscita ad accogliere tutte le persone arrivate a Misilmeri per rendere omaggio alla giovane studentessa, è stato allestito un maxi schermo per un permettere di seguire le esequie. A Misilmeri per l’ultimo saluto a Sara sono arrivati anche il sindaco di Messina, Federico Basile, che ha proclamato per oggi il lutto cittadino nella città dello Stretto, e la rettrice dell’Università di Messina, Giovanna Spatari, che ha annunciato nei giorni scorsi il conferimento della laurea alla memoria alla studentessa che frequentava il corso di Tecniche di laboratorio biomedico nell’Ateneo.

L'omelia di mons. Lorefice

«Siamo qui, sconvolti. Senza parole. Dinnanzi al corpo di Sara. Corpo martoriato. Sacrificato. Vita che ci è stata rubata. Perché? Ancora una volta, risuona un grido: perché? Perché questo strazio indicibile inflitto ai cari genitori Cetty e Alessandro, al fratello Claudio, ai familiari, al fidanzato, agli amici, alla città intera? Una vita distrutta e rubata troppo presto, in modo oltremodo crudele». E' iniziata così l'omelia dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, in occasione dei funerali a Misilmeri, nel Palermitano, di Sara Campanella.
«Vediamo come la violenza abbia ancora distrutto la bellezza di Sara - ha aggiunto -, la bellezza delle sue relazioni, la bellezza che lei aveva il compito di far crescere nel mondo attraverso i suoi studi universitari, la realizzazione della sua vocazione professionale e la relazione con l’uomo che lei liberamente aveva scelto di amare. Senza parole. In certi momenti si vorrebbe solo stare in silenzio e piangere sommessamente un dolore indicibile, inaudito. L'amore non uccide. È assurdo!», ha aggiunto il presule.

«Un corpo che esplodeva di vita, il corpo di Sara è davanti a noi, esanime e sfigurato da un’inaudita incomprensibile violenza. E in questo corpo trafitto ci sembra che sia racchiuso il dolore di un mondo nel quale ancora domina la violenza. In particolare sulle donne». È un altro passaggio dell’omelia dell’arcivescovo di Palermo, Lorefice.

Nella chiesa gremita, troppo piccola per accogliere la folla commossa arrivata nel centro del Palermitano per dare l’ultimo saluto alla 22enne, il presule ha ricordato come «in questo mondo sempre più segnato da violenta brutalità e lacerato da conflitti, assistiamo alla barbarie di corpi abusati, mutilati, eliminati, ricacciati e rinchiusi in luoghi di tortura. Ma la violenza, ogni forma di violenza, per qualsiasi motivo si scateni, è sempre un fallimento che riguarda tutti. Dice il raffreddamento dell’amore nei cuori di molti. L’avanzare dell’indifferenza che causa solitudine. La perdita del senso ultimo della vita. La mancata comprensione dell’amore». Per l’arcivescovo di Palermo «nel corpo di Sara piangiamo il destino dell’umanità quando essa sceglie la violenza, la morte. Non ci sono parole per consolare il vostro strazio, cari genitori. Siamo in silenzio con voi. E vi doniamo le nostre lacrime. L'intera famiglia umana oggi piange Sara».