Adozione del cuore
«Abbiamo capito di doverlo salvare». Il cane Benny adottato e tolto dalla strada
Dopo aver corso enormi rischi una famiglia ramacchese lo ha accolto donandogli una vita sicura e di libertà
Dopo mesi da randagio, di lotte e di minacce, Benny, un cane buono di grossa taglia, è stato finalmente adottato. La sensibilità di una famiglia ramacchese ha messo fine ai pericoli che questo cane gentile correva da tempo e, in ultimo, al suo periodo di confinamento alla catena, che gli impediva di vivere, seppure per evitargli rischi maggiori, la sua libertà.
Benny, come tanti randagi, è sbucato fuori da una stradicciola lontana dal centro, un giorno di settembre dello scorso anno: una zampa azzoppata, sporco di fango, la lingua penzoloni per la sete e la fatica della salita. Alcuni cittadini hanno cominciato a portargli da mangiare; altri avrebbero voluto che si togliesse di torno a causa della sua abitudine a inseguire le auto e gli scooter. Le continue minacce hanno spinto dunque i cittadini che a quel baldo giocherellone si erano affezionati a legarlo temporaneamente, per evitare di ritrovarlo morto. Ma anche così, a Benny veniva comunque impedito di vivere di diritto il territorio in cui è nato.
Dopo diversi annunci e segnalazioni, protrattisi per mesi, nessuno reclamava il cane, il cui destino rimaneva quello di una vita triste in una realtà con grossi problemi culturali.
L'insistenza e l'impegno di diverse persone ha però cambiato il corso delle cose, e una famiglia ha deciso accogliere Benny garantendogli fin da subito sicurezza, libertà, cure e gioia di vivere, microcippatura e registrazione, vaccinazioni.
«Ci siamo legati a lui fin da subito - raccontano Sebastiano e Giusi, la famiglia che lo ha accolto - Quando abbiamo visto la foto nell’annuncio abbiamo capito che dovevamo prenderlo. Era come se ci stesse chiedendo di essere salvato».

Ora Benny scorrazza libero in una proprietà che è diventata il suo regno. E adesso che si trova al sicuro e comincia la sua nuova vita, si potrebbe credere che non sappia che a salvarlo siano stati in tanti. Ma lui ha già detto grazie anche a Sara, Agata, Angela, Rosario e a chi ha provato a fare qualcosa per lui. Lo sa, perché il primo mezzo per la conoscenza non è il cervello ma il cuore.