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archeologia

Tesori sommersi a Lampedusa: blitz subacqueo dei carabinieri e della Soprintendenza del mare, salvati reperti romani

Recuperate 52 testimonianze storiche tra cala Guitgia e il molo della Madonnina. Avvistati possibili relitti

16 Giugno 2026, 12:28

12:30

Un vero e proprio tesoro archeologico, rimasto custodito per secoli dal mar Mediterraneo, è stato salvato a tempo di record prima che potesse finire nel mirino dei predatori d'arte. I fondali di Lampedusa hanno restituito una straordinaria collezione di reperti antichi grazie a un'operazione congiunta ad alto impatto investigativo e scientifico. L'attività sul campo, coordinata dalla Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, ha visto l'azione sinergica dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, supportati dai colleghi del Nucleo subacquei di Messina e dall'equipaggio della motovedetta dell'isola.

L'intervento d'urgenza si è reso necessario a causa delle recenti mareggiate: i materiali storici, infatti, si presentavano ormai completamente dissabbiati a profondità ridotte, una condizione di estrema vulnerabilità che li esponeva al rischio concreto di saccheggi da parte di sciacalli e trafficanti di beni archeologici. I subacquei hanno setacciato due specifiche aree marine dell'isola, localizzando reperti unici riconducibili a un arco temporale vastissimo, compreso tra la tarda età repubblicana romana e l'epoca tardoantica.

Il bottino storico più cospicuo è riemerso nello specchio acqueo antistante cala Guitgia, a una distanza compresa tra i 100 e i 200 metri dalla riva. In appena 3-6 metri di profondità, il team ha recuperato ben 44 pezzi d'arte antica, tra cui due anfore da trasporto parzialmente intatte, colli, anse, puntali di vasellame e un particolare manufatto in piombo, utilizzato in passato con molta probabilità come peso da rete o per il recupero delle ancore. Poco più in là, nei pressi della banchina del molo della Madonnina e a una profondità di circa 10 metri, sono stati portati a galla altri 8 reperti, tra cui tre anfore frammentarie e una preziosa contromarra in piombo.

«Questa operazione dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale la sinergia e la collaborazione tra le istituzioni impegnate nella tutela del nostro patrimonio culturale - ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato -. Grazie a queste attività preserviamo le preziose testimonianze della nostra storia custodite nei fondali, restituendole alla fruizione della collettività».

Ma le sorprese potrebbero non finire qui. Durante le immersioni, sotto lo strato di sabbia, gli esperti hanno individuato alcune anomalie che sembrano ricondurre a vere e proprie strutture di relitti sommersi. La Soprintendenza del mare avvierà a breve ulteriori approfondimenti tecnici per accertarne l'esatta natura e l'interesse archeologico, mentre i reperti già recuperati sono stati affidati alle autorità competenti per le delicate fasi di studio, catalogazione e restauro.