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il gay pride

Allegria per le strade, lotta nella società: il doppio volto del Pride catanese

Sfilando da piazza Borgo a piazza Università, i colori della comunità sfidano l'emarginazione sociale. Il corteo è stato inaugurato dalla lettura dell'irriverente documento politico della “Repuppica antifascista”

27 Giugno 2026, 21:34

Le vie principali della città colorate con le nuance dell’arcobaleno. Musica, balli, divertimento, ma soprattutto la possibilità di gridare a gran voce i diritti che ancora oggi sono negati, soprattutto se si guarda al resto d’Europa. Il corteo del “Gay Pride”, partito da piazza Borgo fino a piazza Università, ha preso il via con la lettura del documento “La Repuppica antifascista”. «Perché questa è la Repuppica che vogliamo - sottolineano gli organizzatori - a misura di ogni persona e che non lasci indietro alcuno. Abbiamo anche stilato la nostra “costituzione” in cui traspare come potrebbe essere il mondo se fosse governato da noi puppi e vi assicuro che sarebbe un mondo bellissimo senza convenzioni sociali, lottando ogni giorno per i nostri diritti».

La prima manifestazione in piazza nasce nel 1994 con la festa dell’orgoglio omosessuale, in quell’occasione venivano ricordate le vittime di Hiv e Aids. «Forse quella è stata la prima volta in cui le persone Lgbtq+ si sono prese una piazza pubblica - dice Dario Accolla, Open e Comitato Pride - Per sei anni non si è più organizzato nel 2000, con l’allora Open Mind, decidemmo di fare il primo Pride, il primo corteo, come lo vediamo oggi, con i carri, le persone per strada e pure questo documento politico».

«Rispetto al passato sicuramente sono cambiate tante cose - afferma Dario De Felice, in passato presidente Arcigay - tuttavia ancora oggi dobbiamo lottare, dobbiamo fare ancora dei Pride perché ci sono dei genitori che uccidono i figli perché sono omosessuali. E sono buoni motivi per cui bisogna scendere in piazza».

«In tempi in cui l’odio sembra diffondersi e sembra incoraggiato e diffondersi, ai catanesi vogliamo lanciare un messaggio: siate con noi. Scendete in piazza e sostenete la comunità Lgbt non solo oggi ma tutto l’anno» aggiunge la presidente Arcigay, Vera Navarria.

«In un momento storico in cui i diritti Lgbt sono costantemente sotto attacco e in un Parlamento che non ci ha mai garantito tutele reali, manifestare è la nostra unica modalità per renderci visibili e per poter continuare, nelle aule dei tribunali, a difendere il nostro diritto di esistere», ribadisce Matteo Mammini di rete Lenford, avvocatura per i diritti Lgbtq+.

Il presidente di Open Catania, Alessandro Motta, ribadisce come il Pride sia il «momento più alto della politica del movimento», perché, sebbene appaia come festa, gioia e allegria, è occasione di alta rivendicazione politica fondamentale. In una società dove, al di là di ogni credo politico, persistono retaggi culturali che tendono a emarginare chi viene percepito come “diverso”, diventa necessario aprire le menti e guardare oltre. È il momento di porsi domande, forse anche scomode e agire concretamente, affinchè l’uguaglianza non sia solo un ideale, ma una realtà che garantisca a tutte e tutti gli stessi diritti.