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Corso dei Martiri, ecco le prime immagini di come sarà Catania dopo l'atteso "risanamento" di San Berillo

La città è pronta ad accogliere un altro masterplan, dopo quello del 2012. Stavolta a redigerlo è l'architetto Marco Casamonti, che stamattina lo ha presentato in Comune

08 Settembre 2026, 12:03

12:51

Un libro di 74 pagine contiene le immagini del futuro di corso dei Martiri della Libertà, la ferita più profonda della città di Catania. «Un parco abitato», con «giardini dell'ombra», corti che combattano le isole di calore, una rambla come a Barcellona, uno spazio privato che può essere attraversato e fruito dal pubblico nelle parole dell'architetto fiorentino Marco Casamonti. Stamattina, a Palazzo degli Elefanti, i nuovi proprietari delle aree di San Berillo da risanare arrivano di fronte al Consiglio comunale e all'amministrazione, col sindaco Enrico Trantino in prima fila, con una promessa di rivoluzione: dopo settant'anni, dopo lo sventramento che la popolazione non ha mai digerito, dopo gli ultimi vent'anni di annunci per lo più rimasti tali, adesso si fa.

E si fa con il contributo di un fondo d'investimento straniero, la progettazione di Casamonti (docente di Progettazione architettonica all'università di Genova e noto a livello internazionale) e la collaborazione di una serie di altre società, tutte coinvolte dal commercialista palermitano Giancarlo Ciacciofera, alla cui holding di famiglia fa riferimento la società Halifax srl. È quest'ultima, infatti, amministrata dall'architetto catanese Enrico Damino, la scatola dentro alla quale sono finite le storiche Istica (Istituto immobiliare Catania) e Cecos (Completamento edilizio corso Sicilia), proprietarie di circa il 75 per cento degli spazi.



«C'è una convenzione che stabilisce i dati quantitativi, che sono inalterati e inalterabili. Cambia la filosofia e cambiano i tempi», spiega l'architetto Casamonti. «Noi progettiamo per la città di oggi e di domani - afferma - Ci sono stati cambiamenti importanti della nostra qualità della vita, ed è ovvio che la riduzione delle parti commerciali che ci ha chiesto l'amministrazione ci ha trovati favorevoli. Abbiamo bisogno di spazi di vita, abbiamo bisogno di spazi da vivere a piedi o in bicicletta». Non è più tempo «autoreferenziale degli architetti», aggiunge Casamonti. Siamo, invece, nel tempo in cui «bisogna pensare a ricongiungere, riconnettere. Il tessuto urbano si chiama così, tessuto, perché rimanda a ciò su cui le nostre nonne facevano i ricami. Catania va ricucita».

L'area di progetto è di 58.889 metri quadrati. Nella relazione dell'architetto Casamonti, si passano in rassegna settant'anni di storia cittadina. E poi si guarda ai numeri: a novembre 2012 viene approvata la convenzione attualmente in vigore, che affida la progettazione all'architetto Mario Cucinella. Nel suo masterplan, che è quello che finora era noto alla popolazione e che adesso sarà sostituito da queste immagini, si prevede la realizzazione di 240.960 metri cubi di opere: 189.439 di spazi residenziali, 32.092 di residenze, seimila di commercio di vicinato, duemila per un museo, 604 per servizi pubblici e il resto, circa 10.825 metri cubi di volume residuo, per le «interconnessioni». 

Nel 2016 il progetto preliminare vede una riduzione della cubatura prevista: in totale diventano 229.510 metri cubi, con altezza massima degli edifici che si ferma a 40 metri per alberghi e abitazioni (almeno da progetto, pare che l'intenzione del Comune sia chiedere una limitazione a 35 metri di altezza). Alla fine, la proposta progettuale presentata oggi in municipio abbassa ancora un pochino, ma è proprio una cosa minima, le cubature: 229.447 in totale. Vengono, però, totalmente ridistribuite, tolte al commercio e date agli alberghi. Di lusso, secondo le previsioni. Quattro stelle come minimo, ma anche cinque stelle e cinque stelle superior. L'obiettivo è attirare chi spende bene. E riempire la città con la "congress hall", che con la sua copertura vorrà richiamare l' anfiteatro romano di piazza Stesicoro, in «una reinterpretazione contemporanea, evocandone la forza geometrica e il carattere aggregativo».

Gli spazi verdi e il suolo dovranno ricordare un riad marocchino, i porticati ad archi richiamare i chiostri come quello dell'ex Monastero dei Benedettini di piazza Dante, i decori sulle facciate dei palazzi serviranno a ricordare elementi barocchi e Liberty. E poi le pietre: quella calcarea e bianca di Noto; quella lavica dell'Etna. Un nuovo masterplan sul quale sognare - e da usare come punto di partenza - c'è, insomma. Ora c'è anche l'attesa affinché non rimanga tale.