Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
16 settembre 2026 - Aggiornato alle 12:17
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

La ricostruzione

Corso Martiri tra passato e futuro: dal referendum del '49 ai render. E la proposta di un vero parco al posto del cemento

Per l'area (privata) "sventrata" 70 anni fa si fa spazio l'ipotesi di un'assemblea pubblica per ridisegnarla. Si trova nel cuore di Catania, e per il promotore Marco Cutispoto bisogna pensare non solo alle ferite del passato ma anche alle reali necessità della città

16 Settembre 2026, 11:28

11:33

Quale futuro per Corso Martiri della Libertà? Dopo la presentazione, nei giorni scorsi, del nuovo masterplan a firma dell'architetto e docente universitario Mario Casamonti, il dibattito su come trasformare l'ampia area - privata - del centro di Catania si è riacceso. E tra le voci più attive c'è quella di Marco Cutisposto, giovane urbanista che da anni si occupa delle vicende cittadine, che ne ricostruisce la storia anche del dibattito, che va avanti ormai da quasi un secolo. L'area venne infatti "sventrata" nel 1956, con il doloroso trasferimento della popolazione in gran parte nel cosiddetto "San Berillo nuovo", l'attuale quartiere San Leone, in zona corso Indipendenza. 

Cutisposto in un lungo post sui social, racconta i punti principali di una storia che ha anche a tratti dominato il dibattito pubblico, di quest'area mai completata in 70 anni. Su cui ci fu anche un "referendum sul mezzo miliardo" (la cifra stanziata per l'opera di risanamento del quartiere considerato malfamato e insalubre) ospitata dal nostro quotidiano "La Sicilia" nel 1949, e che vide la proposta del "rettifilo" da piazza Stesicoro alla stazione la proposta inzialmente meno votata (vedere le immagini in allegato). Nonostante questo l'iter andò avanti proprio per questa soluzione. Ma la vicenda è complessa e affonda le radici, appunto, nel vecchio quartiere di San Berillo, prima del suo sventramento, passando per il concorso del 1931 per collegare Piazza Stesicoro alla stazione e il piano di ricostruzione del 1945 redatto da Gino Nicotra.

Un momento cruciale, come detto, fu il referendum popolare promosso dal quotidiano La Sicilia per decidere come utilizzare mezzo miliardo per un'opera pubblica. Nonostante nella prima graduatoria parziale del 2 agosto emergesse la netta priorità data dai lettori alla realizzazione dell'impianto idrico, a partire dall'11 agosto del 1949 iniziarono a convergere grandi quantità di voti, tramite singole lettere, sulla realizzazione del rettifilo tra la stazione e piazza Stesicoro. Su questo anomalo cambio di rotta pesa, secondo Cutispoto, il forte sospetto che «nei quindici giorni prossimi alla scadenza della consultazione referendaria, sia stata accuratamente pilotata la convergenza dei voti così da ribaltare il risultato che si andava profilando e che vedeva altre opere ritenute prioritarie per importanza e significato urbano».

Il successivo Piano di risanamento Istica del 1951 prevedeva una nuova conformazione urbana, ma controversa: i lavori di "sventamento", come detto, si conclusero nel 1956. E di quell'immensa opera oggi c'è solo realizzata la prima parte, ovvero il Corso Sicilia. Nel gennaio del 1965 l'ingegnere Giuseppe Mignemi, incaricato dei collaudi, bloccò i lavori dopo aver scoperto conteggi inesatti che comportavano perdite di diversi miliardi per il Comune. La cubatura realizzata, infatti, risultava essere di 2.300.000 metri cubi anziché i 1.720.000 stabiliti dalle delibere precedenti, portando a una denuncia alla Procura della Repubblica per peculato continuato per distrazione.

Cutispoto non si occupa del lunghissimo e complesso contenzioso tra privati e amministrazione cittadina (concluso solo pochi anni fa con la firma di una convenzione con le nuove cubature e la realizzazione di alcune aree pubbliche) ma, in sintesi, dopo il blocco dei lavori del 1965, la zona si è progressivamente trasformata in quello che viene ironicamente definito «Corso Martiri dei render». Si sono infatti susseguiti diversi progetti rimasti solo su carta, come il Masterplan dello Studio Fuksas nel 2011 e quello dello Studio MCA (Mario Cucinella) nel 2012. A distanza di quattordici anni dall'ultimo progetto visivo, al consiglio comunale di Catania è stato presentato il terzo render dell'area, quello di Casamonti appunto.

Cutispoto promuove ora un incontro pubblico per parlarne. L'appuntamento è per domenica 4 ottobre 2026 alle 17,30 in Piazza Giovanni Falcone, ovvero la piazza davanti alla parrocchia "Crocifisso della Buona morte" a San Berillo, che si affaccia sul corso dei Martiri della Libertà incompleto. «Il futuro di Corso Martiri della Libertà non può essere deciso solo da privati, senza tener conto di chi abita a Catania, delle reali necessità della città e delle conseguenze che un progetto di queste dimensioni avrà sulle aree limitrofe e sull'intera città», scrive.

«Un vero parco abitato è possibile», continua, ponendo l'obiettivo di avviare un ragionamento collettivo su un'alternativa concreta e orientata al bene comune. La proposta punta alla creazione di un'infrastruttura verde progettata come dispositivo antisismico, basata sul modello dei disaster park giapponesi, da finanziare attraverso un mix di risorse regionali e nazionali di protezione civile. L'opera rientrerebbe nelle attività di prevenzione di competenza del Dipartimento della protezione civile e del ministro Nello Musumeci. Un parco con queste caratteristiche offrirebbe una doppia funzione vitale: fungere da area di raccolta strategica in caso di eventi sismici di grande entità e restituire ai cittadini una vasta superficie verde, fondamentale per contrastare ondate di calore sempre più intense e per godere di uno spazio pubblico aperto a tutta la collettività. All'incontro sono invitati a partecipare attivamente cittadine e cittadini, associazioni, comitati, esperti, commercianti e residenti.