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Il sequestro

Caito, "emerse" tremila tonnellate di materiali edilizi: per la procura "una vera e propria discarica" LE FOTO

Emergono nuovi dettagli dell'indagine sull'inquinamento nella porzione di scogliera catanese. Il fascicolo al momento è a carico di ignoti

18 Settembre 2026, 20:02

20:10

L'indagine sull'inquinamento nell'area della scogliera del Caito è a carico d'ignoti. Emergono nuovi particolari sulla vicenda giudiziaria, anticipata su "La Sicilia", che ha portato ieri al sequestro preventivo di quella che la procura di Catania - attraverso una nota - descrive come «una vera e propria discarica di materiale edilizio di risulta». I militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Catania, appartenenti al Nucleo Operativo di Polizia Ambientale (Nopa) - ieri hanno eseguito il decreto emesso dalla gip Anna Maria Cristaldi, che ha accolto la richiesta avanzata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone. Il sequestro è arrivato al termine di «un'attività di vigilanza e tutela ambientale» avviata dalla Capitaneria di Porto di Catania, assieme ad Arpa Sicilia, Genio Civile di Catania e le competenti strutture della Regione Siciliana, dopo i danni provocati dal passaggio del ciclone Harry per prevenire la dispersione di sostanze inquinanti in mare.

Il mese scorso, durante i lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza del porticciolo privato, la movimentazione di terra e massi «ha fatto emergere - si legge in una nota della Procura - ingenti quantitativi di materiali classificabili come rifiuti, quali sfabbricidi e scarti di natura edilizia, tra cui frammenti di ceramica e laterizi, materiale ferroso e plastico». A questo punto sono stati avviati i dovuti accertamenti di polizia giudiziaria ed è stata acquisita la relativa documentazione tecnica, anche con il coinvolgimento del Genio Civile di Catania e di Arpa Sicilia. Gli approfondimenti hanno consentito di stimare in oltre 3.000 tonnellate il quantitativo di terre e sfabbricidi interessato dalle operazioni di rimozione e smaltimento. Lo step successivo è stato quello di procedere con «la separazione dei massi lapidei destinati al ripristino dell’opera di protezione dalla frazione costituita da sfabbricidi, da gestire secondo la disciplina in materia di rifiuti». 

La procura etnea, una volta avuto contezza dei risultati, ha chiesto al gip di Catania, il sequestro preventivo delle aree interessate dalla presenza dei rifiuti con la finalità di impedire che lo stesso materiale di risulta fosse reimpiegato come substrato della diga foranea. Il personale del Nopa e della Guardia Costiera  ha inoltre sequestrato altre aree dove sono risultate presenti sfabbricidi e altre tipologie di rifiuti. Il sequestro di questa porzione di scogliera (con la conseguente nomina di un custode giudiziario) non rappresenta un ostacolo al recupero delle imbarcazioni. Anche se all'appello ne mancherebbe solo una.