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archeologia

Il mistero risolto del Kouros di Lentini: storia di un capolavoro ricomposto

Dalle alluvioni del 1902 alle collezioni del principe di Biscari, come la scienza archeometrica ha unito la scultura divisa per oltre duecento anni

14 Settembre 2026, 11:59

12:00

Sabato mattina si sono concluse le delicate operazioni di trasporto e allestimento che hanno riportato il celebre Kouros (V sec. a.C.) al Museo Archeologico Regionale di Lentini.

Le fasi più sensibili sono state seguite dal direttore del Parco Archeologico di Leontinoi e Megara, Agostino Messana, e dall’archeologo Massimo Frasca, già docente dell’Università di Catania e membro del Comitato Tecnico Scientifico del Parco.

A garantire la sicurezza del trasferimento erano presenti i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Siracusa, guidati dal luogotenente comandante Fabrizio Murarelli, insieme alle restauratrici del Parco e del Museo “Paolo Orsi”.

Domenica decine di visitatori — tra cui il sindaco di Lentini, Vincenzo Pupillo, rappresentanti dell’amministrazione comunale e di associazioni culturali — hanno raggiunto il museo per rivolgere il proprio “bentornato” all’opera.

«È un momento di grande gioia, la sintesi di un desiderio corale di tutta la comunità al quale abbiamo lavorato in silenzio per mesi», ha dichiarato il direttore Messana, sottolineando come il rientro della statua rappresenti non un traguardo, ma l’avvio di una nuova fase: trasformare il museo in uno spazio aperto di incontro e in un laboratorio di idee per il territorio.

L’archeologo Massimo Frasca ha richiamato l’eccezionale valore storico del manufatto, che testimonia l’ètà di massimo splendore e prosperità di Lentini tra VI e V secolo a.C., quando una facoltosa aristocrazia poteva commissionare, o far giungere in Sicilia, maestranze capaci di scolpire il pregiato marmo greco.

Il giovane greco è il risultato del ricongiungimento di due elementi rinvenuti in tempi e circostanze differenti nel territorio lentinese. La cosiddetta “testa Biscari” — datata al primo decennio del V secolo a.C., in marmo pario e a grandezza naturale — fu scoperta nel Settecento a Lentini, confluita nella collezione del principe di Biscari e quindi trasferita al Museo civico di Castello Ursino a Catania.

Il capo, reciso nettamente sotto il collo, presenta una marcata somiglianza con l’Apollo raffigurato sulle monete cittadine del V secolo a.C., come già osservato da Guido Libertini.

Il “torso di Leontinoi” fu invece ritrovato all’inizio del Novecento nella campagna di Lentini, in seguito alle alluvioni del 1902; rimasto per un periodo in una fattoria, venne recuperato dal marchese di Castelluccio e acquistato nel 1904 dall’archeologo Paolo Orsi per l’inventario del Museo di Siracusa. Già negli anni Trenta del Novecento Libertini, su suggerimento di Ludwig Pollak, propose l’unione dei due reperti, applicando al torso un calco della testa. Nel 2017 una ricerca universitaria ha confermato su rivista scientifica l’anastilosi virtuale in 3D.

La svolta decisiva è giunta nel 2018, grazie all’iniziativa promossa dall’archeologo e assessore Sebastiano Tusa: le analisi petrografiche e archeometriche su micro-campioni hanno accertato che entrambi i frammenti provengono dalla cava di Lakkoi, nell’isola egea di Paro, e, con altissima probabilità, dallo stesso blocco di marmo.

Dalla riunificazione celebrata a Palermo nel 2018, la statua è stata protagonista di una prestigiosa tournée a rotazione tra Catania, Siracusa, Lentini e Atene, dove è stata esposta al Museo di Arte Cicladica tra il 2021 e il 2022.

Il Museo Archeologico Regionale di Lentini è aperto dal martedì al sabato (9-17) e la domenica (9-13); il biglietto intero costa 4 euro, il ridotto 2 euro.

Oltre al Kouros, il percorso espositivo offre un’ampia panoramica che abbraccia la preistoria, le necropoli greche, i santuari arcaici, la sezione medievale dedicata a Federico II e i reperti subacquei.