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Addio a Cesare Melfa, l'ultimo "ciaramiddraru" di Zafferana

Scomparso 44 anni, da nove anni movimentava il Natale con il suono della sua zampogna

Zafferana Etnea "Buon viaggio Cesare … a Natale sentiremo il dolce suono della tua ciaramedda riecheggiare nel cielo". Queste parole le ha postate su facebook Giovanni Di Prima vicesindaco di Zafferana, facendosi portavoce di quanti nella cittadina etnea hanno conosciuto e apprezzato Cesare Melfa o meglio “Don Cecè u ciaramiddaru” che per 9 anni è stato parte integrante del Natale di Zafferana.

Don Cecè purtroppo a soli 44 anni è scomparso stroncato da un male inesorabile ma rimarrà nei cuori dei cittadini tutti che lo hanno sempre accolto e considerato come uno di famiglia. Portava sulle spalle con orgoglio il peso e il valore di una tradizione antica: l’arte du ciaramiddaru (suonatore di ciaramella) e girava per i quartieri cittadini del centro e delle frazioni , scandiva le novene, andava nelle scuole e anche attorno al ceppo natalizio. Cesare definiva la sua arte "una passione impegnativa e faticosa che però era incoraggiata dai sorrisi della gente di Zafferana dove si sentiva di casa e dalla gioia dei bambini che lo chiamavano per nome".

Cesare era un siciliano come quelli di una volta che sapevano industriarsi, adattarsi, reagire e reinventarsi e per questo coltivava le sue passioni e diceva che per farlo "ci vuole forza  di volontà, tenere ben saldi gli obiettivi che si vogliono raggiungere e provare il piacere di vivere la bellezza degli istanti, la bellezza della nostra terra e dei suoi frutti".

Infatti era una persona persona poliedrica e versatile oltre che ciaramiddaru era  musicista particolarmente ferrato per la musica folk, era un esperto architetto specializzato in pianificazione ambientale, territoriale e urbanistica che ha lavorato in Spagna per alcuni anni.

Ma non ha resistito lontano dalla sua Sicilia, dalla sua terra, dalle sue tradizioni, dai suoi limoni "del valore di pochi centesimi" ed è tornato a casa. Cesare diceva "Sono mezzo siculo e mezzo sicano. Da bambino ho amato giocare sporcandomi con la terra, ho osservato le stagioni e aiutato l’uva a diventare vino, crescendo ho scoperto che gli alberi di limone a volte hanno le spine ed è in campagna che ho imparato che con le mani potevo fare tante cose".

Così alcuni beni avuti in eredità dai suoi genitori, un uliveto dalle parti del Lago di Pergusa e un limoneto nei pressi di Acireale tra l’Etna e il mare lo portano a diventare agricoltore e nello stesso tempo a ristrutturare una vecchia abitazione secondo i principi della bioarchitettura dove non ha esitato a trasferirsi e a intraprendere una bellissima avventura di produttore di limoni e anche di zucche e a creare una filiera produttiva coltivando in maniera naturale  secondo i principi della permacultura.

Cesare ha voluto che proprio nel suo limoneto si svolgesse l’ultimo saluto post funerale per celebrare la sua “nuova dimensione“. "Tutti noi - diceva Cesare- siamo  parte del grande mistero. Grazie per questa vita". Le sue ultime parole sono state: "Felice  della vita e circondato d'amore". I suoi  amici hanno rispettato la sua volontà  ballando al ritmo degli strumenti suonati da Cesare , ciaramella compresa e postando un video di questo ultimo arrivederci. Tra i tanti ringraziamenti a Cesare quello di Margherita Fassari: "Il valore che ha dato alla condivisione, al coltivare non solo zucchine, ma relazioni eccoli qui ! Grazie Cecè!Abbiamo apprezzato questo insolito invito a casa tua tra i tuoi limoni".

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