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Gli enigmatici edifici siciliani lasciati a metà: così diventano rovine contemporanee

Di Redazione
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Stadi senza tribune, piscine senz'acqua, parcheggi vuoti, viadotti campati in aria, tunnel senza sbocco, ecc... È infinito il campionario siciliano di di opere incompiute. Edifici lasciati a metà, ormai riavvolti dalla natura che vuole riprendersi i suoi spazi, ma che hanno un fascino misterioso, qualcosa di enigmatico che li ha fatti diventare delle vere e proprie rovine contemporanee.  Durante un viaggio in Sicilia nell'estate del 2006 il fotografo Andrea Masu è rimasto affascinate da queste opere "sospese" e cos' sono diventate una libro - Incompiuto: La nascita di uno stile, a cura di Alterazioni Video e Fosbury Architecture (Humboldt Books) - e ora anche una mostra parte degli eventi collaterali di Manifesta 12 Palermo e di Palermo 2018 Capitale Italiana della Cultura, ai Cantieri culturali della Zisa visitabile fino al 20 settembre.

Incompiuto: La nascita di uno Stile è anche la prima indagine sul più importante stile architettonico italiano degli ultimi 50 anni. Attraverso un’estesa documentazione, raccolta da Alterazioni Video  - Andrea Masu, Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg e Giacomo Porfiri -in 10 anni di ricerca e di interventi sul campo, racconta la prospettiva attraverso la quale rileggere il nostro paesaggio contemporaneo, con 750 opere documentate su tutto il territorio italiano, di cui 250 in Sicilia. Neppure il governo italiano sa per certo quante opere abbandonate esistono, ma il gruppo crede che ce ne siano più di mille.

Sospesi nel tempo, questi edifici sono ciò che rimane dell'era del secondo dopoguerra quando il governo italiano voleva sviluppare opere pubbliche per risvegliare l'economia locale. Le iniezioni di capitali, statali ed europei, hanno provocato un boom di infrastrutture che non sono mai state completate.  Quasi un migliaio di opere in tutta Italia, finanziate con soldi pubblici e rimaste interrotte per i più svariati motivi (errori progettuali, bancarotta, valutazioni economiche inaccurate, drenaggio di fondi) ma che oggi rappresentano un patrimonio culturale e artistico utile a una comprensione più ampia dei rapporti tra il territorio e coloro che lo abitano.

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