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Sant'Agata, "Il camper di Nonna Papera": il "pit stop" dei volontari

E' l'appoggio mobile della Protezione civile di Sant’Agata offerto ai tanti volontari che prestano servizio durante la festa

Catania - Lo abbiamo ribattezzato come il “pit-stop” dei volontari, ma il suo nome in codice è “Il camper di Nonna Papera”: benvenuti nell’appoggio mobile della Protezione civile di Sant’Agata, che permette a chi dona senza nulla chiedere, di rifocillarsi, sostare e usufruire di servizi igienici.


L’idea nasce nel 2005 da un interrogativo di fondo: se i volontari pensano ai devoti, chi pensa ai volontari? E così, da un vecchio camper dismesso della Polizia prese vita l’iniziativa all’interno del gruppo dell’associazione di volontariato “Misericordia” di Ognina. L’ideatore, Girolamo Sinito, trovato il mezzo mise la mano al portafogli e comprò con centomila lire le bottigliette d’acqua che poteva. Dal portafoglio al volante il passo fu svelto e grazie alla disponibilità dell’allora mascotte del gruppo di volontari, il camper riuscì a seguire la Santa e i volontari lungo tutto il tragitto. L’anno seguente il servizio cresce e da acqua e wc si passa a panini imbottiti e bevande calde. Nel 2007 si pensa al nome: Girolamo e l’amico Turi Barbera si rifanno al mondo ovattato della Disney, così che Nonna Papera, la più anziana del clan dei paperi, divenne l’icona di ristoro e disponibilità.
Nel 2010, Sinito fonda l’associazione “Soccorso e Fratellanza” e con il camper del vice presidente Giuseppe Pruiti dà seguito a quella che lui stesso considera «un’ avventura in nome di Sant’Agata. Durante tutto il percorso del Fercolo c’è un esercito di volontari che presta servizio per devozione. È questo il carburante naturale che muove la macchina di “Nonna Papera”. Si iniziò con poco e, all’oggi, grazie all’azione di sempre più donatori, siamo in grado di pensare a pasti e bevande calde. Quest’anno, inoltre, compartecipa al servizio anche l’Amministrazione comunale. I volontari portano il loro affetto e la loro persona, donando il servizio».


Dietro a ogni volontario, però, c’è una storia. Come quella di Girolamo, “Gigi” per i suoi collaboratori, che racconta di essersi avvicinato al prossimo spinto dal pianto di una bambina. «Erano gli anni Novanta e mi trovavo al Policlinico per fare degli accertamenti, quando dalla saletta dove venivano fatte le trasfusioni è uscita una bambina, piangendo e singhiozzando. Pensavo che le mancasse la mamma e, invece, era rimasta senza la sacca di sangue. Mi sono sentito inutile. Uscito dall’ospedale, mi sono diretto alla “Fratres” di Ognina e donai il sangue. Poi, sono entrato in Misericordia e ho iniziato il mio percorso nel mondo del volontariato». Non è stato semplice riuscire a tirare fuori questo racconto perché lo spirito di un volontario è sapersi donare senza nulla dire e pretendere. Oggi, però, si gioca una partita importante: garantire un futuro al volontariato stesso. «I giovani sono diminuiti - afferma Sinito - perché impegnati nella ricerca di lavoro, ma anche a causa di una crisi nei rapporti familiari. La vera sfida di oggi è assicurarsi un ricambio generazionale». Come di consueto, il camper di “Nonna Papera” ha seguito tutta la processione del fercolo e, anche oggi, per l’ottava, testimonia la propria vicinanza ai volontari. Per identificare il camper, si può fare riferimento anche al numero di targa: CT 8211911. Non ci sarà di certo una vecchia papera con in mano una torta appena sfornata ad attendere i volontari, ma il senso intimo dell’iniziativa, grosso modo, è questo.


Abbiamo ritenuto opportuno raccogliere le testimonianze di alcuni di questi “angeli” (che, ribadiamo, preferiscono agire lontani dai riflettori) perché il volontariato, all’oggi, rischia di scomparire. E rischia grosso. Le ragioni, o meglio i fenomeni che hanno provocato questa discesa sono diversi: l’affermarsi di un clima culturale egoistico e individualista, il logorio interiore prodotto da un’estenuante ricerca di lavoro e, di conseguenza, la riduzione del tempo - anche materiale - da dedicare alla gratuità, che sembra essere diventata inutile, ridotta alla stregua di un’esperienza improduttiva se slegata da un progetto imprenditoriale. La novità è, semmai, la legittimazione sociale di tale atteggiamento. La vera sfida è riuscire a scrollarsi di dosso quell’eccesso di individualismo ed egoismo, che dominano cultura e comportamenti in modo trasversale, così che si possa dare un seguito alla cultura del dono. Ai giovani, dunque, rivolgiamo l’invito a essere protagonisti della propria vita, già in famiglia e poi a scuola e fra gli amici. Ai meno giovani chiediamo il coraggio di far comprendere ai ragazzi l’importanza di agire da attore, e non da comparsa, scuotendoli dall’immobilismo. Ecco che il volontario diventa testimone di un mondo più umano, più solidale, più giusto, ricco di amore disinteressato. E gratuito.

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