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Da Bissau a Enxudè sul "barco": destinazione Tite

Il racconto del viaggio di solidarietà della spedizione catanese in Guinea

Di Enrico Ferro*
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«...La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza...dolore e spavento..» recitava così una vecchia canzone di De Gregori degli anni Ottanta. E oggi descrive in maniera incredibile la situazione di chi come noi stamattina ha preso "il barco" per attraversare la foce  del fiume Mansoa, partendo dal porto di Bissau per arrivare sulla riva opposta, a Enxudè.

Dovevamo scegliere se stare in terza classe (costo euro 0,70) nel piano base per trasporto misto con galline, copertoni, secchi enormi di mercanzie varie ma anche con tanti bimbi serenamente assopiti nei colorati bambaran delle madri. Il vocio assordante non subiva flessione neanche per le ventate dei gas di scarico del motore che usciva dalla porta... "sapientemente" lasciata aperta dal personale.

Potevamo andare in seconda classe, al piano sopra (costo euro 1,7). Una ventina di persone. Adulti, tutti maschi. Niente bambini, niente bambaran. Solo un piccolo terrazzo aperto e schiaffeggiato dal vento senza possibilitá di un filo d'ombra.

Poi c'era la prima classe ( euro 3,4). Una saletta a piano rialzato, con aria condizionata, sedie tavolinetti. Abbiamo fatto la... follia
di sceglierla e potere gestire meglio anche le numerose valigie portate con noi. La traversata è di un'ora ed è inutile guardare il mare, l'oceano,  che i detriti sabbiosi del Mansoa rendono una massa giallatra opaca. All'arrivo viene abbassato il ponte che anche questa volta non ha poggiato sul molo, lasciando quello spazio di acqua nel quale rischi di finire tu o le tue valigie.

La discesa delle persone è un fiume in piena. Persone rese altissime dai bagagli portati sulla testa e orientate da richiami di grida sempre più forti. E i bambini continuano a dormire, serenamente nel nido del loro bambaran.

Al porto di Enxudè è festa di colori sgargianti: il rosa del mango, il rosso intenso del cadjù fino al giallo delle piccole e gustosissime banane...frutti posati su ambie stoffe molte colorate.A venirci a prendere è Fabio, il ragazzo brasiliano del Divino Oleiro.  Chi dentro la jeep, chi a cassone attraversiamo felici i 7 chilometri di rettilineo, sterrato sabbioso, che portano alla missione cattolica di Tite.
Comincia così, a Tite, dopo Bula-Dunghur, la seconda parte del nostro viaggio missionario.

*medico pediatra, missionario laico, volontario

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