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Luigi Busà d'oro nella patria del karate

Grande festa ad Avola la città del campione olimpico del kumite ai Giochi di Tokyo. Un tatami come casa per il papà-allenatore Nello, la mamma Giampaola e le sorelle Lorena, Cristina e Stephanie

Di Lorenzo Magrì
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L’urlo liberatorio di Luigi Busà dopo il successo contro il suo avversario di sempre l’azero Rafel Aghayev nella finale per l’oro dell kumite categoria 75 kg, ha fatto scatenare la festa in contrada Palma ad Avola dove vive la sua famiglia. Un tatami come casa quella di Nello Busà il papà di Luigi che a soli 4 anni ha avviato il figlio a questa disciplina che lui aveva cominciato a praticare nel 1972 raggiungendo in pochi anni risultati di valore, salendo sul podio delle più importanti manifestazioni nazionali fino ad arrivare a vestire la maglia azzurra.

«Un sogno realizzato. Un sogno da sempre, da quando Luigi era piccolo e il karate non era alle Olimpiadi - grida Nello che è stato il primo allenatore di Luigi al Centro Arti Marziali di Avola - e adesso dopo aver aspettato a lungo, il Giappone patria del karate ha fatto rientrare questa disciplina ai Giochi. E per fortuna ci siamo rientrati perché forse Luigi avrebbe smesso. Ha vinto tutto: due mondiali, cinque europei e competizioni internazionali a tutti i livelli. Quando si è aperto il discorso Olimpiadi ci siamo riaccesi al grande sogno. La qualifica è stata micidiale: una gara ogni 15 giorni. Lui ha raggiunto la qualifica un anno e mezzo fa. Poi la pandemia e il ritardo di un anno nella competizione, ma non la voglia di arrivare al top e ci siamo riusciti E adesso il sogno si è realizzato: un premio al sua grande carattere».

Nello con la moglie Giampaola è sommerso poi dagli abbracci delle sue figlie con le quali potrebbe formare una vera e propria squadra di karate: Stephanie, classe 1984, è stata la prima a mettersi in luce conquistando titoli a tutti i livelli fino al 2001 quando ha deciso di dedicarsi agli studi e adesso è avvocato ad Avola; Lorena, classe 1986, è stata in corsa per conquistare il “pass” per Tokyo e anche lei veste come Luigi i colori del Cs Carabinieri e Cristina, classe 1991, che da piccolina ha seguito le orme delle sorelle e adesso è un talento del kumite e difende i colori del Gs Fiamme Azzurre.

E la festa continua nella casa di contrada Palma, alla famiglia Busà si uniscono altri parenti, amici e semplici appassionati che vogliono partecipare a questo straordinario momento. «Questa era la finale che sognavo da sempre - continua Nello Busà - Luigi contro il suo rivale di sempre Aghayev che arrivava a Tokyo con un palmares di cinque titoli ridati. Sono stati i due atleti più competitivi al mondo nella categoria 75 chili, dai loro scontri è nata anche un’amicizia e una stima reciproca. La finale che sognavamo noi e tutto il mondo del karate. Una finale storica».

«Questo era il suo sogno - continua Nello - adesso non so cosa vorrà fare. Tra due mesi c'è il mondiale a Baku ma non so come lo vivrà. Deciderà lui».

«Siamo una squadra: la migliore!», grida ancora Nello, che da tecnico oltre ai figli al Centro Arti Marziali di Avola presieduto dalla moglie Giampaola Grienti continua a mandare in orbita giovani talenti. Una squadra - ci dice Nello ancora con le lacrime agli occhi per l’impresa di Luigi - una famiglia numerosa, un team molto forte e determinato. Io e mia moglie Giampaola abbiamo bastato l’educazione dei nostri quattro figli sul senso del dovere, sul rispetto verso se stessi e gli altri, sulla forza d’animo e sull’amore».

L’amore per la famiglia e l’amore per il karate, una miscela che ha dato i suoi frutti e l’oro di Luigi diventa adesso un trampolino di lancio per altri futuri campioni di casa Busà e del Centro Arti Marziali di Avola. Del resto per Nello e la moglie Giampaola in questi anni non è stato difficile trasmettere l’amore per il karate: «La passione è nata con loro visto che sin da piccoli ci hanno dovuto seguire in palestra e quelle mura sono diventati pilastri importanti della loro crescita, della loro maturità e della loro vita.

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