home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

La "stella" tutta siciliana di Massimo Tringali brilla a Parigi

Lo chef originario di Augusta lavora all' Emporio Armani Caffè nell'elegantissimo quartiere della Rive Gauche. Il riconoscimento della Guida Michelin 2018 lo ha conquistato anche con l'aiuto di una squadra tutta siciliana

Brilla a Parigi la “stella” di uno chef siciliano. E’ quella di Massimo Tringali, da Augusta, 38 anni, chef dell’Emporio Armani Caffè in boulevard Saint Germaine, nell’elegantissimo quartiere della Rive Gauche. La Guida Michelin 2018 gli ha appena assegnato una “stella”, la prima tutta sua, da chef. «In realtà è arrivata in maniera inaspettata - racconta - ho sempre lavorato, abbiamo sempre lavorato per la nostra passione, la cucina. Poi, dopo quest’anno durissimo, magari aiutati anche dal palcoscenico parigino, cuore della gastronomia mondiale, abbiamo avuto questa sorpresa e non possiamo che esserne felici».


Com’è arrivato a Parigi?
«E’ stato un giro molto lungo, ho cominciato nel 2001 a fare qui delle piccole esperienze grazie al prof. Pappalardo dell’alberghiero “Federico II di Svevia” di Siracusa che aveva dei contatti e che offriva questa possibilità ai suoi studenti. Ho iniziato in un piccolo albergo, poi in un ristorante italiano stellato e da lì è partita la favola».


Si è portato appresso una squadra siciliana...
«Claudio Oliva, il mio sous chef, è di Solarino, Antonino Di Stefano è di Avola, sono i miei due angeli custodi, hanno fatto dei grandissimi sacrifici. Anche il direttore generale è siciliano, Sebastiano Cirasa, di Siracusa».


Una definizione per la sua cucina?
«Io dico sempre che chi entra all’Emporio Armani Caffé è come se acquistasse un biglietto per l’Italia. Abbiamo un centinaio di prodotti italiani equesta è la nostra forza. Riusciamo a far mangiare ai nostri clienti l’oliva tonda iblea schiacciata come la facciamo in Sicilia, le acciughe di Anzio, la burratina di Andria, lo zafferano e la bottarga di Sardegna, le arance amare liguri, non mi fermerei più».


Nel menù, però, c’è poca Sicilia…
«Perché io mi trattengo, è un ristorante “italiano”, altrimenti qui fuori dovrebbe esserci un carretto siciliano come insegna (ride ndr). Però dipende, io cambio il menù ogni tre settimane, abbiamo i capperi di Salina, il gambero rosso di Mazara, la farina di Tumminìa, abbiamo fatto cassate, cannoli... Devo essere “italiano” ma la verve siciliana non manca mai. Ho fatto assaggiare le sarde a beccafico a Vincent Cassel che è un patito del nostro olio siciliano».


Altri vip ai suoi tavoli?
«Il signor Armani viene due volte l’anno, mangia cose semplici, come gli spaghetti al pomodoro a lui dedicati. Poi c’è stato Jean Todt, la settimana scorsa anche Monica Bellucci. Claudia Cardinale è venuta spesso, una signora molto elegante e simpatica».


Cosa le chiedono?
«Un po’ di tutto, ma oltre ai piatti del nostro menù che è molto di ricerca, io vado spesso in sala e riesco a fare anche delle cose ad personam. I nostri clienti li conosco, so chi non mangia l’aglio, chi non ama il crudo di pesce, chi preferisce il pepe più o meno profumato...».


La sua famiglia è rimasta ad Augusta?
«Sì, ma più mi manca e più trovo la forza per svegliarmi ogni mattina e impegnarmi. Lavoro fuori da sempre, ma ora che c’è mia figlia Altea, quattro anni, tutto è diverso…».


La porterà a vivere a Parigi?
«Noooo, mia moglie fa l’assistente sociale si occupa di tantissime cose, e poi noi abitiamo in campagna, con un agrumeto, trecento piante d’ulivo, c’è mio suocero, ci sono i nonni, abbiamo le galline. Mia figlia si sveglia ogni mattina con gli uccellini che cantano, non la priverei mai di tutto questo. Qui è tutto più “egoista”».


Da qui a dieci anni dove si vede?
«Non saprei. Ho cominciato nel ‘98, sono già vent’anni di cucina. Non m’immagino da nessuna parte, anche perché questo lavoro mi ha insegnato che, forse, il bello è proprio l’incertezza. Certo, tutti facciamo programmi ma, per esempio, non avrei mai immaginato di prendere una stella. Non è assolutamente una cosa facile».


Quindi è un punto di partenza o d’arrivo?
«È un punto di partenza. La stella contribuisce al fatto che i riflettori si spostino un po’ di più verso di te. Io so di aver sudato parecchio ed ho la certezza di aver dato tutto me stesso. Poi ci vuole anche un po’ di fortuna nella vita».


Sul suo profilo facebook ha messo la frase “La fortuna di un uomo è un altro uomo...”, il suo chi è stato?
«Ce ne sono diversi, ma in questo momento il sig. Massimo Mori. A livello gastronomico è un’enciclopedia vivente. È il gestore dell’Armani Caffé di Parigi da 20 anni, mi conosce da un anno, non sa quanto tempo lavoreremo ancora insieme, eppure mi ha regalato dello spazio che poche persone avrebbero concesso praticamente ad uno sconosciuto».


Una stella dedicata a ...
«Avevo già vissuto una seconda stella da secondo chef in Corsica. Da “secondo” fai tantissimo lavoro ma a volte ti danno pochissimo spazio. Io non sono attaccato alla fama e quindi l’ho dedicata a moltissime persone perché so che non avranno, come me, la stessa fortuna di apparire, e un po’ mi dispiace, anche se so che fa parte del gioco».


@carmengreco612

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa