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Maria Carmela e Angelica, forza e perseveranza per far rinascere la storica libreria Prampolini

Le due sorelle catanesi, che qualche anno fa hanno avviato "Vicolo Stretto" in via Santa Filomena, hanno rilevato, nonostante la difficoltà del momento, la libreria ottocentesca di via Vittorio Emanuele a Catania

Catania - Una luce nel buio. Una piccola luce che - si spera - accenda altri focolai di bellezza. Come in un’ideale “pista cifrata” che, uno ad uno, unisce i puntini della rinascita di una via, di un quartiere, di una città. Dal 4 dicembre, quel “puntino” sarà la Libreria Prampolini presa per mano da Maria Carmela e Angelica Sciacca, la libraia “grande” e quella “piccola” di Vicolo Stretto, la libreria che in via Santa Filomena è diventata non solo un punto di riferimento della vita culturale catanese, ma anche un luogo per rinforzare legami sociali. In un momento in cui il mondo dell’editoria è in crisi e Amazon affonda le piccole librerie, Maria Carmela e Angelica hanno scommesso sulla cosa più importante: il capitale umano.

La cosa più gentile che vi avranno detto è che siete delle pazze...
«Appunto. Ma sinceramente, è una cosa che mi imbarazza, non riesco quasi ad interpretarlo. Per me - dice Maria Carmela Sciacca - è come se stessi percorrendo una strada ovvia. Chiaro che l’investimento ci mette ansia, ma mi sembra un percorso naturale per la nostra crescita professionale».

Coraggio, incoscienza, lucidità... Quante notti non ci avete dormito su?
«Ma tuttora non ci dormo - ammette Angelica Sciacca ridendo - continuo a pensare all’importanza di questa libreria e a quello che rappresenta. Poi, penso a come abbiamo avviato “Vicolo Stretto”, quasi da folli, senza pensarci su più di tanto. Lì ci siamo buttate e abbiamo pensato di buttarci anche in questo caso, se avessimo dovuto riflettere tanto, forse, non l’avremmo fatto». «È un rischio, sia chiaro - ammette Maria Carmela, ma ho pensato che, se in 7 anni una libreria piccola di 23 metri quadrati è riuscita a crearsi un pubblico folto, se gli eventi sono così frequentati, se la gente condivide il nostro modo di ragionare sui libri, vuol dire che non dipende solo da quanto si legge, ma soprattutto dal fattore umano, cioè da come tu trasmetti questi messaggi, vale a dire in un modo contemporaneo. Allora, perché non portare tutto questo in una libreria più grande nella quale poter offrire molto di più? Tra l’altro in un quartiere che ha una dinamica completamente diversa da via Santa Filomena? Dove c’è la Prampolini non ci sono ristoranti, lì vince il patrimonio storico, c’è l’Università, il Boggio Lera... è una zona residenziale. Si tratterà di una narrazione diversa sempre dentro la scatola dell’editoria».

LIBRERIA PRAMPOLINI, LA STORIA

La Prampolini ha un vestito dell’Ottocento ed è una libreria antiquaria, come pensate di farla vostra?
«Sarà come scoprire la spalla di un vestito ottocentesco e trovare un “pizzo” - è la metafora di Angelica -. Manterrà la sua veste estetica, faremo un restauro conservativo delle sue scaffalature, i libri antichi rimarranno, però sarà una libreria generalista con le novità editoriali. Nella sala incontri cambieremo le luci, organizzeremo i nostri eventi come abbiamo sempre fatto e attrezzeremo uno spazio polifunzionale con proiettore, microfono, tavoli sociali, luci ad hoc, wi-fi». «Un momento di refresh è necessario - aggiunge Maria Carmela Sciacca - ma la fascinazione della Prampolini è proprio quell’atmosfera data dalle scaffalature a parete alte quattro metri e mezzo che non esistono altrove. Però voglio dare ai ragazzi l’idea che entrando qui dentro, sei a Catania, ma potresti essere anche ad Edimburgo».

Si dice che quando chiude una libreria muore un pezzo di città. Oggi è al contrario, la città è in dissesto e voi comprate una libreria, siete davvero in controtendenza...
«Ma dobbiamo mandare messaggi positivi - risponde Angelica -, la città è di tutti. Il comune è in dissesto? Bene, tutti noi cosa possiamo fare? Noi stiamo dando nuova vita ad una libreria e daremo anche dei servizi che al momento non esistono. Un altro cittadino potrà fare altro. È giusto lamentarsi, ma non serve piangersi addosso. «È una scommessa - afferma Maria Carmela - mi piace l’idea che assieme all’altra libreria antiquaria in via Garibaldi (Fenice ndr) che ha solo due anni, assieme ai ragazzi delle “Tre Vie” (degli appartamenti ristrutturati per turismo in via S. Barbara, ndr), assieme al localino che alcuni amici apriranno per proporre una cucina “simpatica”, ci saremo anche noi. Tutte queste realtà nella stessa zona, secondo me, nel giro di 5 anni, daranno vita ad un altro polo “vivo” di Catania tra via Vittorio Emanuele e via Garibaldi, fino al Fortino. Ho un sacco di amici che pensano di tornare per aprire attività in centro a Catania».

Una libreria è pur sempre un’impresa commerciale, assumerete qualcuno?
«Sì, avremo la nostra prima dipendente. Noi ci divideremo, alternativamente, un mese alla Prampolini e l’altro a Vicolo Stretto».

Il complimento più bello che vi hanno fatto?
«La nostra grafica, Alessandra Rigano, ci ha regalato due tarocchi siciliani, la forza e la perseveranza. Non siamo noi?».

Foto di Orietta Scardino

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