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La guerra è finita nel 1945 ... ma non per tutti!

Di Redazione
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Secondo la legge italiana le pensioni di guerra sono un “atto risarcitorio, di doveroso riconoscimento e di solidarietà da parte dello Stato nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell'integrità fisica o la perdita di un congiunto”.

Contrariamente a quello che di solito si pensa, si tratta di una platea di persone ancora piuttosto numerosa, anche a distanza di così tanti anni dalla guerra: mentre infatti gli ex militari sono ormai in numero esiguo, per i civili il discorso è diverso, perché tanti di loro furono colpiti in tenerissima età durante lo svolgimento della Seconda Guerra Mondiale e, inoltre, non pochi rimasero vittime anche nel dopoguerra a causa dei numerosissimi ordigni bellici rimasti sul territorio che ancora oggi, seppur con minore incidenza, continuano a provocare incidenti, anche mortali. L’esistenza quindi, ancora oggi, di migliaia di pensionati di guerra non è il frutto di chissà quale stranezza, come ogni tanto capita di leggere su articoli poco informati sull’argomento, ma è la conseguenza degli effetti devastanti della guerra moderna sulle popolazioni civili, effetti che si protraggono per anni e generazioni anche dopo la fine delle ostilità.

Le pensioni di guerra, erogate dal Ministero dell’Economia, si distinguono in pensioni dirette (erogate a coloro che hanno sofferto una o più invalidità per causa bellica, spesso cecità e mutilazioni) e pensioni indirette (erogate a coloro che hanno perduto un congiunto, coniuge, figlio o genitori sempre per fatto bellico). Un trattamento specifico è poi previsto per i deportati nei campi di sterminio e per i perseguitati razziali e politici. I trattamenti pensionistici di guerra sono in genere di importo modesto: l’85% dei titolari percepisce meno di 6.000 euro l’anno e oltre il 50% meno di 3.000 euro l’anno. Per dare degli esempi concreti, un mutilato che ha perso una gamba per causa di guerra ha una pensione di 613 euro al mese; chi ha avuto delle gravi cicatrici sul viso comportanti notevole deformità ha una pensione di 272 euro al mese; una vedova di guerra percepisce normalmente 386 euro al mese; un genitore che ha perso il figlio 186 euro al mese.

In assenza di provvedimenti specifici, che datano ormai a quasi 30 anni fa, il valore reale di questi trattamenti pensionistici, peraltro parametrati su un criterio non più attuale – quello della diminuzione della capacità lavorativa –, ha subito una progressiva riduzione negli ultimi decenni, a causa del divario tra l’inflazione reale e l’adeguamento automatico annuale degli importi, fino a divenire ormai inadeguato a svolgere la funzione risarcitoria voluta dalla legge.

Questa speciale funzione delle pensioni di guerra le rende differenti da tutte le altre pensioni, sia previdenziali che assistenziali e ha come logica e necessaria conseguenza la estraneità dei trattamenti pensionistici di guerra dal concetto di reddito, trattandosi in sostanza non di un arricchimento ma di una riparazione del danno sofferto, senza alcuna colpa, a causa delle vicende belliche, sia esso una invalidità oppure la perdita di un congiunto. È questo il motivo per cui tutti i trattamenti pensionistici di guerra per legge “sono irrilevanti ai fini fiscali, previdenziali, sanitari ed assistenziali ed in nessun caso possono essere computati, a carico dei soggetti che le percepiscono e del loro nucleo familiare, nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la concessione di esoneri ovvero di benefici economici e assistenziali”.

Purtroppo però anche sotto questo profilo negli ultimi anni si è verificata una erosione dei diritti delle vittime di guerra perché la natura risarcitoria delle loro pensioni è stata disconosciuta per la concessione dell’assegno sociale e per il calcolo dell’ISEE. Quest’ultima è una grave incoerenza normativa che ha bisogno di essere sanata al più presto, soprattutto in funzione dell’attuale situazione di grave emergenza sanitaria, sociale ed economica, dato che essa va a danneggiare la parte più indigente di una categoria – quella delle vittime civili di guerra – che già di per sé è caratterizzata da una particolare situazione di fragilità e che ha sofferto e soffre tuttora in modo rilevante la crisi che si è venuta a creare.

Si tratta di una anomalia che in non pochi casi ha addirittura l’effetto di penalizzare i titolari di pensione di guerra a basso reddito rispetto la generalità dei cittadini. Così è accaduto, ad esempio, alla Signora M.R. vedova di guerra senza altri redditi che a causa della pensione che riceve a tale titolo non può accedere all’assegno sociale, finendo con il percepire complessivamente una somma inferiore a quanto avrebbe avuto senza pensione di guerra! La Signora M.R. non può neanche esercitare un diritto di opzione, non previsto dalla legge, ma solo rinunciare definitivamente alla pensione di guerra, cosa che non vuole fare per il valore simbolico che questo trattamento ha per lei.

Quello della Signora M.R. è solo uno dei tanti casi di questo genere di cui l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ha avuto notizia. È per questo motivo che l’Associazione sta da anni cercando di ottenere dallo Stato il completo riconoscimento della natura risarcitoria delle pensioni di guerra, insieme a un loro adeguamento alla più moderna e completa concezione del “danno alla persona” che si è affermato in tutti gli altri settori del diritto. Sono molti gli emendamenti presentati in tal senso dalla maggior parte delle forze politiche in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, ai vari decreti urgenti varati in questi mesi dal Governo, senza tuttavia ottenerne l’approvazione. Auspichiamo che il Governo se ne faccia finalmente carico e risolva questa grave iniquità sociale nella prossima Legge di Bilancio che il Parlamento si accinge ad esaminare.

Chi sono oggi le vittime civili di guerra in Italia?

I conflitti armati non si concludono con la firma dei trattati di pace ma lasciano un segno profondo per decenni. Queste tre storie, così simili ed eppure così lontane nel tempo, sono la prova più evidente di come ormai per la popolazione civile i conflitti armati non si concludono il giorno dopo la firma dei trattati di pace. Infatti, la trasformazione della natura delle guerre, che a partire della Seconda Guerra Mondiale hanno come principale obiettivo la popolazione civile, ha causato un aumento esponenziale dell’uso capillare di armi a largo raggio e/o a larga diffusione, primo fra tutti il massiccio ricorso ai bombardamenti a tappeto. Questo fenomeno ha tra le sue tragiche conseguenze la presenza per decenni di numerosissimi ordigni bellici nascosti nel terreno e perfettamente funzionanti. Per dare una idea della vastità di questo fenomeno, si consideri che ancora oggi vengono ritrovati in media circa 60.000 ordigni di origine bellica ogni anno la cui bonifica, solo per fare un esempio, ha comportato nell’ultimo anno l’evacuazione di oltre 120.000 abitanti. È questa la ragione per cui il picco del numero delle pensioni di guerra in pagamento è stato raggiunto solo quasi alle soglie degli anni ‘70 e per cui a tutt’oggi, a distanza di 75 anni dalla fine dell’ultimo conflitto sul territorio italiano, vi sono ancora così tante vittime civili di guerra, molte delle quali sono rimaste infortunate nel dopoguerra. Si tratta di un fatto per nulla conosciuto dall’opinione pubblica e dai mezzi d’informazione e che non viene mai considerato, proprio perché non noto, quando si commenta con stupore, e a volte anche con ingiustificata ironia, la circostanza che nel 2020 vi sono ancora persone che percepiscono trattamenti pensionistici di guerra.

Giuseppe Castronovo

Favara, Agrigento, 26/6/1944: ho 9 anni e sto giocando, insieme a un mio coetaneo, nelle campagne di Favara, il comune dell’Agrigentino dove sono nato. è qui che troviamo un oggetto, la cui forma ci fa pensare ad una penna stilografica: in realtà è un micidiale ordigno esplosivo, dall’aspetto volutamente ingannatore. L’ordigno ci scoppia in mano ed io perdo per sempre la vista, mentre il mio compagno perde una mano, rimanendo però gravemente segnato dallo shock subìto, tanto da morire poco tempo dopo.

Oggi Giuseppe Castronovo è Presidente Nazionale dell’ANVCG – Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra

Ersilio Derna

San Giorgio la Molara, Benevento, 2/5/1978: ho 13 anni e, insieme ad un mio amico coetaneo ed a mia sorella, mentre giocavo all’interno di alcuni ruderi del mio comune, San Giorgio la Molara (Benevento), tra le pietre scorgo un oggetto di colore rosso che mi incuriosisce. Lo prendo ed insieme agli altri iniziamo a giocarci smontandolo. Una volta aperto, estraiamo la parte interna e la poggiamo a terra. Successivamente mia sorella ed il mio amico si sono allontanati ed io, invece, mi sono inchinato per raccogliere i pezzi che sono esplosi dilaniando il mio braccio e causandomi varie cicatrici in tutto il corpo.

Oggi Ersilio Derna è Presidente della sezione di Benevento nonché Consigliere Nazionale dell’ANVCG

Nicolas Marzolino ­

Novalesa, Torino, 2/3/2013: ho 15 anni e, insieme ai miei amici Lorenzo e Stefano, decido di dissodare un terreno incolto per piantare delle patate. Stiamo già pensando alla festa di settembre: qui a Novalesa, in Val Cenischia provincia di Torino, i ritmi ed il lavoro sono spesso legati alla terra ed ai cicli naturali. Ad un tratto Lorenzo nota un aggeggio rosso, con un tappo metallico. Iniziamo a scherzare sulla sua forma, che ricorda un lumino da chiesa, e decidiamo di smontarlo. Esplode, lasciando me e Lorenzo senza la vista. Io perdo anche una mano.

Oggi Nicolas è socio dell’ANVCG e collabora con l’associazione nelle attività di prevenzione al rischio nelle scuole in materia di ordigni bellici inesplosi

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ANVCG

L’ANVCG, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, è nata nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, ed ha per legge la rappresentanza e tutela in Italia delle vittime civili di guerra e delle loro famiglie.

Una categoria che conta ancora oggi decine di migliaia di mutilati, invalidi, ciechi, vedove ed orfani per causa di guerra, molti dei quali divenuti tali a distanza della fine della guerra a causa degli ordigni bellici di cui è rimasto disseminato il nostro paese. Oggi l’Associazione, oltre ai tradizionali compiti di assistenza e tutela della categoria è particolarmente attiva, anche in campo internazionale, nella promozione della cultura della pace e nel rafforzamento della solidarietà verso tutti i civili colpiti da guerre e conflitti in tutto il mondo. Svolge attività di advocacy ed è impegnata in numerosi progetti umanitari e di cooperazione, anche in collaborazione con istituzioni e organizzazioni operanti per la tutela dei diritti umani.

Dal 2017 l’ANVCG è parte della rete italiana ed internazionale “INEW - International Network on Explosive Weapons” contro l’impiego delle armi esplosive nei conflitti urbani e coordina in Italia la campagna di sensibilizzazione sul tema - di cui fanno parte anche la Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna Italiana contro le Mine - allo scopo di promuovere l’adesione dell’Italia alla Dichiarazione politica internazionale contro le armi esplosive.

La naturale attenzione e solidarietà verso il dramma vissuto dalle vittime civili delle guerre contemporanee, ha portato l’associazione ad istituire al proprio interno “L’Osservatorio”, un centro di ricerca sulle vittime civili dei conflitti. L’intento del centro è quello di documentare le violazioni di massa dei diritti umani in guerra, mantenere un archivio sulle vittime dei conflitti contemporanei e promuovere la conoscenza sulle tematiche della protezione dei civili nei conflitti armati, dell’assistenza alle vittime di guerra e del Diritto Internazionale Umanitario.

Tra le altre iniziative dell’Associazione va ricordato il progetto “De-Activate”, campagna di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole in materia di ordigni bellici inesplosi, realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’ANVCG ha inoltre in essere un protocollo di intesa con il Ministero della Difesa per la mappatura degli ordigni bellici inesplosi sul territorio nazionale.

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra opera in tutto il territorio nazionale con le sue oltre 100 sedi periferiche tra sezioni provinciali, regionali e fiduciariati.

L’impegno anche in campo internazionale dell’ANVCG è stato riconosciuto da ultimo dalle legge 25/01/2017 n°9 che ha istituito la “Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo”, che si celebra ogni 1° febbraio e che attribuisce espressamente all’Associazione e al suo Osservatorio, attraverso un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, il compito di determinare gli indirizzi per il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado sulle tematiche della Giornata.

Attualmente il Presidente Nazionale è il Cavaliere di Gran Croce Avv. Giuseppe Castronovo - cieco civile di guerra dall'età di 9 anni - eletto dal Congresso Nazionale tenutosi a Roma il 3-5 dicembre 2018.

La sede nazionale dell’ANVCG si trova a Roma, in via Marche, 54. Tel. 06/5923142. E-mail info@anvcg.it. www.anvcg.it

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