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La Nazionale di poker che “parla” siciliano: ottimo argento al Mondiale

Quattro dei sei azzurri della selezione che ha partecipato alla Rassegna iridata di Oxford sono isolani. Battuti solo dagli inarrivabili irlandesi, staccati inglesi e spagnoli

C’è anche una Italia che ai Mondiali, a differenza di quella del calcio, c’è andata e che, con una squadra “a trazione” siciliana, ha fatto pure un figurone conquistando – dietro l’inavvicinabile Irlanda –un secondo posto che all’inizio dell’avventura sembrava impossibile.

E in effetti gli ingredienti per una bella favola ci sono proprio tutti a cominciare dalla location, quell’Oxford, la patria inglese del maghetto Harry Potter, che ha appena ospitato il Mondiale di match poker, l’unica disciplina (insieme al bridge) che si gioca con le carte e che è considerato uno sport. La Nazionale italiana – composta da sei giocatori –ha in apertura superato il taglio della prima fase (chiusa al quarto posto) per poi, nella sessione finale, riuscire a superare quasi sul filo di lana la Spagna (arrivata poi terza) e l’Inghilterra. Quattro azzurri su sei parlano siciliano: Mario Sfameni di Milazzo, Massimo Majolino di Messina, Giuseppe Grimaldi di Agrigento e Antonio Parlavecchio di Barcellona Pozzo di Gotto. Con loro il capitano Isodoro Alampi di Reggio Calabria e Silvio Pizzarello di Trieste.

«Il nostro risultato è meritato ma è stato davvero sorprendente – ha detto Giuseppe Grimaldi, architetto agrigentino con la passione per il poker sportivo e per il fantacalcio (che peraltro condivide anche con Sfameni e Majolino, ndr) – perché gli irlandesi sono tutti giocatori professionisti che nell’ultimo anno hanno vinto cinque milioni di dollari giocando al Texas sia live che on line. Ma sono professionisti anche gli spagnoli e semiprofessionisti sono gli inglesi».

Per dare un’idea, il capitano degli irlandesi è infatti Andy Black, uno che una decina di anni fa è arrivato quarto alle World Series of Poker in America incassando un assegno di 1,7 milioni di dollari. Qui però, essendo stata la prima edizione della NationsCup, si è giocato per la gloria o quasi. Solo gli indiani, che non hanno fatto una gran bella figura, sono stati selezionati al termine di un reality che MTV India ha trasmesso per un anno coperti da generosissimi sponsor. Ma il match poker è uno sport a tutti gli effetti solo da ottobre, da quando cioè il Gaisf (ente mondiale al quale fa riferimento anche il Coni) lo ha riconosciuto.

Il sistema di gioco infatti ha completamente eliminato la componente della fortuna perché – sintetizzando – tutti i giocatori hanno le stesse mani e dunque non solo è importante vincere, anche saper limitare i danni quando le carte non sono esattamente da urlo. E al termine della sessione c’è un punteggio che si somma a quello delle altre. E il bello è che non è un circo fatto da buontemponi: il patron della Federazione internazionale è Patrick Nelly, l’uomo che ha sostanzialmente introdotto gli sponsor nel mondo del calcio. Quindi non esattamente uno sprovveduto.

«E' stata una esperienza fantastica – ha detto Mario Sfameni, farmacista di Milazzo - e servirà per il lancio del Campionato Italiano nel 2018. La Federazione Italiana Gioco Poker ha l’obiettivo di avere per il 2020 un campionato nazionale con una struttura simile a quella del calcio. Dalle squadre della futura serie "A" il selezionatore creerà la Nazionale che disputerà il campionato Europeo e quello Mondiale. Il progetto è sicuramente ambizioso perché l’obiettivo è la futura partecipazione alle Olimpiadi. Sognare si può».

Ma i sogni, almeno nel match poker, si possono realizzare. Basti pensare che la Nazionale azzurra al termine della sua ultima sessione (sono state in tutto undici da 32 mani ciascuna) ha lasciato il “tavolo” convinta del quarto posto. E’ stato solo in serata, durante la cerimonia di proclamazione, che i nostri giocatori hanno saputo dell’incredibile secondo posto: «Noi siamo andati via prima di Spagna, Inghilterra e Irlanda che ci precedevano – ha raccontato Giuseppe Grimaldi - Eravamo sicuri del quarto posto. Ma poi hanno cominciato a comunicare la classifica. “Al quarto posto l’inghilterra!” e abbiamo cominciato a urlare. “Al terzo posto la Spagna!” e lì è successo il finimondo. E’ stata un’emozione incredibile». Magari non esattamente come il rigore di Grosso a Berlino, ma l’emozione per i “nostri” sei è stata uguale.

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