7 febbraio 2026 - Aggiornato alle 15:06
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I GIOCHI INVERNALI

Milano-Cortina, l’“Armonia” che accende due fiamme: le immagini più belle di un’apertura senza precedenti

Un viaggio tra arte e sport che ridisegna il rito olimpico: due bracieri, quattro sedi collegate e una “sinfonia” italiana che unisce Canova a Puccini, Verdi e Rossini, fino a Raffaella Carrà, con le voci di Andrea Bocelli, Pierfrancesco Favino, Ghali e altre star

07 Febbraio 2026, 09:46

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L’istante che resterà impresso non è un singolo lampo di pirotecnica, ma il silenzio prima del primo battito: il buio di San Siro, la sagoma dei grandi tubi-colore sospesi come spremuti dal cielo, l’eco di una “Armonia” che promette di tenere insieme differenze e distanze. Poi, il respiro collettivo di 67 mila persone — cifra record per un’Olimpiade invernale — rompe la quiete e innesca un meccanismo scenico pensato per una cerimonia diffusa, in dialogo continuo con Cortina d’Ampezzo, Livigno e Predazzo. È l’apertura dei Giochi Invernali Milano-Cortina 2026 di ieri sera lo stadio milanese all’ultima grande recita, e l’Italia che si mette al centro del palcoscenico globale riscrivendo il rito più codificato dello sport.

“Armonia”: un’idea che diventa architettura scenica

La parola-chiave è “Armonia”: nel suo significato più concreto — legare, connettere — e in quello più poetico, cioè far convivere toni e voci diverse senza appiattirle. È la bussola creativa del team guidato da Marco Balich, artefice di un impianto narrativo che porta la città e la montagna a specchiarsi l’una nell’altra, Milano e Cortina come due movimenti della stessa partitura. Il concept, annunciato nei mesi precedenti, si fa gesto scenico: quattro rampe che dal cuore di San Siro immaginano collegamenti verso gli altri cluster; una sfilata pensata per essere davvero partecipata da chi compete lontano da Milano; e, soprattutto, il segno storico dei due bracieri accesi in simultanea. È la prima volta ai Giochi.

Nel racconto confluiscono gli archetipi del Made in Italy: design, moda, gusto, opera, ricerca. I riferimenti visivi a Leonardo da Vinci si intrecciano con le forme neoclassiche di Antonio Canova (in scena copie monumentali), mentre la musica scivola da Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Gioachino Rossini alla cultura pop firmata Raffaella Carrà. A dettare ritmo e misura, un cast imponente: oltre 1.300 tra professionisti e volontari, 1.400 costumi, 500 musicisti, un dispositivo che rende l’apertura una “macchina-teatro” in costante metamorfosi.

San Siro pieno: il rito collettivo dei 67 mila

Lo stadio è un’onda. I 67 mila biglietti venduti fanno segnare il tutto esaurito e, secondo gli organizzatori, il miglior dato di sempre per un’apertura olimpica invernale. È il colpo d’occhio che conferma la scommessa: portare il cuore della cerimonia in un tempio del calcio che si avvia al canto del cigno, trasformato per una notte in una grande cavea d’opera a cielo aperto. San Siro diventa “strumento musicale” su cui far scorrere immagini e suoni, mentre i collegamenti con Livigno, Predazzo e Cortina ampliano l’abbraccio.

Due bracieri, un simbolo che raddoppia

Il momento che riscrive i manuali arriva con l’accensione simultanea dei due bracieri, a Milano sotto l’Arco della Pace e a Cortina d’Ampezzo in Piazza Dibona. I calici di fuoco, ideati da Marco Balich con Lida Castelli e Paolo Fantin, sono sculture cinetiche ispirate ai “Nodi” leonardeschi: si aprono e si richiudono come fiori meccanici, custodendo la fiamma in un cilindro di vetro e metallo con soluzioni a basso impatto acustico e visivo. A Milano l’ultimo passaggio è firmato da due icone dello sci azzurro, Deborah Compagnoni e Alberto Tomba; a Cortina, la protagonista è Sofia Goggia. È un gesto che unisce e che — dal 7 febbraio — diventa rito quotidiano all’Arco della Pace, con micro-spettacoli ogni ora tra le 17:00 e le 23:00 fino al 22 febbraio.

Voci e volti: quando la musica incontra la pagina

La drammaturgia musicale è un viaggio negli alfabeti sonori italiani e internazionali. Sul palco di Milano sfilano Andrea Bocelli e Laura Pausini, in dialogo con la potenza lirica della tradizione; si incrociano le presenze della star americana Mariah Carey e del pianista Lang Lang; la voce barocca di Cecilia Bartoli e il coro di voci bianche della Scala innalzano l’Inno Olimpico; quindi arrivano le parole interpretate dall’attore Pierfrancesco Favino e la narrazione scenica di Sabrina Impacciatore. La colonna pop si allarga al linguaggio urbano di Ghali, che in più lingue consegna al pubblico un messaggio di pace e inclusione coerente con il filo conduttore della serata.

Le immagini che restano

  1. I tre “tubi” di vernice — rosso, giallo, blu — sospesi, da cui “cola” una cromia primaria che accende il campo e richiama il laboratorio di un pittore: una sintesi visiva dell’Italia che crea e mescola linguaggi.
  2. Le grandi “teste” dei tre compositoriVerdi, Puccini, Rossini — condotte in scena da una attrice in veste di maestra concertatrice: la musica colta trattata come icona pop.
  3. I danzatori dell’Accademia del Teatro alla Scala che mimano i gesti degli sport invernali attorno ai Canova sovradimensionati, con Amore e Psiche come emblema di una unione che attraversa il tempo.

Una cerimonia “diffusa”: la sfilata che non esclude

La scelta di suddividere la Parata delle Nazioni tra San Siro e i cluster di Cortina, Livigno e Predazzo non è solo una soluzione logistica. È un cambio di paradigma: gli atleti che competono lontano da Milano possono prendere parte al rito d’esordio senza trasferte estenuanti. Per gli sport del “freddo” tecnico — slittino, bob, skeleton — è un’apertura “a misura di atleta” che evita ore di pullman tra Dolomiti e capoluogo lombardo.

I numeri della “macchina” e la regia delle emozioni

Dietro il colpo d’occhio, una macchina produttiva millimetrica: oltre 1.300 interpreti e volontari da 27 Paesi, 950 addetti tra staff e forza lavoro, 1.400 costumi cuciti su 182 disegni originali, un’orchestra di 500 musicisti, un palinsesto di oltre due ore. Sulla platea globale si affaccia un pubblico televisivo stimato in oltre 2 miliardi di persone collegate. Numeri che rendono l’idea dell’ampiezza del perimetro, ma che soprattutto spiegano la cura con cui ogni segmento sonoro e visivo è stato incastrato nel successivo.

L’eco del Made in Italy: dal gesto alla materia

Il racconto non è solo immagine. Le uniformi dei 18 mila volontari, disegnate per apparire come un piccolo “team nel team”, evocano appartenenza e riconoscibilità. Il design dei bracieri — in alluminio aeronautico, con 244 snodi e 1.440 componenti — fa dialogare tecnica e poesia. L’Inno di Mameli intonato da Laura Pausini e la sequenza lirica affidata a Bocelli non compongono una cartolina, ma un lessico espressivo capace di passare dall’opera al pop e ritorno. In mezzo, l’alfabeto visivo di Leonardo, l’ordine neoclassico di Canova e la leggerezza contagiosa di Raffaella Carrà, perché cultura alta e cultura popolare sono due facce della stessa costruzione identitaria.

Le presenze istituzionali e il messaggio globale

Nel Presidential Box siedono il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la presidente del CIO Kirsty Coventry, capi di Stato e di governo, a rimarcare la centralità del messaggio olimpico: tregua, dialogo, rispetto. Se lo stadio vibra di spettacolo, la politica inevitabilmente fa capolino — tra aplausi, qualche fischio e un’attenzione mediatica accesa — ma resta sullo sfondo rispetto al tema principale: usare il linguaggio delle arti per restituire al mondo l’idea di un’Italia accogliente, creativa e inclusiva.

La staffetta prima del fuoco: il viaggio che prepara l’istante

Il rito dell’accensione è il culmine di un percorso lungo 63 giorni, oltre 60 città attraversate e migliaia di chilometri percorsi dalla Fiamma Olimpica. A Milano e Cortina tutto converge per un finale “a due voci” che è anche la firma grafica dell’edizione 2026. Dall’Arco della Pace, dal 7 febbraio, il braciere offre ogni sera un breve spettacolo che diventa appuntamento cittadino; a Cortina, la fiamma scandisce le ore del programma in Piazza Dibona, nel cuore della conca ampezzana.

Le star e i momenti clou: tra arie immortali e hit popolari

  1. La presenza di Mariah Carey aggiunge un tassello internazionale alla tavolozza, tra un omaggio in italiano e un brano recente del suo repertorio, in dialogo con la sensibilità della serata.
  2. Andrea Bocelli incarna la continuità tra opera e sport: voce “architettonica” capace di reggere lo spazio aperto di San Siro e di parlare a platee globali.
  3. Pierfrancesco Favino attraversa la pagina poetica italiana — un ponte tra letteratura e agonismo — mentre Sabrina Impacciatore orchestra uno storytelling che rende pop la storia dei Giochi invernali.
  4. Con Ghali, il linguaggio urbano diventa veicolo di pace e coraggio civile, spingendo l’“Armonia” fuori dallo stadio, verso chi guarda dalle fan zone o da casa.

Un’eredità più ampia del recinto olimpico

Questo progetto non si esaurisce con lo spegnimento della fiamma il 22 febbraio. L’aver ideato una cerimonia multilocale — con due bracieri e quattro sedi collegate — apre una riflessione sul futuro dei mega-eventi sportivi: come ridurre gli spostamenti superflui degli atleti, come “abitare” luoghi non contigui con un’unica drammaturgia, come far vivere simboli non più monolitici ma diffusi. In controluce scorre anche il destino di San Siro, che questa notte si è congedato dal suo pubblico globale con la sua ultima, monumentale performance.

Cifre, simboli, responsabilità

  1. 67.000 spettatori a San Siro: sold out e primato per un’apertura invernale.
  2. Oltre 1.300 artisti e volontari, 1.400 costumi, 500 musicisti, più di due ore di spettacolo.
  3. Due bracieri sincronizzati, Arco della Pace e Piazza Dibona, struttura dinamica ispirata ai Nodi leonardeschi, in alluminio aeronautico.
  4. Un’audience globale stimata oltre i 2 miliardi: la responsabilità di comunicare non solo bellezza, ma anche valoripace, inclusione, rispetto.

Perché questa apertura conta

Nella stagione degli eventi-continente, Milano-Cortina propone una via italiana alla complessità: non rinnega lo spettacolo, ma lo usa come linguaggio comune per ricordare che lo sport è prima di tutto incontro. Mette in scena la tradizioneopera, neoclassico, Leonardo — e la contamina con il pop e l’urban, senza temere la frizione: è in quell’attrito che nasce l’Armonia. E quando, in un cielo già striato di fuochi, si accendono insieme i due cuori di fiamma, l’immagine è chiara: l’Italia può essere ponte — tra città e montagna, tra cultura alta e strada, tra memoria e futuro — se accetta la sfida di tenere insieme, non di dividere. È la lezione più politica, e al tempo stesso più umana, del suo 6 febbraio 2026.