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Dentro il mondo clandestino dei combattimenti tra cani: anche in Sicilia le ”arene degli orrori”

Il motore criminale sono le scommesse. Intervista con il criminologo della Lav, Ciro Troiano

Di Laura Distefano |

Se ne parla poco. Troppo poco. Rispetto agli organizzatori delle corse clandestine di cavalli, esposti e sfacciati sui social, gli organizzatori di combattimenti tra animali sono riusciti a mantenersi più defilati. E quindi fuori dai radar degli investigatori. Il fenomeno criminale c’è ed esiste anche in Sicilia. Anzi questa Regione, come emerge da alcune inchieste, avrebbe una rete organizzativa capace di attirare spettatori e scommettitori anche fuori dai confini siciliani. Un fenomeno criminale che rientra tra le zoomafie, termine coniato nel 1996 da Ciro Troiano, criminologo della Lav che ogni anno redige un report con un capitolo dedicato proprio ai “combattimenti”. La Sicilia, purtroppo, è terra di queste orripilanti pratiche. E ci sono tanti criminali, senza scrupoli, che cercano di arricchirsi sulla pelle degli animali. I social sono il mezzo per organizzare gli incontri. Circuiti chiusi: un Fight Club dove vige la regola del silenzio. La normativa esiste, forse però andrebbero potenziati gli strumenti di indagine e repressione.

In Sicilia il fenomeno dei combattimenti di animali è diffuso?

La più importante inchiesta sui combattimenti tra cani degli ultimi anni è stata svolta proprio in Sicilia, a Canicattì. E questo è un dato da cui partire. Sicuramente si tratta di un crimine, quello dei combattimenti, comune in molti ambiti delinquenziali regionali. Se aggiungiamo poi che negli anni passati in Sicilia ci sono state diverse operazioni di polizia tese alla repressione del fenomeno, il quadro che emerge non è rassicurante.

Cosa è emerso dall’inchiesta di Canicattì?

A Canicattì già negli anni passati sono stati registrati precedenti simili. La novità è che è stato interrotto un combattimento mentre era in corso e colti in fragranza i partecipanti. Interessante è che tra le persone fermate e denunciate vi erano pregiudicati non solo provenienti da altre province siciliane ma anche da altre regioni, cosa che denota una forma organizzativa non di poco conto.

Da quali altri parti della Sicilia come Lav avete segnalazioni?

Ad onor del vero le segnalazioni arrivate negli ultimi anni sono poche e generiche, ovvero con pochi elementi utili per improntare un’attività investigativa. Ciò non toglie, ovviamente, che ad altri soggetti, associativi o istituzionali, siano arrivate segnalazioni più significative.

Si fanno solitamente in zone impervie e difficili da individuare?

Guardi, sono stati registrati in passato combattimenti in garage, sui terrazzi di palazzine, addirittura per strada. Ovviamente il posto più è isolato e meglio è. A Palermo, ad esempio, abbiamo fatto in passato diverse operazioni di polizia in un’ex fabbrica all’Arenella.

Sono più diffusi i combattimenti dei cani? Qual è la razza più usata?

Sì, i combattimenti tra cani sono quelli più diffusi, per quanto non manchino combattimenti tra cani e altre specie, come i cinghiali. Una ventina di anni fa in Sicilia fu denunciata una persona che faceva combattere il cane con un maiale… Il pit bull è sicuramente il cane più utilizzato, insieme a suoi incroci con altri molossidi.

Dietro ci sono gruppi organizzati? Si lucra con le scommesse clandestine?

Sicuramente i combattimenti rappresentano una forma di “maltrattamento organizzato”, ovvero quei delitti contro gli animali che per essere consumati implicano a monte la presenza di gruppi organizzati se non vere e proprie associazioni per delinquere. Le scommesse clandestine sono il motore di questo crimine, rappresentano il motivo principale che lo genera.

Ci sono interessi della criminalità organizzata?

Vi è molta criminalità comune, con delinquenti che sovente sono anche allevatori abusivi e trafficanti di cani cosiddetti “lottatori”. Non mancano però casi riconducibili alla criminalità organizzata: esiti giudiziari hanno accertato il coinvolgimento di elementi appartenenti alla camorra, alla sacra corona unita, al clan Giostra di Messina e ad alcune ‘ndrine. Diversamente da quello che accade per il mondo delle corse clandestine di cavalli, il coinvolgimento della criminalità organizzata è a titolo personale, da parte di alcuni esponenti dei clan, e non come attività di business del clan. Finora non vi sono stati esiti giudiziari che hanno dimostrato che i combattimenti tra cani rientrino tra le attività programmate e organizzate dai clan, ma appare improbabile che esponenti o appartenenti ad un sodalizio possano organizzare simili attività criminali senza perlomeno un tacito assenso da parte della “famiglia” malavitosa.

Come si organizzano i combattimenti? C’è l’uso dei social?

Internet rappresenta un fattore criminogeno per molte condotte a danno degli animali. La bacheca virtuale e universale della rete fornisce una sicura quanto anonima vetrina per video e foto di violenze contro gli animali, ma anche per organizzare incontri. Per i combattimenti, ad esempio, sono stati riscontrati sui social gruppi chiusi ai quali si accede solo per invito, aperti il tempo necessario per concordare e poi chiusi subito dopo l’incontro. Diciamo che il passaparola tra persone che si conoscono resta ancora il metodo più utilizzato.

Possedere un cane di una certa razza è anche uno status symbol criminale?

Indubbiamente per alcuni soggetti sì. Sovente l’animale, suo malgrado, diventa simbolo di forza e potere. Ma questo non vuol dire che tutti coloro che hanno determinate razze siano criminali!

Chi organizza combattimenti cosa rischia a livello penale?

Il reato in esame è sanzionato dall’Articolo 544-quinquies – (Divieto di combattimenti tra animali). In pratica, chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro. La stessa pena si applica per coloro che organizzano competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica, come le corse clandestine di cavalli.

Serve una rimodulazione normativa secondo lei del fenomeno?

Indubbiamente sì. Occorre adeguare la normativa al forte potenziale offensivo di questi crimini e non solo sotto l’aspetto sanzionatorio aumentando la pena, ma anche fornendo maggiori strumenti giuridici agli operatori di polizia onde consentire indagini più efficaci e risolutive, come la possibilità, ad esempio, di utilizzare per questi crimini l’agente sotto copertura.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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