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Le navi fantasma russe che trasbordano (illegalmente) il petrolio di Mosca al largo del golfo di Augusta

In azione anche in Sicilia la “shadow fleet” di Putin per aggirare l'embago deciso dall'Ue sull'oro nero del Cremlino

Luisa Santangelo

02 Marzo 2025, 19:55

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Uno spettro si aggira per l'Europa. Lo fa via mare, naviga a bordo di petroliere battenti bandiere di volta in volta diverse e si ferma spesso a godere della vista del polo petrolchimico della provincia di Siracusa. La "shadow fleet" russa, la flotta fantasma che aggira l'embargo al petrolio di Putin, ha trovato un hub perfetto per i suoi traffici. Oltre le 12 miglia, al di là delle acque territoriali italiane, di fronte alla costa tra Augusta, Melilli e Priolo. È lì che da metà 2024 si sono svolte «buona parte delle attività ship to ship» di vecchie petroliere, prive di assicurazione, che continuano a vendere l'oro nero del Cremlino.

È uno dei dati che emerge da uno studio di Greenpeace, inedito, i cui risultati integrali saranno svelati questa sera durante la trasmissione Report di Rai3, ma che La Sicilia è in grado di raccontare in anteprima. Parte tutto dall'analisi degli spostamenti delle navi. Dati pubblici, raccolti attraverso i sistemi di tracciamento che ogni grossa imbarcazione ha a bordo, e che sono fondamentali per ricostruire le operazioni di trasbordo "ship to ship", da barca a barca, che avvengono a largo delle coste internazionali.

Cos'è lo ship-to-ship

Le operazioni ship-to-ship non sono sempre illegali. Sono anche un modo, lecito, per evitare di pagare affinché le stesse operazioni vengano eseguite all'interno delle acque nazionali o nelle aree portuali. In maniera più sicura, ma anche più economicamente dispendiosa.

Dietro a questa pratica, però, se ne nasconde una più oscura: navi cariche di greggio russo, che non potrebbe essere trafficato per via delle sanzioni dell'Ue per la guerra in Ucraina, trasferiscono il carico illecito su petroliere "regolari", che approfittano poi della scarsità di controlli delle autorità del porto di destinazione. «Una parte degli StS (ship-to-ship,ndr) della flotta ombra russa, fino alla metà del 2024, si è concentrata nel Mediterraneo meridionale, specialmente nel golfo di Lakonikos, ai margini delle acque territoriali greche. Questo perché le operazioni, che sono molto delicate e rischiose, devono avvenire in aree di mare protette dai venti e con condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli», si legge nel documento firmato dal giornalista Thomas Simon Mattia insieme all'unità investigativa di Greenpeace Italia. Poi, però, è successo che a largo della Grecia non si poteva fare più: le autorità militari elleniche, in considerazione anche dei rischi ambientali dovuti agli scambi, ha dichiarato l'intera area come zona esclusiva per lo svolgimento di attività militari.

La flotta al largo di Augusta

A quel punto, tutto si sposta in un altro luogo con condizioni molto simili. Il mare a largo del golfo di Augusta. Da gennaio a novembre 2024 sono avvenuti 33 trasbordi di petrolio e derivati da una nave a un'altra a mezz'ora di navigazione dalle coste siciliane. In totale, sono state coinvolte 52 imbarcazioni, delle quali il 36 per cento considerate «vecchie e senza un'adeguata copertura assicurativa sui danni per sversamento».

«Nel campione di operazioni StS al largo di Augusta analizzato da Greenpeace, si stima siano stati scambiati fino a 5,24 milioni di tonnellate di petrolio e derivati in totale, di cui il 24% (1,26 milioni di tonnellate) ha coinvolto almeno una nave identificata come parte della shadow fleet russa», prosegue il rapporto degli attivisti. Secondo il sistema sanzionatorio dell'Ue contro la Russia, a essere illecito non è soltanto il contrabbando. Ma è anche fornire servizi a petroliere identificate come componenti della flotta fantasma. Eppure tra Augusta e Siracusa di società impegnate nei trasporti StS, ce ne sono diverse: dai rimorchiatori alle agenzie marittime.

Al di là della questione ambientale, c'è quella - questa sì - di sicurezza nazionale. La nave Eagle S è stata sequestrata a dicembre 2024 in Finlandia in quanto sospettata di avere tranciato un cavo sottomarino ad alta tensione. A bordo sono state trovate attrezzature di spionaggio militare riconducibili a Russia e Turchia. Per un mese, tra gennaio e febbraio di un anno fa, la stessa imbarcazione è stata al largo di Augusta «girando apparentemente a vuoto», usufruendo dei servizi della società Tec.Ma., con sede nel porto megarese, che ha lavorato anche con un'altra nave sospetta: la Route. «Noi veniamo contattati dalle agenzie marittime che si occupano di organizzare i servizi di cui la nave ha bisogno - rispondono Adriano e Giuseppe Patania, padre e figlio, titolari della società - Non facciamo niente di illecito e facciamo firmare un'autocertificazione che attesta che le navi non hanno problemi. È tutto alla luce del sole. Peraltro, la Guardia Costiera e le autorità sono informate di ogni attività e spostamento».

«Chi intende effettuare il trasferimento di oli minerali da una nave all’altra deve essere autorizzato dall’Autorità Marittima qualora tale attività si svolga nelle acque territoriali», risponde per iscritto alla redazione di Report Domenico Santisi, il comandante della Guardia costiera di Augusta. «Secondo invece i principi generali del diritto internazionale marittimo, le navi che intendono svolgere tale tipo di attività al di fuori delle acque territoriali dello Stato e, come nel caso di specie, in acque internazionali non sono soggette ad alcun tipo di provvedimento autorizzativo rilasciato nell’alveo di competenza dell’Autorità Marittima né di vigilanza da parte della stessa».

Il collegamento con Savona

Oltre alle operazioni ship-to-ship, risulta poco trasparente il passaggio di petrolio a largo delle coste libiche. Un fatto controintuitivo, considerando la ricchezza di materia prima del Paese, ma che si spiega con la scarsa capacità di raffinazione e con la mistificazione del contrabbando. Il 28 agosto la nave Ghibli ha staccato l'Ais di fronte alla Libia per 74 ore e poi ha scaricato il suo carico alla Sonatrach. La Sealeo, il 24 agosto 2024, «ha scaricato petrolio grezzo apparentemente di origini azerbaijane al terminale ISAB sud». Prima di arrivare in Sicilia, però, la nave aveva staccato il tracciatore Ais (la geolocalizzazione, per semplificare) per 84 ore transitando lungo le coste orientali del nord Africa. La Seabliss, dello stesso armatore, è arrivata al terminale Isab Sud il 21 febbraio 2025.

Sealeo e Seabliss sono gestite dall'armatore greco Thenamaris, indicato dai media ucraini come complice delle attività russe. È lo stesso armatore della nave Seajewel, la petroliera attualmente ferma in rada a Savona dopo l'esplosione di una bomba sullo scafo, per fortuna senza causare feriti o fuoriuscite di greggio. La procura di Genova indaga per naufragio aggravato dal terrorismo.