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«Occorre visione di ampio respiro e intervento su aspetti normativi che frenano rigenerazione e riqualificazione»

Riflessione sullo stato dei lavori e appello del presidente OAPPC CT Sebastian Carlo Greco a tutte le forze politiche siciliane che compongono e sostengono il Governo

Di Redazione

CATANIA – Sicurezza, riqualificazione e riduzione delle emissioni, «il solo Superbonus non basta. Occorre avere una visione di più largo respiro, spingendo a un rafforzamento e prolungamento del beneficio fiscale, al fine di massimizzare gli effetti positivi di messa in efficienza strutturale, energetica e tecnologica». Questo l’appello del presidente degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Catania Sebastian Carlo Greco - a tutte le forze politiche siciliane che compongono e sostengono il Governo - alla luce di un’attenta analisi dello stato dei lavori.

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«Il nostro Paese – spiega – è quello con il più altro rischio sismico e con la maggiore vulnerabilità d’Europa. Ancor di più nelle aree ad alta densità di popolazione della Sicilia Orientale, dove le previsioni di un sisma ad alta intensità prefigurano scenari catastrofici. Questo perché la maggior parte degli edifici è stata costruita tra gli anni ’60 e ’80, prima di qualunque norma correlata al rischio sismico e alla riduzione dei consumi energetici. E questo è dimostrato anche dal fatto che, da oltre 30 anni, lo Stato spende circa 5 miliardi di euro all’anno per la riparazione dei danni provocati da eventi catastrofici». Un costruito per cui, secondo il presidente della categoria etnea, occorre sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione.

«Nel disegno di legge di Bilancio 2022, una buona fetta delle risorse del Recovery Plan è stata destinata proprio alla riqualificazione energetica e sismica. Si tratta di 18,4 miliardi di euro stanziati per effettuare lavori di efficientamento su 32 milioni di metri quadrati e di messa in sicurezza su 3,8 milioni. Il tutto entro il 2025, pena la perdita dei fondi europei», aggiunge Greco. Che sottolinea il «grande beneficio per il Paese, ancora troppo dipendente da fonti fossili – di cui non dispone – e che determina una debolezza strategica, soprattutto se si considera che il costruito produce circa il 40% delle emissioni inquinanti. Valori che portano l’Italia a essere uno dei Paesi con i peggiori valori di qualità nell’aria. Ed è in questo quadro che il Superbonus gioca un ruolo importante, con ulteriori vantaggi: secondo la Ragioneria di Stato, alle casse dell’Erario potrebbero aggiungersi ulteriori 880 milioni di euro, che si sommerebbero ai finanziamenti del Recovery Plan».

Tanti i vantaggi che ne potrebbero derivare, perché, nonostante alcune criticità emerse – tra cui l’accesso agli atti e una burocrazia spesso lenta – «il 110% ridurrebbe notevolmente i fabbisogni energetici nazionali e le emissioni – evidenzia il presidente OAPPC CT – un beneficio che aumenterebbe in modo esponenziale nel caso in cui non si “rifacesse solo il look”, intervenendo su edifici strutturalmente sicuri o resi sicuri attraverso processi di demolizione e ricostruzione. Un’efficacia possibile facendo fronte ad alcuni fenomeni speculativi legati all’utilizzo del Superbonus e agli ostacoli rappresentati dal caro-materiali e dall’aumento del costo dei trasporti».

Non solo impedimenti economici, ma anche normativi: «Su tutti le limitazioni nei confronti delle abitazioni unifamiliari, che costituiscono il 60% del costruito in Italia – prosegue Greco – ma anche quelle inerenti agli scaglioni di reddito, che in molti casi rappresentano un freno al processo di riqualificazione e rigenerazione». «Occorrono, dunque, interventi coordinati, che portino a una riqualificazione anche architettonica del nostro Paese – conclude Greco – perché abbiamo bisogno di edifici sicuri, efficienti e belli».

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