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«Risoluzione dei problemi delle aree con criticità ambientali e idrauliche per avviare rigenerazione urbana sostenibile»

Intervento del presidente OAPPC etneo Sebastian Carlo Greco 

Di Redazione

CATANIA – «Partire dalla risoluzione dei problemi delle aree con forti criticità ambientali e idrauliche per avviare una rigenerazione urbana complessiva e sostenibile»: è questa la considerazione del presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Catania Sebastian Carlo Greco. Uno spunto che trae origine dalla riflessione sulle sempre più frequenti calamità climatiche – l’ultima l’uragano Apollo – e sugli obiettivi fissati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

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«A seguito degli ultimi eventi disastrosi – sottolinea il presidente OAPPC CT – è impensabile che solo l’operazione di pulizia dei tombini possa essere risolutiva e che basti riparare i danni a posteriori. Anche perché in caso di vittime, la situazione sarebbe irreparabile. Sarebbe disastroso puntare ancora una volta su interventi emergenziali e tecnicistici, trascurando la possibilità di una grande occasione di riqualificazione, puntando anche al recupero delle aree marginali e con forti criticità urbane e ambientali. La progettazione deve tenere conto dei cambiamenti climatici: l’emergenza, infatti, richiede la realizzazione di parchi e polmoni verdi che seguano criteri di adattamento al clima e ne riducano l’impatto ambientale». 

«Nel 2020 – spiega Greco – la città etnea ha avuto il primato della provincia più cementificata, con lo spianamento di 106 ettari di suolo. Interventi che, spesso, non rispondono alle esigenze del territorio, complice l’assenza di una visione armonica d’insieme e di indicazioni chiare a livello regionale». Dati e riflessioni che portano Greco a evidenziare l’importanza di «soluzioni integrate, mettendo a sistema questioni territoriali, urbane, idrogeologiche, biologiche e sociali. Questa la base per un Piano Strategico della Città Metropolitana di Catania, un Piano della Mobilità Sostenibile e un Piano Urbanistico Generale efficienti. Una pianificazione per i prossimi trent’anni che deve senz’altro tenere in considerazione anche l’alto rischio sismico del territorio». Occorre, dunque, una «programmazione, pianificazione e progettazione integrata a diversi livelli – sovra comunale e pluridisciplinare – per puntare a una vera riqualificazione delle città e dei territori», continua Greco. 

«In questo quadro – aggiunge – si inserisce il concetto di waterplan, con progetti finalizzati al riutilizzo dell’acqua in eccesso, canalizzandola in laghi naturali o artificiali, torrenti o corsi d’acqua». Esemplare, secondo il presidente della categoria etnea, quello di Potsdamer Platz a Berlino (1998). Un piano in cui sono state realizzare delle piscine urbane, riempite con acqua piovana, che contribuiscono ad abbassare la temperatura in estate e a umidificare l’aria, mentre l'acqua che cade dai tetti viene convogliata in grandi cisterne sotterranee e utilizzata per diversi scopi, tra cui irrigare le aree verdi. Altro modello interessante è la città di Barcellona, dove il problema delle alluvioni è stato risolto con la realizzazione di grandi cisterne urbane, che permettono il riutilizzo d’acqua ed evitano che i solidi sospesi raggiungano il mare. «Una trasformazione possibile solo con un lavoro sinergico tra istituzioni e addetti ai lavori – conclude Greco – e una campagna di sensibilizzazione sull’ampio tema della gestione della prevenzione e sicurezza delle città e la futura programmazione del nostro territorio».

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