English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:30
×

«Contrari all'offensiva a Gaza»: il ministro degli esteri Tajani schiera l'Italia

La prudenza di Meloni. Opposizioni chiedono che riferisca in Aula

16 Settembre 2025, 20:40

Gaza 16 settembre 2025

Seguici su

In mattinata, a una dozzina di ore dall’avvio dell’operazione dell’esercito israeliano, è Antonio Tajani a definire la posizione del governo. «Abbiamo sempre detto di essere contrari all’offensiva su Gaza per i rischi che corre la popolazione civile, non certo per difendere Hamas che usa gli ostaggi come scudi umani», le parole del vicepremier e ministro degli Esteri, che però sono solo «banalità» per le opposizioni, unite nel chiedere a Giorgia Meloni di presentarsi alla Camera a riferire e a far convocare l’ambasciatore di Israele. Mentre il segretario della Cgil Maurizio Landini, contro il «massacro e la deportazione del popolo palestinese», annuncia per venerdì una «mobilitazione», e i metalmeccanici della Fiom per quel giorno proclamano quattro ore di sciopero.

Per Tajani bisogna «accelerare i tempi per un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi senza condizioni e la fine degli attacchi. Si è già vista carneficina in questi mesi a Gaza, non sarà facile». E anche il ministro della Difesa Guido Crosetto critica il «metodo» di Benjamin Netanyahu: «Non penso che l’attacco a Gaza sia il bene di Israele. Non penso che la lotta ad Hamas, che è sacrosanta, debba essere fatta in questo modo, non penso che si possa pensare di deportare il popolo palestinese, non è una cosa che mette in sicurezza Israele, ma neanche nessun altro Paese del Medio Oriente».

All’ora di cena ancora non è arrivato alcun commento ufficiale dalla premier. Che a Palazzo Chigi non c'è quando poco prima delle 19 esce il corteo di auto dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta. Il diplomatico è stato ricevuto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e da Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Meloni. Un silenzio, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, che potrebbe essere legato anche a una prudente attesa del pacchetto di sanzioni contro Israele che la Commissione Ue presenterà nelle prossime ore: su alcune di queste Roma non avrebbe dubbi, su altre, spiegano le stesse fonti, si lavorerà nei prossimi giorni di trattative per cercare un compromesso.

Il 27 agosto, dopo il raid contro un ospedale in cui erano stati uccisi cinque reporter, dal palco del Meeting la presidente del Consiglio aveva affermato che Israele è andata "oltre il principio di proporzionalità». Da lì in poi non sono mancati i contatti internazionali, in quella che il governo ha sempre descritto come la strategia di ricerca del dialogo per arrivare a un cessate il fuoco. Ma l’accusa delle opposizioni resta quella di non fare abbastanza. «Oggi l’inazione non è più un’opzione, è complicità», la denuncia all’unisono di Pd, M5s, Avs, Azione e +Europa, che chiedono comunicazioni della premier in Aula, con un conseguente voto parlamentare. I dem aggiungono che a dispetto del «silenzio assordante», il partito di Meloni "trova il tempo per un insulto al Pd e alla sua segretaria sui profili social». E da Avs si definisce «un abuso di potere» il foglio di via destinato ad alcuni manifestanti dopo i sit-in a Olbia contro l’arrivo in Sardegna di militari israeliani dell’Idf per vacanze di «decompressione». Il clima, insomma, resta decisamente caldo, anche sulla scia delle polemiche incrociate montate dopo l’omicidio di Charlie Kirk.