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Da Pio XII a Leopardi, viaggio nel ‘bunker’ del Vaticano

"Secretum" il nuovo libro di Massimo Franco con mons. Pagano

Di Redazione |

CITTÀ DEL VATICANO, 19 FEB – Dal processo a Galileo Galilei alla documentazione sui ‘silenzi’ di Pio XII, dai finanziamenti di Benedetto XV al Partito Popolare a quelli degli americani al Vaticano per consentire di fare il conclave proprio alla morte del Pontefice che aveva speso tutto. Dalla prima tv arrivata in Vaticano, nel 1949, ai cardellini dei quali amava circondarsi Papa Pacelli, dalle lettere dei grandi della storia, come Giacomo Leopardi, che non voleva pagare le tasse, o Giuseppe Garibaldi, che offriva “le sue braccia”, e dunque anche le sue armi, a Papa Mastai, a quelle della povera gente che chiedeva aiuto al Papa per comprare un paio di scarpe ai figli. L’Archivio Apostolico Vaticano, che si chiamava ‘Segreto’ e che nel 2019 ha cambiato denominazione per volere di Papa Francesco, è uno scrigno prezioso che custodisce tutti i documenti del Vaticano. Tutto è custodito in un deposito, chiamato ‘bunker’, lungo 86 chilometri lineari. Faldoni su faldoni che custodiscono storie edite ma anche ancora segrete. A parlare di alcune di esse è il giornalista Massimo Franco nel libro-intervista con il Prefetto dell’Archivio, monsignor Sergio Pagano: “Secretum”, edizioni Solferino. Ne esce uno spaccato degli anni più difficili dei pontificati che si sono succediti ma anche quadri della vita di tutti i giorni. Nelle migliaia di documenti non c’è niente però sul caso di Emanuela Orlandi. “Qui non abbiamo una riga”. Ma secondo mons. Pagano potrebbe esserci poco anche in altre ‘cassaforti’ vaticane. “Quel che seppi alcuni anni or sono dall’allora archivista della Prima Sezione della Segreteria di Stato, monsignor Assunto Scotti, sacerdote da me molto stimato – rivela al giornalista del Corriere della Sera -, è che nel loro Archivio ci era solo, come di prassi, una cartella con echi di stampa sul caso che nominavano il Vaticano”.

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