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Il rapper Fedez lascia l'ospedale dopo l'intervento al pancreas: «Sto bene»

31 Marzo 2022, 12:46

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Fedez ha lasciato l’ospedale San Raffaele di Milano dove è stato operato per un tumore endocrino al pancreas. Il cantante era ricoverato dal 22 marzo. «Sto bene» le prime parole dette all’uscita dall’ospedale, con accanto la moglie Chiara Ferragni.

 

«Oggi è una buona giornata» ha scritto Chiara Ferragni sul suo profilo Instagram, postando una foto che la ritrae davanti a un letto d’ospedale vuoto che è ovviamente quello lasciato dal marito Fedez che come detto nei giorni scorsi ha subito un intervento per l’asportazione di un raro tumore neuroendocrino al pancreas. Nei commenti la sorella di Chiara, Valentina Ferragni, scrive: «Ci vediamo a casa», con l’emoticon del cuore rosso. 
 
 
I Net, tumori neuroendocrini, sono una famiglia "molto eterogenea" di neoplasie rare "che solitamente restano nell’ombra", e che oggi sono finite sotto i riflettori grazie al rapper Fedez che ha voluto condividere la malattia sui social. Una diagnosi, la sua, che accomuna un numero crescente di persone: "Negli ultimi anni stiamo rilevando più casi in tutte le fasce d’età e questo è probabilmente legato non a un reale aumento epidemiologico, ma alla capacità che abbiamo sviluppato di identificare queste malattie, con i progressi della tecnologia nella diagnostica e dell’utilizzo dell’endoscopia, da un lato, e grazie alle maggiori conoscenze che abbiamo ora all’interno della comunità medica, dall’altro. Quelle che un tempo erano identificate come lesioni o tumori generici ora si conoscono meglio e si ha la capacità maggiore di caratterizzarle e di sospettarne la natura", ha spiegato il gastroenterologo Francesco Panzuto, ricercatore alla Sapienza università di Roma, Azienda ospedaliero universitaria Sant'Andrea - Centro di eccellenza Enets. 

 

L’esperto parla delle forme che colpiscono l’apparato digerente e spiega che questo aumento delle diagnosi "può apparire ancora più accentuato nelle fasce più giovani". E il caso Fedez insegna. "Perché è ovvio - sottolinea Panzuto - che i giovani si sottopongono a meno a test di screening e controlli diagnostici non avendo fattori di rischio particolari, quindi può capitare che si fanno esami per sintomi banali e talvolta emerge casualmente una lesione a pancreas, intestino o stomaco".

Ma il ritardo nella diagnosi resta. Viene calcolato in "molti mesi, se non anni. Ma sono dati che estraiamo da esperienze del passato, che hanno un valore relativo - rimarca lo specialista - Oggi questo gap si sta gradualmente compensando grazie all’incremento della conoscenza. Molti casi però continuano ad arrivarci già avanzati, quasi la metà sono quelli non operabili", elemento importante ai fini della cura. 

 

 

"Succede perché sono tumori che crescono lentamente - ricorda Panzuto - non danno grossi sintomi, non sono caratterizzati da una clinica evidente, a parte le forme che chiamiamo 'funzionantì, cioè che secernono sostanze che causano sindromi specifiche, ma questi sono il 20-30% del totale. Il 70-80% sono forme tumorali che non si accompagnano a sintomatologia specifica".

L’incidenza complessiva "rientra ancora nell’ambito delle malattie rare: siamo sui 3-5 casi per 100mila abitanti - segnala l’esperto - considerando tutte le sedi del tumore neuroendocrino che può essere localizzato in tutti siti dell’apparato digerente dallo stomaco al retto, le più frequenti, dal piccolo intestino al pancreas" come nel caso di Fedez.