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Buzzi di Mafia Capitale: ha una condanna a 12 anni ma apre un pub: piatti dedicati alla mala romana

Di Redazione

Scoppia la polemica sull'apertura di un pub a Roma gestito da Salvatore Buzzi, figura chiave del maxiprocesso al Mondo di Mezzo, la vicenda giudiziaria che adombrava l’esistenza di una organizzazione mafiosa che avrebbe operato all’ombra del Campidoglio per gestire appalti e commesse. Il processo ha sancito che non si trattava di un gruppo di stampo mafioso ma i giudici hanno riconosciuto l'esistenza di due distinte organizzazioni criminali di cui una capeggiata dal ras delle cooperative romane, l’altra dall’ex Nar, Massimo Carminati.

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Nel menù del locale che si inaugura oggi, nella zona di Tor Vergata, Buzzi ha battezzato una serie di piatti con nomi di inchieste o nomi di personaggi della mala romana e non solo, diventati noti anche grazie ad una serie di libri e fiction. Nel menù del pub compaiono i panini Gomorra, Suburra, Samurai, Mondo di Mezzo e Agro Pontino e Er Terribile. Piatti intitolati anche al Negro, soprannome di uno dei capi della Banda della Magliana, Franco Giuseppucci, oppure il panino Dandy, in «onore» di Renatino De Pedis, altro boss della banda attiva nella Capitale alla fine degli anni '70. 

 L’iniziativa di Buzzi, condannato a 12 anni 10 mesi nell’ambito del secondo processo di appello, è stata stigmatizzata da don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera che si era costituita parte civile nel procedimento. "L'apertura a Roma di un «pub» gestito da un protagonista dell’inchiesta «Mafia Capitale» non è purtroppo uno spettacolo nuovo. Già nel 2006 in Spagna una catena di ristoranti aveva adottato il marchio, per fortuna annullato dieci anni dopo dall’Unione Europea, «La mafia si siede a tavola», con tutta una serie di riferimenti che volevano essere folkloristici mentre erano solo volgari, offensivi, inaccettabili. Che ora un’iniziativa del genere si possa realizzare nel nostro Paese è motivo di profonda preoccupazione». Per don Ciotti «è un segno evidente di una progressiva banalizzazione e mercificazione del male. Siccome estirpare un male è troppo faticoso e mette in discussione assetti di potere più ampi, lo si normalizza, si finge che sia meno grave di quello che è associandolo a beni di consumo come il cibo». Per il presidente di Libera, da sempre in linea nella lotta alla criminalità organizzata, siamo in presenza di un «processo di addomesticamento delle coscienze che permette al male di persistere, ai suoi autori e complici di continuare ad agire spavaldi in esibita noncuranza per il bene comune sottratto e per il dolore inferto alle loro vittime». 
 

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