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Francia, arrestato il brigatista rossa Maurizio Di Marzio: la sua pena non è prescritta

Deve scontare ancora cinque anni di carcere. Ma la magistratura francese, in attesa della decisione sull'estradizione, lo rilascerà sotto controllo giudiziario

Di Vincenzo Sinapi

Sfuggito al maxi-blitz di fine aprile, la polizia francese lo ha arrestato a Parigi: Maurizio Di Marzio, 61 anni, è l’ultimo ex terrorista per il quale l’Italia chiede l’estradizione. 

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Militante delle Brigate rosse negli Anni di piombo, è stato condannato per diversi atti di terrorismo e la sua pena non è ancora prescritta, come invece sembrava in un primo momento. Deve infatti ancora scontare cinque anni e nove mesi di carcere, su una condanna a 14. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Roma con un provvedimento depositato l’8 luglio, quando le ricerche dell’ex terrorista da parte degli investigatori francesi, con la collaborazione dell’intelligence italiana, hanno ripreso un nuovo slancio.

La convalida dell’arresto è prevista per martedì, mentre mercoledì si terrà la prima udienza di comparizione davanti alla Corte di Appello di Parigi che deve decidere sulla sua eventuale custodia cautelare o - come avvenuto per gli altri nove ex terroristi arrestati - rilascio sotto controllo giudiziario. 

Negli archivi di polizia, il nome di Di Marzio - che a Parigi si era insediato all’inizio degli anni '90 ed ha gestito per decenni un ristorante italiano - è legato all’attentato al dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981, e soprattutto al drammatico tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone il giorno della Befana del 1982.

Quel giorno, verso le 15, un brigatista travestito da postino bussò alla porta del poliziotto. Che però, visti i tempi, non si fidava. Guardò attraverso lo spioncino e poi aprì, ma in pugno aveva la sua 38 special. I cinque componenti del commando lo aggredirono, sparando e cercando di immobilizzarlo, ma Simone - sebbene fosse già stato gravemente ferito al volto - aprì il fuoco, colpendo uno dei terroristi e mettendoli in fuga. 

Il funzionario, che per questo episodio ottenne la Medaglia d’oro al Valor civile, è stato il primo direttore Interpol Italia e il primo dirigente dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Nominato prefetto, il suo nome è anche legato alla lotta al traffico di esseri umani in Albania. E’ morto a marzo. 
 

Di Marzio, invece, per quel fatto ha scontato sei anni di prigione, poi come tanti altri è riparato in Francia grazie alla benevolenza della «dottrina Mitterand». Più volte si è detto un "perseguitato». «Ho fatto un sacco di cose stupide e non le rifarei, ma sono cambiato», si è confidato qualche anno fa con Panorama. «Non ho mai ucciso nessuno». 
 

Tuttavia, tra i dieci ex terroristi richiesti dall’Italia e finiti nel mirino della polizia francese, il 28 aprile, c'era anche lui. Sette - tutti con condanne pesanti, anche diversi ergastoli - sono stati arrestati subito nelle loro case: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, delle Brigate Rosse; Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. Il giorno dopo si sono costituiti Luigi Bergamin, tra gli ideologi dei Pac, e Raffaele Ventura, delle Formazioni comuniste combattenti. A piede libero era rimasto solo Di Marzio, che ormai riteneva di avere scampato il pericolo grazie alla prescrizione, che sembrava fosse arrivata il 10 maggio. Bastava sparire dai radar per due settimane. Il provvedimento della Corte d’assise di Roma dell’8 luglio (contro cui la difesa di Di Marzio ha già annunciato ricorso) ha però fatto ripartire la caccia. 
 

L’ex Br era già stato arrestato altre volte in Francia: la prima volta a Parigi nel 1994, ma la richiesta di estradizione presentata dall’Italia cadde nel vuoto, così come altre tre nel corso degli anni. L’ultima richiesta è del gennaio 2020, quella che poi - facendo segnare uno storico cambio di passo nelle relazioni tra Italia e Francia sotto il profilo dell’assistenza giudiziaria - è stata accolta ed ha portato alla retata del 28 aprile. Gli altri nove ex terroristi arrestati sono attualmente in libertà vigilata e a fine settembre è prevista l’udienza, che potrebbe essere decisiva, sulla loro estradizione. 

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