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Infermiera rubava bancomat a pazienti in fin di vita

Faceva spese per importi inferiori ai 25 euro in modo da non inserire il codice Pin, che naturalmente non poteva conoscere

Di Redazione

PRATO.  Un’operatrice sociosanitaria di 55 anni che lavora all’ospedale Santo Stefano di Prato, reparto di chirurgia, rubava bancomat a pazienti in fin di vita e, in un caso, perfino a una donna appena morta. Lo hanno scoperto i carabinieri, che l’hanno denunciata per furto aggravato e frode informatica. Dopo aver sottratto le carte ai degenti, la sanitaria andava a fare spese per importi inferiori ai 25 euro in modo da non inserire il codice Pin, che naturalmente non poteva conoscere. Le spese venivano fatte in negozi a Prato, in date e orari incompatibili con la situazione, poiché i derubati erano persone ricoverate e per la gravità della loro degenza non potevano certamente usare i bancomat. Le indagini dei militari sono partite dalla denuncia di un ottantenne, un padre che nel giorno della morte della figlia, una cinquantenne ricoverata in chirurgia aveva notato movimenti bancari accreditati al suo conto. Per questo, indignato e addolorato, si è recato subito dai carabinieri. Grazie alle telecamere dei negozi dove erano stati effettuati i pagamenti i militari hanno individuato l'infermiera. Con perquisizioni e indagini sono stati poi riconosciuti altri eventi simili nei quali le vittime, altri pazienti, sempre ricoverati in gravi condizioni all’ospedale di Prato, hanno subito analoghi furti di bancomat. In un caso, è stata perfino derubata una collega sanitaria, che in quel momento era degente perché operata dopo un incidente. 
 Le indagini si sono sviluppate attraverso una ricostruzione dei movimenti della donna immediatamente dopo le appropriazioni, con specifiche attività condotte sia negli esercizi commerciali dove aveva effettuato gli acquisti, ma anche tramite osservazioni e appostamenti all’ospedale, teatro dei furti avvenuti tra aprile e giugno. Decisiva è stata la collaborazione della direzione sanitaria dell’ospedale pratese. «I primi a vergognarsi di quanto accaduto siamo stati noi, perché ovviamente i familiari ci affidano i loro cari in tutto e per tutto. Siamo molto dispiaciuti e abbiamo immediatamente collaborato all’indagine», ha detto la direttrice dell’ospedale di Prato, Sara Melani. «Si tratta di un crimine odioso», ha sottolineato il comandante dell’Arma, Sergio Turini. I carabinieri ora stanno approfondendo i periodi precedenti a quelli dell’assegnazione in organico all’ospedale di Prato. Prima l’operatrice sanitaria aveva lavorato a lungo presso l'ospedale di Siena e si cerca ora di capire se ci fossero state denunce o episodi simili anche là. 
 

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