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Orrore a Perugia, la donna aveva inviato al padre del bimbo la foto del corpo insanguinato

Di Claudio Sebastiani e Gianluigi Basilietti

Una foto del bambino, appena due anni, insanguinato e adagiato su una coperta inviata tramite social al padre in Ungheria molto probabilmente dalla madre potrebbe essere, almeno per gli inquirenti, l'elemento decisivo a carico della donna accusata di omicidio volontario aggravato del figlio portato in un supermercato di Pò Bandino, una frazione di Città della Pieve, e lì morto. La quarantaquattrenne ungherese è ora rinchiusa nel carcere di Perugia dopo essere finita in stato di fermo durante la notte. Un altro particolare agghiacciante dopo quello del corpo ferito da diverse coltellate al petto e adagiato dalla stessa madre sul nastro trasportatore di una delle casse. 

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 Gli investigatori - i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Manuela Comodi - hanno raccolto una «mole di indizi" che fanno propendere per la «presunta responsabilità» della madre del bambino legata a motivi ancora non chiari. Forse un raptus, anche se l’invio dell’immagine al padre non farebbe escludere una sorta di ritorsione nei confronti dell’uomo. Davanti al magistrato la donna si è comunque formalmente avvalsa della facoltà di non rispondere. Con il suo difensore, l’avocato Enrico Renzoni, ha negato di avere ucciso il bambino. Avrebbe infatti sostenuto di essersi allontanata dal figlio lasciandolo sul passeggino per andare a recuperare un giocattolo, trovandolo già ferito al suo ritorno. 
 «Versioni confuse e contraddittorie che hanno corroborato il quadro indiziario», invece, secondo gli inquirenti. 
 L’ipotesi ritenuta al momento più attendibile dagli investigatori è che il bambino possa essere stato ferito all’interno di un casolare distante poche centinaia di metri dal supermercato, oggi rimasto chiuso. Nello stabile è stato sequestrato un coltello e un altro era nella borsa della donna che ha poi portato il figlio nel supermercato dove è stato subito soccorso dal personale del 118 che però non ha potuto evitarne la morte. Avvenuta mentre il padre appena ricevuta la foto in Ungheria si stava mettendo in contatto con il consolato italiano e le Autorità locali per dare l’allarme. 

 


 Perché la tragedia si sia consumata proprio in quel casolare resta comunque un mistero. Madre e figlio, dopo un periodo in una casa famiglia nel Lazio, da giovedì erano alloggiati da un conoscente a Chiusi. Ieri mattina la donna ha lasciato la città toscana con il piccolo su un passeggino, raggiungendo Pò Bandino di Città della Pieve, in Umbria, distante solo poco più di tre chilometri. Il motivo per il quale lo ha fatto rimane un mistero. 
 Dalle indagini dei carabinieri è comunque emerso che la quarantaquattrenne sarebbe stata l’unica ad avere trascorso con il figlio le ore precedenti la sua morte. Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti il passeggino con tracce probabilmente di sangue recuperato nei pressi del supermercato insieme ad alcuni giocattoli e un peluche. Altri giochi, una maglietta del piccolo insanguinata e con dei tagli davanti nonché una felpa della madre erano invece nell’area del casolare oggi nuovamente controllato palmo a palmo dagli investigatori. 
 Sarà ora il gip di Perugia a decidere se convalidare il fermo. 

 

 

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