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Traffico di droga dello stupro sul darkweb, arrestata la sorella di Ornella Muti

Per lei e altri dieci sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre per altre 28 persone la detenzione in carcere

Di Redazione

C'è anche Claudia Rivelli, 71 anni, attrice e sorella dell’attrice Ornella Muti, fra i 39 arrestati nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nas sotto il coordinamento del procuratore aggiunto di Roma Giovanni Conzo in relazione al traffico di droghe sintetiche acquistate dall’estero sul web o sul darkweb. Per lei e altri dieci sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre per altre 28 persone la detenzione in carcere. 

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a donna era stata già arrestata lo scorso 15 settembre dopo che nella sua abitazione in via della Camilluccia, a Roma, gli agenti della Polaria di Fiumicino avevano trovato e sequestrato tre flaconi contenenti complessivamente un litro di sostanza Gbl, conosciuta come la “droga dello stupro”. L’attrice, durante l’udienza per direttissima si era difesa dicendo di aver spedito la sostanza al figlio a Londra “perché lui la usa per pulire la macchina, io invece lo uso per pulire l’argenteria". 

Rivelli è accusata di importazione e cessione di sostanze stupefacenti perché “illecitamente dall’Olanda, con cadenze trimestrali, importava vari flaconi di Gbl provvedendo a inviarne parte al figlio residente a Londra dopo averne sostituito confezione ed etichetta riportante indicazione 'shampoò in modo da trarre in inganno la dogana” come si legge nel capo di imputazione. 

«Pacco arrivato e nascosto», «fammi sapere notizie mano a mano, se no mi agito troppo fino a giovedì». Sono alcuni passaggi di comunicazioni avvenuti via chat tra Claudia Rivelli e il figlio, citati nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

«Il tenore delle chat WhatsApp e la circostanza che l’indagata camuffasse il reale contenuto delle spedizioni - scrive il gip della Capitale - appaiono elementi oggettivamente indicativi della piena consapevolezza e della volontà di quest’ultima di realizzare condotte penalmente rilevanti, ponendosi quale schermo per agevolare il figlio nell’importazione di sostanza nel Regno Unito dove è considerata illegale al pari dell’Italia, in tal modo riuscendo ad aggirare i controlli doganali».

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