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Call Center, la protesta dei lavoratori del Mics di Motta S. Anastasia: avviati 27 licenziamenti

Per i sindacati c'è il rischio della perdita di ulteriori posti di lavoro. La manifestazione stamane dinnanzi alla sede dell'Enel di Catania

Redazione La Sicilia

17 Marzo 2025, 15:24

Protesta Mics a Catania

Protesta Mics a Catania

Le lavoratrici e i lavoratori del call center Mics di Motta Sant’Anastasia hanno protestato stamattina davanti la sede Enel di Viale Ulisse a Catania, contro la gestione della nuova proprietà “che in soli sei mesi ha messo in pericolo oltre 200 posti di lavoro”, 

Il presidio si è tenuto davanti agli uffici della principale committente della società, e non a caso: SLC CGIL e UILCOM UIL di Catania chiedono un intervento immediato da parte di Enel Energia, dei ministeri del Lavoro e del Made in Italy (MIMIT) e della Regione Siciliana per scongiurare i licenziamenti e garantire la continuità della commessa.

Dopo l’acquisizione avvenuta il 1° agosto sotto le garanzie del MIMIT, l’imprenditore ha avviato una procedura per 27 licenziamenti e ne ha già annunciati altri. A peggiorare la crisi, i dipendenti non ricevono stipendio da gennaio. L’azienda ha così lasciato senza sostegno circa 250 famiglie.

“I lavoratori della Mics saranno costretti a procedere con impugnative legali se i 27 licenziamenti saranno ufficializzati; se non sarà trovato un accordo, chiederemo l’intervento del prefetto di Catania e scenderemo in piazza, con nuove manifestazioni. - dichiarano Gianluca Patanè (SLC CGIL) e Gaetano Cristaldi (UILCOM UIL) -. Oggi ci troviamo qui per chiedere a Enel, finora attenta alle garanzie occupazionali, a non abbandonare i dipendenti in questa vertenza”.

Alla manifestazione hanno partecipato oltre un centinaio di addetti al call center; tutti preoccupati ma decisi a scongiurare un’altra crisi occupazionale, come avvenuto con Almaviva. Lo hanno fatto pacificamente, sventolando le bandiere dei sindacati e mostrando cartelli con slogan emblematici: “Enel non ci abbandonare”, “Pretendiamo il nostro stipendio”.

L’azienda giustifica gli esuberi con un debito di oltre un milione di euro, non certificato in fase di acquisizione, ma Slc Cgil e Uilcom UIL di Catania contestano questa versione, sottolineando che i volumi di lavoro restano legati all’organico.

“Intanto, due lavoratori sono già stati licenziati individualmente, sollevando dubbi sulla legittimità della procedura, - concludono Patanè e Cristaldi-. Ora si attende l’intervento delle istituzioni per salvaguardare l’occupazione”.