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Lavoro

Covid, indagine Cisl: il 40% dei lavoratori si sente ancora insicuro

Sul futuro pesano come un macigno le incognite per la crisi economica che il coronavirus ha prodotto

Di Redazione

Lavorare al tempo del Covid è stato ed è difficoltoso. Lavoratrici e lavoratori vivono sulla propria pelle la paura del contagio. Non si sentono al sicuro. Va meglio rispetto al periodo del lockdown, ma i timori restano. Anche e soprattutto per il futuro. È il quadro che viene fuori dal monitoraggio eseguito dalla Fisascat Cisl che ha invitato gli iscritti di Palermo e Trapani a compilare un questionario. Hanno risposto in 3.872, con un un’età media di 52 anni. Il 62% del campione è composto da donne. Il 38% da uomini. I settori interessati sono stati commercio, pulimento, vigilanza, ristorazione e mense, turismo, sale da gioco e servizi per la pubblica amministrazione.

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Il 72% ha risposto che è difficoltoso lavorare, nei mesi scorsi era molto difficoltoso per il 92% del campione intervistato. Lavoratrice e lavoratori si sentono ancora insicuri nel 40% circa dei casi. La maggioranza degli intervistati non si ritiene soddisfatto delle misure anti Covid adottate dal datore di lavoro. Addirittura il 61% considera insufficiente la dotazione dei dispositivi di sicurezza. Il 47% preferirebbe per il futuro l’alternanza fra lavoro in presenza e smart working. E sul futuro pesano come un macigno le incognite per la crisi economica che la pandemia ha prodotto. Il 51% degli intervistati è molto preoccupato o preoccupato. Fiducioso soltanto l’8,46%. E poi ci sono le conseguenze personali che ciascun lavoratore sta pagando.

La pandemia ha avuto un impatto negativo sul benessere psico-fisico nel 92% per cento degli intervistati. Ha pesato soprattutto la paura di portare il Covid dal luogo di lavoro alla famiglia. Dagli intervistati vengono anche dei suggerimenti costruttivi: creare hub per la vaccinazione nei luoghi di lavoro, assicurare la presenza di figure dedicate al contingentamento degli ingressi o apparecchiature elettroniche, eseguire tamponi periodici, aumentare il numero delle sanificazione.

«Non bisogna commettere l’errore di credere che tutto sia passato - spiega il segretario nazionale della Fisacat Davide Guarini -. Il sindacato continuerà ad essere un riferimento per tutti i lavoratori e le lavoratrici perché il sindacato ha il dover di ascoltare». Gli fa eco il segretario regionale Mimma Calabrò: «Abbiamo registrato l’entusiasmo dei lavoratori. Il nostro compito è stare in mezzo alla gente e lavorare in sinergia con le aziende in chiave costruttiva. Ci sono state delle disfunzione che hanno di fatto creato una differenza fra lavoratori di serie A e di serie B.».
 

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