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Catania, squallore e degrado dove meno te l'aspetti: in piazza Europa

Arginare il degrado urbano sarà compito di un lento processo di sensibilizzazione culturale, ma nell'immediato cosa si può fare?

Di Redazione

Piazza Europa é sicuramente uno dei poli attrattivi della città di Catania, per la vicinanza del mare, i condomini di lusso e la convergenza di strade dai negozi eleganti e rinomati locali di ristoro. É anche nodo nevralgico, per la viabilità urbana, per lo smistamento dei flussi di traffico che percorrono il lungomare, che dalla Piazza si diparte con i suoi oltre 2 Km. di pista ciclabile affiancata e passeggiata che, lungo il suo percorso, fino al porticciolo di Ognina offre spettacolari affacci sul mare dall'alto della nera scogliera basaltica costellata di macchie selvatiche dalla tipica vegetazione autoctona.
Chi ruota attorno Piazza Europa, in automobile, ne coglie l'aspetto tipologico di piazza-giardino, per il prato ben curato e i grandi alberi, abbellita da una vasca zampillante d'acqua e da una leggiadra marmorea figura femminile, opera dello scultore Messina.
L'area pedonale é meno visibile, mitigata com'è dietro cortine di vegetazione. É distribuita su due terrazze, a quote diverse, rispettivamente poste sulla copertura di un parcheggio sotterraneo e su quella del soprastante "Borgetto", nucleo seminterrato prevalentemente destinato a locali di ristoro. Sono le attrezzature insediate da un non proprio recente, discusso e a ragione ancora discutibile, intervento di trasformazione urbanistica a cui si deve la scomparsa della presidente piazza pedonale, rimpianta da chi se la ricorda per la sua visibilità e per il semplice e rassicurante impianto compositivo.
A questo punto si avverte il visitatore, di ciascuna delle due terrazze pedonali, a prepararsi alla sconcertante sorpresa che lo attende una volta valicate le cortine di vegetazione che ne nascondono la vista. Si troverà di fronte un inaspettato scenario di squallore e devastazione! Un contesto che ha subito un dissennato danneggiamento ad opera di vandali che vi hanno esercitato una cieca e abietta azione distruttiva, una folle rabbia che nulla ha risparmiato e di tutto ha fatto scempio.

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Sappiamo che questo attacco al decoro è ormai un fenomeno globale che investe tutte le realtà urbane. Arginarlo sarà compito di un lento processo di sensibilizzazione culturale, ma nell'immediato cosa si può fare? Partiamo dal ruolo che dovrebbero assumere soprattutto i così detti "acculturati". Il riferimento é ai Tecnici redattori di progetti di opere pubbliche e a quelli a cui é demandata la facoltà di approvarli. É necessario che la loro competenza sappia riconoscere le soluzioni compositive e le scelte dei materiali, costruttivi e di finitura, più idonee a rendere durevoli nel tempo le opere da consegnare alla fruizione pubblica.
É certo come il degrado e la rapida vetustà delle terrazze pedonali di Piazza Europa fosse, ahimè, prevedibile. I parapetti in cristallo (sic!), utilizzati a profusione per la protezione degli affacci al posto di più tradizionali ringhiere, come avrebbero potuto resistere alle effrazioni, che le hanno frantumate,

ne alle scritte e scarabocchi dei maniaci dello spray che, nulla a che fare con forme incomprese di street-art, diffondono orrido lerciume su tutte le superfici che si prestano.

E le piastrelle di rivestimento, di pavimenti e muretti di seduta, abbondantemente frantumate, come avrebbero dovuto resistere alle sollecitazioni, a cui sono state esposte, se hanno gli spessori improbabili di pochi millimetri, come i frammenti sparpagliati sul posto ahimè rilevano?

 

Sarebbe dunque ora che si smettesse di sfornare opere pubbliche programmate a ridursi in rovina così tanto velocemente per rientrare sempre nel novero delle cicliche candidate all'utilizzo di nuovi finanziamenti per il loro ripristino da correlare con le immancabili strombazzate mediatiche di attribuzione dei meriti.

Adriano Sicari

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