Lettera anonima lo accusava di aver messo la madre morta nel freezer. Docente di San Fratello assolto dopo 8 anni di processo
Professore imputato di maltrattamenti in famiglia e abbandono d'incapace per la calunnia anonima di un compaesano. Il processo incardinato nel 2016
“Non vorrei che la signora fosse deceduta e, come si vede in televisione, la tiene nel freezer per fottersi la pensione”. Era questo il “timore” espresso in una lettera-denuncia anonima giunta alla Polizia locale di
San Fratello (Messina) dal compaesano di un professore di 57 anni che - dopo otto
anni - è stato assolto con formula piena dalla giudice monocratica del Tribunale di
Patti.
Il docente – assistito dall'avvocato Massimiliano Fabio - era imputato dei reati di
maltrattamenti in famiglia e abbandono d'incapace, in questo caso l'anziana madre, e
il pm ne aveva chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Stando all'esposto anonimo indirizzato al comandante della polizia locale di San
Fratello nel 2015, l'anziana signora (morta a 82 anni il 4 aprile dello stesso anno) non
si vedeva più in giro da anni, non si vedeva nessuno che le portasse del cibo e non si
“carceriere”. Tanto era bastato all'anonimo compaesano per scrivere a mano la
lettera-esposto al comandante dei vigili urbani, puntare il dito contro il figlio e
ipotizzare l'ennesima truffa ai danni dell'Inps.
“In realtà – ha spiegato il difensore, Massimiliano Fabio - come è stato accertato nel
corso dell'istruttoria dibattimentale, il figlio non aveva mai smesso di occuparsi della
madre affetta da una grave artrite deformante, una circostanza confermata da tutte le
persone che si sono succedute sul banco dei testimoni (il responsabile della casa di
cura, il personale sanitario, la vicina di casa, l'ex badante), le quali hanno confermato
che “l'imputato è sempre stato un figlio premuroso”, a partire dal medico di famiglia
che ha riferito di aver trovato la donna sempre in condizioni dignitose”.
Ma in seguito all'esposto, i vigili urbani erano intervenuti imponendo al professore di
ricoverare la madre, sempre lucida e molto legata al figlio, in una casa di riposo di
San Fratello. Tra febbraio e marzo del 2015 era quindi arrivata nella struttura
accompagnata dai vigili urbani in condizioni igieniche e fisiche degradate con gli arti
irrigiditi, piaghe e impossibilitata a deambulare autonomamente.
Nella sentenza della giudice le cui motivazioni sono state depositate due giorni fa
si legge, fra l'altro, che “l'anziana era affetta da una grave forma di
artrosi deformante che l'aveva resa del tutto invalida. Dalle prove testimoniali assunte
è anche emerso che il figlio viveva insieme con lei e se ne prendeva cura,
provvedendo a farla visitare a domicilio dal medico, a somministrarle i farmaci e a
farle le medicazioni, provvedendo a fare la spesa, ad aiutarla a nutrirsi, atteso che la
donna – in ragione delle sue infermità fisiche – era sostanzialmente allettata”.
Il procedimento, incardinato nel novembre del 2016 ha subìto una serie di rinvii,
dovuti a dichiarazioni d'incompetenza del primo giudice, inutilizzabilità di verbali,
udienze slittate per il covid e, dopo altri tre cambi di giudicante, è giunto finalmente
alla conclusione con la sentenza d'assoluzione secondo la formula “perché il fatto non
sussiste”, adesso depositata dalla giudice monocratica Marialuisa Gullino del
Tribunale di Patti.