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Messina

Taormina si arrende al dissesto finanziario, tempi bui per la capitale del turismo siciliano

L'annuncio del sindaco Bolognari che ha spiegato perché il Comune rinuncia r rimodulare il Piano di riequilibrio per eviatre il fallimento

Di Mauro Romano

Sarà dissesto finanziario. Lo ha annunciato, ieri mattina, il sindaco Mario Bolognari, che dovrà dichiararlo ufficialmente entro 30-40 giorni. La capitale isolana del turismo, che per introiti è invidiata da tutta la Sicilia e non solo, si appresta dunque ad affrontare un momento difficile. Viene difficile pensare che Taormina debba affrontare questo passo ma l’andazzo, che sembra quasi un innalzamento della “bandiera bianca” su una questione che ha tenuto banco per lustri, era nell’aria da giorni. Ora il sindaco ha ufficializzato che Taormina non farà alcun ricorso alla recente sentenza della Corte dei Conti, che ha bocciato il Piano di riequilibrio decennale. Insomma, tante discussioni per nulla. «Non si tratta certo di un provvedimento catastrofico - ha detto Bolognari - ma bisognerà affrontarlo stringendo la cinghia».

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Sono quattro i punti considerati insormontabili a seguito di un procedimento del Consiglio comunale approvato nel febbraio del 2018 per il pagamento dei debiti pregressi. Lo scorso 25 maggio la Corte dei Conti di Palermo ha sentenziato, in 51 pagine, che il Piano di rientro non può essere approvato.

Il primo punto indica che mancano gli atti transattivi con le imprese che avanzano soldi dal Comune, la quantificazione del loro avere ed eventuale rateizzazione del debito. Il secondo punto riguarda il fatto che sono state scoperte, a seguito del debito presunto quantificato due anni fa, che ammonta a 18 milioni di euro, nuove passività. Ad esempio il debito relativo ai contenziosi va oltre i 2 milioni di euro finora stimati. Terzo motivo della bocciatura è che dei 18 milioni di debito, ben 11 milioni dovevano essere contratti con la Cassa depositi e prestiti, ma la Corte dei Conti sostiene che la dilazione non può essere ottenuta per spese correnti, visto che esiste un divieto costituzionale. Quarto motivo resta l’indebitamento del Comune nei confronti delle participate come Consorzio per la rete fognante e l’Asm.

Secondo Bolognari, dunque, non esistono i presupposti per rimodulare il Piano di riequilibrio. «Il dissesto - conclude Bolognari - è concepito, comunque, come risanamento dell’Ente che avrà delle conseguenze che per Taormina, vista la situazione attuale, saranno minime. Tutte le aliquote, a partire dall’Imu, saranno portate al massimo. A Taormina, però, sono già da molti anni al massimo e quindi non possono essere incrementate. Per quanto riguarda il personale, questo verrebbe messo in mobilità, qualora fosse in esubero. A Taormina, però, la mancanza di un numero adeguato di impiegati, anche nelle partecipate è noto. Interverrà una commissione che gestirà tutti i debiti e anche i crediti. Questo fino al termine dello scorso 31 dicembre, anche la questione relativa al lodo Impregilo, relativo al Piano parcheggi. Si dovrà presentare, poi, al ministero un progetto di Bilancio strutturalmente equilibrato per rientrare in gestione ordinaria».

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